![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 20 SETTEMBRE 2001 |
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Alle 22.35 del 29 luglio 1900 a Monza faceva caldo, trentacinque gradi, e faceva caldo pure un secolo più tardi, la sera del 28 giugno 2000, nella Basilica di Sant’Ambrogio. Fine delle analogie. Perché c’è poco o nulla ad accomunare l’assassinio di re Umberto I e il pacco bomba incendiario di "Solidarietà internazionale", l’anarchico Gaetano Bresci - quattro colpi per vendicare gli ottanta milanesi uccisi a cannonate due anni prima dal generale Bava Beccaris: tre proiettili raggiunsero il sovrano alla spalla, al polmone, al cuore - e gli "anarco-insurrezionalisti" appassionati di detonatori che a dicembre tentarono pure di far saltare una guglia del Duomo. Bresci è storia, i luoghi e la tradizione dell’anarchismo in città stanno altrove. Riviste come "Libertaria", diretta da Luciano Lanza, redazione in via Rovetta 27. La casa editrice Eleutheria. La libreria "Utopia" di via Moscova 52, "nel ’77 ristrutturammo un vecchio negozio di gastronomia e scoprimmo che a fine Ottocento era stato il caffè Aurora: il ritrovo dei sovversivi ai tempi di Bava Beccaris", raccontò la titolare Fausta Bizzozzero, "si vede che era destino". Il circolo "Ponte della Ghisolfa", ora in viale Monza 255, frequentato da Giuseppe Pinelli, l’anarchico che precipitò da una finestra della questura nella notte fra il 15 e il 16 dicembre, poche ore dopo che Pietro Valpreda, altro anarchico, venne ingiustamente arrestato per Piazza Fontana. "Milano è famosa in tutta Italia perché rappresenta per così dire l’aspetto culturale dell’anarchismo: riviste, case editrici, dibattiti culturali. Si comincia nella seconda metà degli anni Sessanta con una spaccatura nella federazione nazionale e la nascita dei Gruppi anarchici federati, dell’Editrice A coop. Nel ’71 s’inizia a pubblicare "A rivista anarchica". Cresce l’elaborazione teorica di respiro internazionale...". Pietro Adamo, storico dell’anarchismo, lavora e insegna al Dipartimento di Filosofia della Statale. Ha curato e introdotto un libro di Camillo Berneri, "Anarchia e società aperta" (M&B Publishing), dalla significativa assonanza popperiana (il filosofo liberale Karl Popper scrisse "La società aperta e i suoi nemici"). E gli insurrezionalisti? "È un altro polo dell’anarchismo italiano. Qui a Milano, semmai, può trovare appoggio nei centro sociali. ma è una realtà ulteriore e qui le cose si fanno più nebulose: c’è una zona grigia, molti si dichiarano anarchici e invece sono autonomi antagonisti che usano la parola "anarchia" come fosse una semplice etichetta di ribellione. Forse il più vicino all’anarchismo è il Torkiera, accanto al cimitero Maggiore. Ma in realtà i centri sociali sono più legati alla cultura antagonista dell’autonomia anni Settanta".
Maurizio Antonioli, docente di storia contemporanea alla Statale e studioso del fenomeno, almeno su questo è d’accordo: "L’anarchismo milanese ha un forte tradizione intellettuale: Giuseppe Monanni viene a Milano nel 1909 e fonda quella che sarà la "casa editrice sociale", la prima a pubblicare le opere di Nietzsche in Italia. Poi c’è il versante sindacale. Ma la violenza si riduce per lo più agli anni ’19 e ’20. La strage del Diana: davano "Mazurka blu" e un gruppetto di anarchici mise una bomba nel teatro perché pensava, sbagliando, ci fosse il questore. O Bruno Filippi che salta con la sua bomba al Biffi, in Galleria, dove c’era il circolo dei nobili. Del resto lo stesso Bresci non era legato a Milano: viene dagli Stati Uniti, paga di persona e viene suicidato in carcere". E ora? "L’anarchismo è ricresciuto negli anni Sessanta. Oltre all’aspetto più culturale, resta il settore legato alla Federazione anarchica, molto più radicata nel mondo sindacale, magari sotto differenti sigle. Quanto ai pacchi bomba, nessuno può impedire ad altri di definirsi in un certo modo. Ma questa gente, ammesso sia in buona fede, agli anarchici fa davvero un pessimo servizio".
Riassume Adamo: "L’anarchismo è essenzialmente l’elaborazione di una filosofia politica che rifiuta l’idea di gerarchia, l’associazione di carattere verticale e insiste per i rapporti egualitari. Per questo è avversa all’esperienza dello Stato moderno, non alle istituzioni in senso stretto ma alla forma che hanno assunto negli ultimi due secoli. Ma i bombaroli non hanno niente a che fare con tutto questo, e sono stati sconfitti dalla storia". Nell’ultimo numero di "Libertaria", tra gli altri, compaiono articoli di un linguista come Noam Chomsky, del filosofo Sebastiano Maffettone, del critico e scrittore Goffredo Fofi. Nella seconda di copertina c’è la pubblicità d’un disco dell’anarchico Fabrizio de Andrè, il poeta di Smisurata preghiera : "Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria,/ col suo marchio speciale di speciale disperazione,/ e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi,/ per consegnare alla morte una goccia di splendore, di umanità, di verità...".