RASSEGNA STAMPA

12 SETTEMBRE 2001
STEFANO SILVESTRI
Peggio di Pearl Harbor

E' uno scenario di guerra. Per gli americani', questa serie terribile di attacchi terroristici ha un solo vero precedente, Pearl Harbor. Certo, in quell'occasione, il nemico era chiaramente individuato e così anche le ragioni dell'attacco: la distruzione preventiva della potenza navale americana nel Pacifico. Questa volta la potenza militare americana è rimasta intatta, il nemico si nasconde nell'ombra e le ragioni di tante morti e distruzioni rimangono inspiegate. Ma la preparazione tecnica, la sorpresa e soprattutto l'umiliazione e il terrore cui sono stati sottoposti gli Stati Uniti sono molto simili.

Siamo di fronte a un nuovo tipo di guerra, non dichiarata, ma in un certo senso neanche guerreggiata? Una sorta di guerra postmoderna condotta contro obiettivi civili (lo stesso Pentagono è unicamente un ministero, non una struttura operativa di comando militare), utilizzando strumenti anch'essi civili e "innocenti", come gli aerei di linea delle grandi compagnie. Una guerra di inaudita crudeltà, che viene condotta a spregio e in aperta violazione di tutte le regole legali e umanitarie su cui, almeno a parole, tutti gli Stati sono oggi concordi.

Un evento di questa portata non può non avere gravi conseguenze sul sistema internazionale. Gli Stati Uniti sono stati ingannati e feriti: dovranno dunque reagire. Le misure preventive e i servizi di informazione sono stati raggirati e sconfitti: dovranno quindi rivedere le loro priorità e rafforzare le loro capacità. Soprattutto, gli Stati Uniti, che sembravano progressivamente assumere un atteggiamento più distaccato, quasi disinteressato, rispetto alle numerose aree e focolai di crisi, subiscono un brusco risveglio e scoprono che il loro coinvolgimento, oltre che necessario, è divenuto inevitabile.

Non sarà certo un sistema difensivo antimissile che li proteggerà da nuovi attacchi di questa natura, ma solo una migliore conoscenza e un maggiore controllo dei loro potenziali nemici: quindi, un maggiore coinvolgimento internazionale.

Questa serie di attacchi terroristici è difficile da spiegare logicamente. E' quasi impossibile immaginare un governo tanto folle da voler sfidare gli Stati Uniti in questa maniera, ma è anche difficile individuare un'organizzazione terroristica isolata che riesca a condurre in porto una serie coordinata e contemporanea di attacchi terroristici di questa portata e complessità.

Il tempo, il personale specializzato, i fondi necessari, l'organizzazione logistica, informativa e operativa che simili azioni sembrano implicare fanno pensare piuttosto a una struttura militare di notevole complessità ed efficacia. Anche per questo è difficile pensare che gli autori e mandanti di questi attentati riescano a restare del tutto ignoti ancora a lungo.

Tutto ciò però ci dice che questi attentati fanno scoccare una sorta di ora della verità per l'Europa e per la Nato, e in genere per tutti i Paesi che hanno rapporti di alleanza o di amicizia con gli Stati Uniti. A tutti costoro, oggi, gli Usa non chiederanno solo parole di cordoglio e di solidarietà umana, ma piuttosto atti concreti di cooperazione: chiederanno il pagamento della solidarietà e della protezione che per anni hanno garantito contro altri nemici e altre minacce.

In questo nuovo tipo di guerra non contano più tanto le grandi capacità tecnologiche e la superpotenza militare delle Forze Armate americane. Sono ancora più necessarie le informazioni e soprattutto un'attiva rete di solidarietà, cooperazione diplomatica e politica, oltre che militare, a livello globale, per isolare e sconfiggere i fautori della destabilizzazione e del disordine.

Si delinea la necessità di approfondite consultazioni politiche tra gli alleati, per definire linee politico-diplomatiche e operative coerenti e unitarie, che non offrano ai terroristi il successo, in cui forse sperano, di una divisione del mondo tra paesi impauriti e litigiosi, incapaci di reagire insieme a simili attentati contro l'umanità. E' un passaggio delicato, ma assolutamente necessario. Oggi gli Usa hanno sopportato da soli uno dei più tremendi e crudeli attacchi della loro storia. Anche per questo, da domani, è necessario che essi non si sentano né restino soli a doverne affrontare le conseguenze e a organizzare e condurre la controffensiva. Sarebbe impensabile, ma se avvenisse che gli alleati non riuscissero a ritrovare il senso della loro solidarietà, tutto il sistema internazionale dovrebbe pagare il prezzo di una frattura probabilmente insanabile e dalle conseguenze forse ancora più terribili.
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