![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 14 SETTEMBRE 2001 |
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Ieri mattina presto a Gerusalemme, mentre ero ancora sdraiato dopo una notte insonne, la televisione sintonizzata su Cnn e l'alba che si alzava sui luoghi santi, le mie orecchie hanno in qualche modo afferrato una frase del segretario americano per i trasporti, Norman Mineta, riguardanti le nuove precauzioni che saranno messe in atto negli aeroporti statunitensi sulla scia degli indescrivibili attacchi terroristici di martedì: "Non ci saranno più check in esterni agli aeroporti" ha detto. Mi sono immediatamente immaginato un gruppo di terroristi, qui, da qualche parte in Medio Oriente, mentre sorseggiano il caffè guardando Cnn e scoppiano a ridere in maniera isterica: "Ehi, capo, hai sentito che cosa hanno detto? Abbiamo appena fatto saltare in aria Wall Street e il Pentagono, e la loro risposta è: mai più check in esterni?"
Non vorrei criticare il Signor Mineta. Sta facendo quello che può. Non nutro alcun dubbio sul fatto che il team di Bush, quando avrà identificato chi ha commesso simili azioni, gliela farà pagare cara. Eppure c'è stato qualcosa di talmente assurdo, inutile e tipicamente Americano nel divieto del check in esterno agli aeroporti, che non ho potuto fare altro che chiedermi: ma il mio paese ha veramente compreso che questa è la Terza Guerra Mondiale? Che se questo attacco è stato la Pearl Harbor della Terza Guerra Mondiale, significa che avremo di fronte una lunga, lunga guerra?
Questa Terza Guerra Mondiale non ci contrappone ad un'altra superpotenza. Contrappone noi, l'unica superpotenza del mondo, il simbolo, la quintessenza dei valori liberali dell'Occidente e del libero mercato, a tutti gli uomini e le donne che, ovunque, nutrono una superpotente rabbia. Molta di questa gente superpotentemente adirata proviene da stati sull'orlo della decadenza nel terzo mondo e nel mondo arabo. Non condividono i nostri valori, sono arrabbiati per l'influenza che l'America ha nelle loro vite, nelle loro politiche, sui loro figli, per non parlare del nostro supporto ad Israele, e spesso incolpano l'America per l'incapacità delle loro civiltà a padroneggiare la modernità. Quello che li rende superpotenti, però, è la loro genialità nel sapere adoperare il mondo informatico, Internet e le sofisticatissime tecnologie che essi disprezzano per attaccarci. Pensateci: essi hanno trasformato i nostri più avanzati aerei per il trasporto civile in missili cruise, manovrati dall'uomo, guidati dalla precisione - una diabolica via di mezzo fra il loro fanatismo e la nostra tecnologia. La Jihad Online. E pensate a quello che hanno colpito: il World Trade Center - il faro del capitalismo americano che li attira e li respinge al tempo stesso, e il Pentagono, l'incarnazione stessa della superiorità militare americana.
Pensate ai luoghi che le bombe-umane Palestinesi hanno colpito maggiormente in Israele. "Non hanno mai colpito sinagoghe o insediamenti o zeloti religiosi israeliani," ha sottolineato Ari Shavit, giornalista dell'Haaretz. "Hanno colpito il negozio della pizza Sbarro, il centro commerciale Netanya, la discoteca Delphinarium. Hanno colpito l'Israele yuppie, non l'Israele yeshiva." E allora, che cosa occorre per combattere una guerra contro simile gente, in un simile mondo? Prima di tutto, noi in quanto Americani non saremo mai in grado di identificare gruppi così minuscoli, spesso stretti da vincoli famigliari, che vivono in posti come l'Afganistan, il Pakistan, o la selvaggia Valle della Bekaa in Libano. Gli unici che possono identificare questi gruppi che vivono nell'ombra e che si trasformano costantemente, gli unici che possono dissuaderli, sono le loro stesse società. Gli ufficiali israeliani potranno dirvi che l'unica volta che non hanno avuto alcuna difficoltà, che hanno avuto il pieno controllo della situazione sulle bombe-umane e sui gruppi radicali palestinesi, come Hamas e la Jihad Islamica, è stato quando Yasser Arafat e l'Autorità Palestinese li hanno ricercati, imprigionati o fermati.
