![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 9 SETTEMBRE 2001 |
|
|
Gianni Manzone, "Il mercato. Teorie economiche e dottrina sociale della Chiesa". Queriniana, Brescia 2001, pagg. 522, L. 58.000. |
Quando si parla di mercato e di libertà economica nel mondo cattolico scatta l'allerta, quasi si toccasse un argomento "diabolico" per la presenza dei soldi, degli affari e dei profitti. E, inevitabilmente, si denuncia che c'è chi guadagna e c'è chi perde, chi vive nella ricchezza e chi muore di fame.
La globalizzazione enfatizza tutte queste dinamiche, rischiando di creare nuova confusione con reazioni emotive irrilevanti alla comprensione dei problemi sociali che esistono e che acquisiscono aspetti sempre nuovi. Molte forme di contestazione verificatesi prima, durante e dopo Genova e tanti discorsi di parte cattolica ascoltati dopo il G-8 hanno denunciato un'elevata percentuale di ingenuità. Se c'è un attore sociale con le carte in regola per parlare di globalizzazione e di condizioni di vita poste dai grandi movimenti di capitali e di merci è proprio la chiesa, presente là dove manca lo sviluppo e nelle capitali finanziarie più avanzate. I giudizi sui grandi cambiamenti non mancano dai pronunciamenti ufficiali, alle encicliche che parlano di libertà di mercato, di impresa, di capitalismo. Altrettanto chiare sono state le critiche espresse a più riprese. Tutto questo sta diventando seppure lentamente, pensiero economico che aggiorna e perfeziona la dottrina sociale della Chiesa.
Il ritardo o la prudenza cattolica risentono di un trascuratezza del ruolo economico nelle trasformazione delle società. Fino a tutto l'Ottocento aveva prevalso la preoccupazione politica e per la libertà di azione e di culto. Se la Rerum novarum di Leone XIII avvia il pensiero economico, l'attenzione resta più rivolta alle condizioni di vita che alle forme di produzione. E per gran parte del Novecento liberalismo e liberismo continueranno a non convincere del tutto le autorità ecclesiastiche. L'esaltazione dell'individuo e la sua indipendenza di fronte a qualsiasi legame comunitario non piacciono.
"La cultura di ispirazione cristiana - scrive Gianni Manzone, teologo e docente alla Sda Bocconi, nonché membro dell'Osservatorio Finanza etica - ha sempre avuto difficoltà a inquadrare i fenomeni in una visione di insieme delle grandi trasformazioni, conservando spesso una visione preindustriale. Essa stenta a percepire il compito cruciale di determinare il significato di "economa" e il senso della sua relativa autonomia".
Qualcosa sta, però, cambiando. Se ancora sopravvivono perplessità o certo passatismo, il mercato e il suo volto globale hanno assunto un posto prioritario nella nuova Dottrina sociale. Dato per acquisito anche come strumento positivo che veicola la libertà dei singoli e delle comunità, la riflessione si concentra sugli aspetti che potrebbero erigerlo a criterio totalizzante di scelta. Se il profitto non viene più demonizzato resta l'indicazione a coniugarlo con la domanda di giustizia. Un elemento acquista un ruolo fondamentale: l'identità cristiana, chiara e forte, che, consenta di dialogare meglio con il mercato. Senza di essa diventa impensabile credere di correggere le storture o influenzare i meccanismi distributivi. E in assenza di essa non si realizza neppure la "libertà umana integrale" di cui parla il Papa. Il volume di Manzone mette in luce questi punti cruciali dopo una approfondita disamina degli aspetti storici, teorici, economici e etici del fenomeno mercato confrontando le moderne teorie con l'insegnamento della Chiesa.