![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 23 SETTEMBRE 2001 |
|
Lo studioso tedesco ha concluso il convegno filosofico di Trieste. L'intervento di Lobkowiz
Essere consapevoli delle radici (religiose e non solo) e dei valori della cultura europea ed occidentale per affrontare gli ostacoli del terzo millennio. Hanno chiuso i battenti con questo auspicio le Giornate internazionali del pensiero filosofico, organizzate a Trieste dalla Fondazione Liberal.
Dopo il confronto fra le tre grandi religioni del Mediterraneo, con le inevitabili considerazioni sul fondamentalismo e la premiazione dell'intellettuale francese André Glucksmann, l'ultima giornata è stata dedicata ad un esame approfondito dell'identità europea, e dell'influenza che il cristianesimo ha avuto sulla civiltà occidentale. Al tavolo dei relatori, accanto al presidente della Fondazione Liberal, Ferdinando Adornato, che ha concluso le giornate con un appello alla difesa dell'individualità umana e dei valori della socità occidentale, hanno preso posto Nikolaus Lobkowiz, direttore dell'istituto di Studi europei di Eichstätt, ed Ernst Nolte, storico molto discusso e docente della libera Università di Berlino. Entrambi, pur da ottiche differenti,hanno tracciato un percorso dettagliato della cultura europea, e del peso il cristianesimo ha avuto nei secoli.
Lobkowiz ha ricordato come le radici della cultura europea affondino non solo nel cristianesimo, ma anche nel pensiero romano e greco, giunto a noi proprio grazie alla chiesa, e nella tradizione ebraica, così come la tradizione cristiana abbia influenzato tutta l'area del Mediterraneo. Il direttore dell'istituto di Studi europei di Eichstätt, ha sottolineato come i canali di espansione del cristianesimo in Europa siano stati soprattutto politici: pur senza sminuire l'opera del missionari, la cristianizzazione fu dovuta soprattutto "alla volontà e alla superiorità culturale di Roma e di Bisanzio. La fede cristiana in questo modo si diffuse spesso anche in modo non conforme alla dottrina di Cristo". Lobkowiz, passando attraverso l'intolleranza religiosa del medioevo, e alla richiesta di tolleranza nata dall'illuminismo, è giunto fino ai nostri giorni: "Il problema dell'identità religiosa dell'Europa non sta nel fatto di non venir più considerata - ha detto -. Si è però disimparato a vedere nella chiesa ciò che vuole essere, vale a dire una comunità di persone che credono in Cristo e nei sacramenti. Si conservano le opere sacre, ma senza capirne il significato profondo; i genitori non sono più in grado di educare i figli al cristianesimo; c'è una sorta di rottura con il mondo degli avi".
"L'epoca attuale si può definire post- moderna, post-cristiana o post-ecclesiale - ha continuato Lobkowiz -. La chiesa, attualmente completamente liberata dal potere politico e sincera, viene però identificata con i suoi rappresentanti, che, come tutti gli uomini, sbagliano, e si tende a vederla coma un qualcosa che si oppone al progresso. La scienza, però, non fornisce princìpi etici, non indica come vivere nel modo giusto". Quali sono dunque i pericoli di una simile situazione? "L'Europa continua ad affondare le proprie radici nella cultura cristiana, ma c'è il rischio che, pur con una vita sempre migliore, l'uomo non sappia più perché sta al mondo".
L'analisi di Ernst Nolte è invece partita dalla definizione degli ambiti dell'identità europea: un'identità (vista spesso - secondo Nolte - come un qualcosa di negativo, che si oppone al progresso) che per l'intellettuale tedesco ha dovuto far fronte a numerosi attacchi: "La liberalizzazione sessuale che si oppone al controllo degli istinti, il femminismo che attacca la struttura patriarcale, fino ad arrivare, nei secoli scorsi, alle crociate, ai critici dell'imperialismo e del colonialismo, alle comunità afro-americane che chiedono risarcimenti per la tratta degli schiavi: tutte critiche che testimoniano comunque l'esistenza di una forte identità storica, che viene però concepita come negativa". Questa identità - secondo Nolte - è figlia delle "feconde tensioni" che hanno caratterizzato la storia europea (i contrasti fra ebrei e cristiani, fra trascendenza e materialismo).
Lo studioso ha poi ripercorso le fasi della riforma protestante, che consentì un confronto con il cattolicesimo, e la nascita di una filosofia e di una scienza autonoma, dell'illuminisimo, che integrò nell'identità europea anche il liberalismo, la rivoluzione francese, il socialismo, oltre allo stesso concetto di progresso. "L'Europa si è difesa, ma ha anche dovuto ammettere che fare autocritica è inevitabile" ha detto Nolte, aprendo una delicata pagina dedicata all'analisi dei regimi autoritari. Il professore tedesco ha evidenziato come il bolscevismo tendesse, per giungere alla pianificazione dell'economia, all'eliminazione dei capitalisti, della nobiltà, della chiesa e dei contadini proprietari: "Il bolscevismo, la più grande forma di sterminio di massa dopo la rivoluzione francese, causò la nascita di movimenti contro-bolscevichi in Europa, che però applicarono lo stesso metodo, e la stessa svalutazione dell'individualità".
Oggi secondo Ernst Nolte c'è un altro tipo di totalitarismo, quello del mercato, "che non ha né ucciso né internato nessuno, ma non ammette opposizioni, e ha tolto all'individuo la fiducia nel futuro: c'è dunque il bisogno di difendere l'individualità, sia personale, sia religiosa - ha concluso -, perché la sola scienza non può dire all'uomo come comportarsi".