Ecco allora la domanda: che cosa dobbiamo fare noi affinché le società che ospitano i gruppi terroristici agiscano efficacemente e veramente contro di loro? Prima di tutto dobbiamo dimostrare di essere seri e che abbiamo ben compreso che molti di questi terroristi odiano la nostra esistenza, non soltanto la nostra politica.
Le persone che hanno pianificato i bombardamenti di martedì hanno unito il male a livello internazionale con il genio a livello mondiale e hanno ottenuto un devastante risultato. A meno che non siamo pronti a mettere i nostri migliori cervelli al lavoro per combattere contro di loro - il progetto Manhattan Terza Guerra Mondiale - siamo nei guai. Perché mentre questa è stata probabilmente la prima e più importante battaglia della Terza Guerra Mondiale, potrebbe anche essere l'ultima nella quale siano state utilizzate soltanto armi convenzionali non nucleari.
Secondo punto: per troppi anni abbiamo continuato a permettere che andasse avanti il doppio gioco dei nostri alleati in Medio Oriente. Ora deve finire. Un paese come la Siria ora deve decidersi: a Damasco preferisce un'ambasciata degli Hezbollah o una degli Stati Uniti? Se preferisce l'ambasciata degli Stati Uniti, allora non può continuare ad ospitare una galleria di farabutti appartenenti a gruppi terroristici. Questo significa forse che gli Stati Uniti debbano ignorare i problemi dei Palestinesi e i problemi dell'economia musulmana? No. Molti, in quest'area della terra, desiderano ardentemente il meglio dell'America, e non possiamo dimenticare che noi siamo il loro unico raggio di speranza. Ma a proposito dei Palestinesi, gli Stati Uniti illustrarono al tavolo delle trattative di Camp David un progetto che avrebbe concesso a Yasser Arafat molto di quello per cui egli ora afferma di lottare. Forse il progetto americano non era appropriato per i Palestinesi, ma affermare che il terrorismo con i kamikaze sia una risposta giustificata ad esso è assolutamente rivoltante.
Terzo punto: abbiamo bisogno di instaurare un serio e rispettoso dialogo con il mondo arabo e con i suoi leader politici sul motivo per il quale molti dei loro popoli stanno facendo passi indietro. L'Egitto, dopo la guerra del 1967, ha vissuto un periodo di autocritica che ha dato vita ad una paese più forte. Perché nessun leader arabo tollera oggi un simile processo di autocritica? Dove sono i leader musulmani che insegnano ai loro figli ad opporsi agli Israeliani, ma non a uccidersi o a uccidere innocenti civili? La vita è sacra, per quanto brutta possa essere. L'Islam, una grande religione che non ha mai perpetrato nei confronti degli Ebrei l'Olocausto di cui invece si è macchiata l'Europa, è sicuramente travisato quando è trattato alla stregua di un libro di istruzioni per addestrare i suicidi-bomba. Come mai nemmeno un solo leader Musulmano lo ha detto?
Queste sono alcune delle domande che dovremo porre mentre combatteremo la Terza Guerra Mondiale. Sarà una guerra lunga, contro un nemico intelligente e motivato. Quando ho fatto notare ad un ufficiale dell'esercito israeliano quale straordinaria impresa tecnologica debba essere stata per i terroristi dirottare gli aeroplani e poi dirigerli contro i punti maggiormente vulnerabili di ogni edificio, egli mi ha deriso. "Non è poi così difficile imparare a guidare un aereo quando si è già in volo," mi ha detto. "E ricordati che non hanno mai dovuto imparare come si fa ad atterrare."
Già, non hanno dovuto. Dovevano soltanto portare distruzione. Ma noi, al contrario, dobbiamo combattere con modalità che siano efficaci ma non distruggano la stessa libera società che stiamo cercando di proteggere. Dobbiamo combattere duro e atterrare senza danni. Dobbiamo combattere i terroristi come se non esistessero regole, e proteggere le nostre libere società come se non ci fossero terroristi. Non sarà facile.