RASSEGNA STAMPA

6 SETTEMBRE 2001
ROBERTO SUOZZI
I guaritori ispirano la scienza

Dall'esperienza dei guaritori del Sud Africa, ma anche di altri, si rinvigorisce l'esperienza della medicina ufficiale per la ricerca e lo studio di nuove piante medicinali utilizzabili nel trattamento di numerose patologie, tra queste l'ipertensione. I lavori scientifici di ricerca e verifica dell'uso di piante medicinali, o di sostanze estratte da esse, si incentrano sulla capacità di queste di agire inibendo l'enzima di conversione denominato ACE. Com'è noto, uno dei più importanti fattori che regolano la nostra pressione arteriosa è il sistema reninaangiotensinaaldosterone che può essere implicato nell'ipertensione secondaria ma anche in quella essenziale, o primitiva, a causa sconosciuta. Le angiotensine sono delle sostanze in grado di aumentare la pressione arteriosa, in particolare è molto potente l'angiotensina II.

Uno degli obiettivi della terapia farmacologica dell'ipertensione è quello di inibire quegli enzimi che hanno il ruolo di trasformare l'angiotensina I (a scarsa attività) in angiotensina II, inibendo quell'enzima di conversione denominato appunto ACE. Mansoa hirsuta, Ouratea semiserrata, Cuphea cartagenesis sono altre piante, tipiche del Brasile, che attualmente vengono studiate per la loro attività antipertensiva e per la loro capacità, valutata sperimentalmente, di inibire l'enzima di Convertasi (ACE). Interessante lo studio, condotto da alcuni ricercatori iraniani della Isfaban University of Medical Science, sulle capacità di diminuire la pressione arteriosa e i lipidi presenti nel sangue dell'Achillea Wilhelmsii, una pianta medicinale ricca in flavonoidi e lattoni sesquiterpenici, ben conosciuta in Iran.

Lo studio clinico (in doppio cieco con gruppo di controllo) mirava a verificare la capacità antipertensiva e ipolipemizzante dell'Achillea Wilhelmsii su 120 persone tra uomini e donne, età tre i 40 e i 60 anni, distinti in due differenti gruppi, uno affetto da moderata iperlipemia, l'altro da ipertensione primaria. Entrambi i gruppi furono trattati con estratto idroalcolico, o con placebo, al dosaggio di 1520 gocce per due volte al dì e per di più di sei mesi, controllando periodicamente i livelli di colesterolo totale, colesterolo HDL e colesterolo LDL e, ovviamente, la pressione arteriosa. I risultati mostrano che l'Achillea Wilhelmsii era in grado di ridurre significativamente non solo il colesterolo totale ma anche quello "cattivo", l'LDL, e un aumento del colesterolo buono (HDL). Per quanto riguarda, invece, la pressione, anche in questo caso la diminuzione era significativa, non solo per la minima (diastolica), ma anche per la massima (sistolica). Ancora ricercatori iraniani (Università delle Scienze Mediche di EveenTheran) hanno confermato, in uno studio clinico, le capacità antipertensive dell'infuso di karkadè (Hibiscus sabdariffa) di cui si adoperano il calice del fiore, anch'esso in grado di diminuire pressione sistolica e diastolica. Il karkadè, con cui si prepara un piacevole infuso versando acqua calda sui petali secchi (12 grammi per 350 cc d'acqua e 10 minuti di infusione) se utilizzato sotto controllo medico può risultare un prezioso aiuto nel controllo dell'ipertensione essenziale.
inizio pagina
vedi anche
Cultura-Impresa scientifica