![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 12 SETTEMBRE 2001 |
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E' uno scenario di guerra. Per gli americani', questa serie terribile di attacchi terroristici ha un solo vero precedente, Pearl Harbor. Certo, in quell'occasione, il nemico era chiaramente individuato e così anche le ragioni dell'attacco: la distruzione preventiva della potenza navale americana nel Pacifico. Questa volta la potenza militare americana è rimasta intatta, il nemico si nasconde nell'ombra e le ragioni di tante morti e distruzioni rimangono inspiegate. Ma la preparazione tecnica, la sorpresa e soprattutto l'umiliazione e il terrore cui sono stati sottoposti gli Stati Uniti sono molto simili.
Siamo di fronte a un nuovo tipo di guerra, non dichiarata, ma in un certo senso neanche guerreggiata? Una sorta di guerra postmoderna condotta contro obiettivi civili (lo stesso Pentagono è unicamente un ministero, non una struttura operativa di comando militare), utilizzando strumenti anch'essi civili e "innocenti", come gli aerei di linea delle grandi compagnie. Una guerra di inaudita crudeltà, che viene condotta a spregio e in aperta violazione di tutte le regole legali e umanitarie su cui, almeno a parole, tutti gli Stati sono oggi concordi.
Un evento di questa portata non può non avere gravi conseguenze sul sistema internazionale. Gli Stati Uniti sono stati ingannati e feriti: dovranno dunque reagire. Le misure preventive e i servizi di informazione sono stati raggirati e sconfitti: dovranno quindi rivedere le loro priorità e rafforzare le loro capacità. Soprattutto, gli Stati Uniti, che sembravano progressivamente assumere un atteggiamento più distaccato, quasi disinteressato, rispetto alle numerose aree e focolai di crisi, subiscono un brusco risveglio e scoprono che il loro coinvolgimento, oltre che necessario, è divenuto inevitabile.
Non sarà certo un sistema difensivo antimissile che li proteggerà da nuovi attacchi di questa natura, ma solo una migliore conoscenza e un maggiore controllo dei loro potenziali nemici: quindi, un maggiore coinvolgimento internazionale.
Questa serie di attacchi terroristici è difficile da spiegare logicamente. E' quasi impossibile immaginare un governo tanto folle da voler sfidare gli Stati Uniti in questa maniera, ma è anche difficile individuare un'organizzazione terroristica isolata che riesca a condurre in porto una serie coordinata e contemporanea di attacchi terroristici di questa portata e complessità.
Il tempo, il personale specializzato, i fondi necessari, l'organizzazione logistica, informativa e operativa che simili azioni sembrano implicare fanno pensare piuttosto a una struttura militare di notevole complessità ed efficacia. Anche per questo è difficile pensare che gli autori e mandanti di questi attentati riescano a restare del tutto ignoti ancora a lungo.
Tutto ciò però ci dice che questi attentati fanno scoccare una sorta di ora della verità per l'Europa e per la Nato, e in genere per tutti i Paesi che hanno rapporti di alleanza o di amicizia con gli Stati Uniti. A tutti costoro, oggi, gli Usa non chiederanno solo parole di cordoglio e di solidarietà umana, ma piuttosto atti concreti di cooperazione: chiederanno il pagamento della solidarietà e della protezione che per anni hanno garantito contro altri nemici e altre minacce.
In questo nuovo tipo di guerra non contano più tanto le grandi capacità tecnologiche e la superpotenza militare delle Forze Armate americane. Sono ancora più necessarie le informazioni e soprattutto un'attiva rete di solidarietà, cooperazione diplomatica e politica, oltre che militare, a livello globale, per isolare e sconfiggere i fautori della destabilizzazione e del disordine.
Si delinea la necessità di approfondite consultazioni politiche tra gli alleati, per definire linee politico-diplomatiche e operative coerenti e unitarie, che non offrano ai terroristi il successo, in cui forse sperano, di una divisione del mondo tra paesi impauriti e litigiosi, incapaci di reagire insieme a simili attentati contro l'umanità. E' un passaggio delicato, ma assolutamente necessario. Oggi gli Usa hanno sopportato da soli uno dei più tremendi e crudeli attacchi della loro storia. Anche per questo, da domani, è necessario che essi non si sentano né restino soli a doverne affrontare le conseguenze e a organizzare e condurre la controffensiva. Sarebbe impensabile, ma se avvenisse che gli alleati non riuscissero a ritrovare il senso della loro solidarietà, tutto il sistema internazionale dovrebbe pagare il prezzo di una frattura probabilmente insanabile e dalle conseguenze forse ancora più terribili.