![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 7 SETTEMBRE 2001 |
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Dieci anni fa moriva uno dei maggiori filosofi cattolici del Novecento
Diede un'impronta religiosa all'esistenzialismo. A ottobre un grande convegno a Torino
Sarà per i genitori entrambi valdostani, cresciuti in faccia al versante sud-est del Monte Bianco. Oppure per la sua nascita e infanzia a Piasco, in val Varaita, al riparo del Monviso. Di fatto il pensiero di Luigi Pareyson, nato nel paese occitano il 4 febbraio del 1918 e di cui ricorre domani, 8 settembre, il decennale della morte, ha delle elevatezze alpine sia le abissalità vertiginose, la rarefazione all'essenziale, la durezza degli elementi, sia la nettezza dei significati e la lucente variegatezza dei colori.
Da giovane fra i maggiori filosofi esistenzialisti in Italia, prima di Nicola Abbagnano, Enrico Castelli ed Enzo Paci, con opere quali Jaspers e la filosofia dell'esistenza (1939), Studi sull'esistenzialismo (1943) ed Esistenza e persona (1950), Pareyson si attestò come uno dei maggiori studiosi dell'idealismo e del romanticismo tedesco a livello internazionale, nonché come il rinnovatore dell'estetica dopo Croce, in particolare con Estetica: teoria della formatività (1954).
Tuttavia è a livello teoretico, approfondendo l'esistenzialismo personalistico giovanile in una filosofia dell'interpretazione prima e in una ontologia della libertà originaria ed ermeneutica dell'esperienza religiosa cristiana poi, che a dieci anni dalla sua scomparsa si può dire risieda l'incandescente nucleo filosofico di Pareyson, che darà ancora molto da pensare in futuro e che lo attesta come il maggior filosofo cattolico italiano del XX secolo, per profondità di pensiero da collocare accanto forse solamente a Giovanni Gentile e Carlo Michelstaedter. Non stupisce il successo editoriale dei primi volumi usciti presso Mursia delle Opere complete, né che al convegno per il decennale dalla scomparsa intitolato "Essere e libertà", organizzato all'Università di Torino dal "Centro studi filosofico-religiosi Luigi Pareyson" dall'11 al 13 ottobre prossimi, partecipino filosofi e teologi impegnati teoreticamente come Francesco Botturi, Pierre Buhler, Massimo Cacciari, Giuseppe Cantillo, Bernhard Casper, Piero Coda, Jean-François Courtine, Pietro De Vitiis, Michel Henry, Giovanni Moretto, Jean-Luc Nancy, Mario Ruggenini.
L'originario esistenzialismo di Pareyson si basa su di una concezione cristiana dell'esistenza intesa come persona e della persona compresa nella sua apertura alla trascendenza dell'essere. Il suo impegno in tale direzione è leggibile sia nelle opere citate, sia nella partecipazione attiva fin dalla fondazione al "Centro di studi filosofici cristiani" di Gallarate, di cui dal 1947 divenne membro del comitato direttivo. Sia nei lavori di estetica, sia in Verità e interpretazione (1971) Pareyson formula una ontologia dell'inesauribile, che intende la verità come unica, trascendente, inoggettivabile, ma anche rivelantesi, incarnabile, vivibile nella molteplicità delle sue autentiche interpretazioni possibili. Come l'esistenzialismo di Pareyson non conduce all'ateismo o comunque al finitismo, ma esprime pienamente un personalismo cristiano non meramente spiritualista, così la sua filosofia dell'interpretazione, ben lungi dal declinarsi in decostruzionismi nichilisti o semiologie infinite, rivela il senso cattolico della verità, cioè la sua incarnazione e personale e libera interpretazione nella permanenza continua della trascendenza inesauribile di essa. L'estrema elaborazione sistematica del pensiero di Pareyson, l'ontologia della libertà - formulata in opere quali Dostoevskij (1993), Ontologia della libertà (1995) e Essere libertà ambiguità (1998) - anch'essa non si limita ad una rigida concezione dell'essere, magari contemplante in sé una collocazione alla libertà umana. Per formulare la propria ontologia della libertà originaria Pareyson non si limita alla riflessione astrattamente filosofica, ma apre la filosofia ad una ermeneutica filosofica dell'esperienza religiosa cristiana, per rendere universalmente comprensibili le verità, le esperienze, i contenuti della fede cristiana: la realtà del peccato, della sofferenza e del male, la verità eterna di Dio come bene, positività e libertà originaria irrevocabile, l'apertura redentiva di Gesù Cristo attraverso la sofferenza e l'assunzione in sé del negativo.