RASSEGNA STAMPA

25 AGOSTO 2001
PIETRO PAGLIANO
Nietzsche giovane che classico

A 101 anni dalla morte viene completato il dossier sui primi scritti del filosofo

Scritti giovanili 1856-1864 di Friedrich Nietzsche (a cura di Mario Carpitella), Adelphi, pagine 576, lire 100.000

Scritti giovanili 1865-1869 di Friedrich Nietzshe (a cura di Giuliano Campioni e Mario Capitella), Adelphi pagine 782, lire 140.000.

Verso mezzogiorno di sabato 25 agosto del 1900 si spegneva, stroncato da un attacco di polmonite, Friedrich Wilhelm Nietzsche, nella villa che la sorella Elisabeth aveva fatto costruire per lui a Weimar. Aveva solo 56 anni, gli ultimi undici segnati dalla follia che si era manifestata a Torino nel gennaio del 1889. Prima di sprofondare negli afasici meandri della malattia mentale aveva lasciato un'impressionante galassia di scritti che hanno illuminato l'orizzonte culturale del Novecento e che continuano a essere una sfida anche per il pensiero del futuro. Ma prima che i suoi libri gettassero lo scompiglio nel mondo accademico e lui diventasse il filosofo più dirompente e discusso, l'autore di Così parlò Zarathustra era stato un giovane studente, un diligente allievo della scuola di Pforta e poi dell'università di Bonn, ed è proprio a quegli anni giovanili che risalgono alcune delle esperienze fondamentali, studi, letture, incontri, amicizie, primi saggi su quegli anni disponiamo ora di un dossier molto ricco, grazie all'operazione filologica avviata da Giorgio Colli e Mazzino Montinari, operazione che si va completando con la pubblicazione degli Scritti giovanili (primo volume delle Opere di Nietzsche, in due tomi, dedicati rispettivamente agli anni 1856-64 e 1865-69, a cura di Giuliano Campioni e Mario Carpitella). Questi scritti, integrati con il vasto epistolario, costituiscono in qualche modo il laboratorio intellettuale di quella che si presenta come la personalità più complessa e più difficile da interpretare di tutta la storia della filosofia. Una personalità che si va costruendo, fin dall'adolescenza, attraverso un continuo, quasi assillante, esercizio di autoriflessione che porterà infine alla sintesi dell'Ecce Homo. Già verso i dodici anni Nietzsche comincia ad assecondare il suo "impulso autobiografico", a esaminare i suoi "stati d'animo". Dal 1856 al 1863, sono una decina i tentativi di autobiografia, oltre a pagine di diario, riflessioni, scritti occasionali che rendono conto di viaggi, incontri, letture... L'attrazione che Nietzsche quindicenne provava verso quanto lo aiutasse nell'analisi di sé stesso viene, ad esempio, dichiarata quando legge il romanzo di Laurence Sterne: "Ho ricevuto il mio Thritram Shandy. Sto leggendo e rileggendo il primo volume. ( ) Annoto tutti i pensieri che mi colpiscono. Non ho mai incontrato una così poliedrica cultura scientifica, una simile minuta dissezione del cuore umano." Il giovane Nietzsche è un lettore "lento" ma instancabile. Oltre agli autori più importanti dell'antichità greca e latina, nelle lettere e negli appunti giovanili compaiono Cervantes, Shakespeare, Emerson (i cui Saggi continuerà a leggere e rileggere per tutto il corso della vita), Byron, Schiller, Goethe, Hoelderlin (il poeta preferito, il modello anche per l'esperienza poetica di Nietzsche), Novalis, Feuerbach. E altrettanto decisiva dovette essere l'esperienza estetica della musica, di Bach, Haendel, Mozart, Beethoven, Schubert, Mendelssohn, e, primo fra tutti, di Richard Wagner: "Tutto considerato, non avrei mai potuto sopportare la mia giovinezza senza la musica di Wagner; ero infatti condannato ai tedeschi. Quando ci si vuol liberare di una pressione intollerabile, ci vuole l'hascish. Per me ci voleva Wagner. Wagner è l'antidoto par excellence a tutto ciò che è tedesco. Ancora oggi cerco un'opera che eguagli il fascino pericoloso, la terribile e dolce immensità del Tristano; la cerco in tutte le arti, ma inutilmente", scriverà facendo il bilancio della sua vita. Dalla riflessione su quell'esperienza musicale verrà appunto la sua prima opera sconvolgente, La nascita della tragedia dallo spirito della musica; e quando parlerà del suo libro "per tutti e per nessuno", lo farà con una famosa metafora musicale: "Forse tutto lo Zarathustra può venire classificato come musica"...

Come è ben noto, prima di dedicarsi totalmente alla filosofia, il giovane Nietzsche aveva seguito con passione ed entusiasmo la vocazione filologica. Già nella dura disciplina della scuola di Pforta si era forgiato al piacere dello sforzo, della concentrazione, impadronendosi di un metodo di lavoro che applicherà nella sua fulminea carriera di filologo e poi nel grande scavo archeologico alle origini del pensiero occidentale. Sotto la guida di un maestro d'eccezione, Friedrich Ritschl, che Nietzsche aveva seguito a Lipsia dove si era trasferito lasciando l'università di Bonn, approderà al suo esordio nella comunità scientifica. La persona di Ritschl, scrive Mazzino Montinari, ha avuto nella vita di Nietzsche un'influenza che può essere paragonata soltanto a quella della persona di Wagner. E proprio il secondo tomo di questi Scritti giovanili, oltre ai lamenti autobiografici e agli appunti che testimoniano la molteplicità di interessi culturali del giovane studente, contiene tutti gli scritti filologici che nel 1869 consentono a Nietzsche, non ancora laureato ma in forza della "raccomandazione" di Ritschl, di diventare professore di lingua e letteratura greca presso l'università di Basilea.

L'incontro fondamentale per quella che sarà poi la "passione della conoscenza" nella vita di Nietzsche sembra essere tuttavia quello con Schopenhauer. Nietzsche parlerà in seguito di altri due autori come di scoperte decisive, Stendhal e Dostoevskij, ma non vi è dubbio che la lettura del capolavoro di Schopenhauer, nell'inverno 1865-66, sia stato l'avvenimento intellettuale più carico di conseguenze. "Ogni riga - così descrive Nietzsche la forte impressione di quella prima lettura de Il mondo come volontà e rappresentazione - proclamava la rinuncia, la negazione, la rassegnazione; in quello specchio vedevo riflessi in terrificante grandiosità il mondo, la vita e il mio proprio animo. Da quelle pagine mi fissava l'occhio solare e disinteressato dell'arte, qui io scorgevo il morbo e la guarigione, l'esilio e il rifugio, l'inferno e il paradiso. Il bisogno dì conoscermi, anzi di dilaniarmi, mi prese con violenza". La filosofia di Schopenhauer diventa una bussola anche per il giovane che, incoraggiato da Ritschl, ha scelto il lavoro filologico. Tra l'inverno 1866 e l'estate 1867, Nìetzsche lavora con grande assiduità, dedicandosi a temi impegnativi: i lamenti di Teognide, le fonti biografiche di Suida, le fonti delle Vite dei filosofi di Diogene Laerzio, mentre comincia a farsi prepotentemente strada la passione filosofica. Tra l'autunno del 1867 e la primavera del 1868 si registrano così appunti su Democrito (il sapiente contemporaneo di Socrate censurato da Platone e dal cristianesimo, "il padre di tutte le tendenze illuministiche e razionalistiche", "l'unico filosofo ancora vivo") e su Kant (dove Nietzsche individua con acutezza le aporie insite nel concetto di finalismo).

Il volume dedicato agli scritti giovanili arriva al maggio del 1869 e si chiude con la prolusione tenuta a Basilea su "Omero e la filologia classica", dove quasi sintomaticamente l'apertura del proprio orizzonte filosofico viene evocata nelle battute finali con una citazione di Seneca: philosophia facta est quae philologia fuit, glossata da Nietzsche con parole che, paradossalmente, non stonerebbero in bocca a un Hegel: "Con ciò si vuol dire che ogni attività filologica dev'essere racchiusa e circondata da una concezione filosofica del mondo, in cui ogni elemento singolo e isolato si volatilizza come qualcosa di riprovevole, finché rimane solo il tutto, quel che è unitario".

Certo, il percorso intellettuale di Nietzsche si allontanerà presto dalle "talpe della filologia" e anche da Wagner e da Schopenhauer, ai quali non verranno risparmiate, per amore della verità, le critiche più dure, ma quel "superamento" sarà per così dire "conservato", perché il filosofo di Dioniso e di Zarathustra non dimenticherà mai il suo debito di riconoscenza verso quegli uomini che gli avevano aperto la strada del grande pensiero.
inizio pagina
vedi anche
analisi e commenti