![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 19 AGOSTO 2001 |
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Brian F. McGuinness, "Raffigurazione e forma nel Tractatus di Wittgenstein", traduzione italiana di Alberto Gianquinto, Edizioni Cadmo, Firenze 2001, pagg. 94, L. 10.000. |
Raffigurazione e forma nel Tractatus di Wittgenstein è un prezioso strumento per la comprensione di alcuni dei temi più sofisticati della prima opera wittgensteiniana e del loro reciproco intreccio (linguaggio, logica, etica, valori religiosi ed esistenziali). Il volume di Brian McGuinness, professore al Queen's College di Oxford, tra i più noti e autorevoli studiosi del filosofo austriaco, rievoca e si inserisce in quell'irripetibile stagione di studi e di ricerche di cui Oxford fu la protagonista tra gli anni Cinquanta e gli anni Sessanta sotto l'impulso rigeneratore della filosofia che proveniva dalla penetrazione della logica di Cambridge e dell'epistemologia del Circolo di Vienna e che doveva portare con il cambio generazionale dopo la Seconda guerra mondiale alla sconfitta dell'idealismo, a un lavoro filosofico rigoroso centrato sull'analisi del linguaggio e sulla ricerca logica. In quegli anni Oxford, uno stage nella quale doveva diventare parte del cursus honorum per i filosofi americani, offriva le migliori opportunità per lo studio del Tractatus logico-philosophicus. Gilbert Ryle svolse sull'opera di Wittgenstein un corso per i dottorandi, divenuto famoso, che egli impiegò come una vera e propria introduzione allo studio della filosofia. McGuinness ricorda come piccoli gruppi di giovani studiosi, tra i quali David Pears, Mary Warnock, Marcus Dick, Elizabeth Anscombe e altri si incontravano per leggere e commentare insieme il Tractatus. Qualcosa del genere era accaduto a Vienna circa vent'anni prima a opera di un gruppo di matematici e fisici che dovevano dare origine al "Wiener Kreis" e alla più autorevole scuola di filosofia della scienza, mentre a Oxford e a Cambridge l'opera di Wittgenstein doveva ispirare una filosofia impegnata sull'analisi del linguaggio ordinario.
Questo saggio di McGuinness da un lato restituisce il lettore a quella preziosa atmosfera di ricerca che è stata la filosofia oxoniense e dall'altro fornisce un contributo analitico decisivo per la comprensione del Tractatus. Nonostante, infatti, il linguistic turn che ha caratterizzato la filosofia anglosassone a partire dal dopoguerra, hanno pesato a lungo sull'interpretazione del Tractatus letture ancora condizionate da presupposti metafisici, da assunti improntati a una ontologia realista che prescindevano dalla radicale dimensione di linguisticità secondo la quale Wittgenstein filtrava i problemi filosofiche. E qui risiede l'importanza della ricerca di McGuinness e del tema centrale che egli affronta: la raffigurazione e la forma degli enunciati che rappresentano quella costellazione di fatti in cui consiste il mondo.
Le proposizioni, secondo il Tractatus, sono combinazioni di nomi che nella loro connessione raffigurano i fatti che, a loro volta, sono combinazioni di oggetti. Ma come i nomi degli oggetti non hanno significato al di fuori del contesto proposizionale (secondo la grande lezione di Frege), cosi gli oggetti non sono individuabili e conoscibili al di fuori del fatto espresso dall'enunciato. Contro Russell (contro colui che era stato il suo maestro) e la sua teoria del giudizio delineata nella Theory of Knowledge (1913), basata su oggetti logici preesistenti come forme ideali platoniche, Wittgenstein rivendicava l'intransitività e l'immanenza del simbolismo linguistico; "la proposizione rappresenta il fatto di proprio pugno (auf eigene Faust)". Conseguentemente nei confronti delle interpretazioni in chiave realista degli oggetti del Tractatus McGuinness rileva che per sapere a quali oggetti le proposizioni si riferiscono occorre proferire un enunciato, occorre intenderlo, cioè dirlo, in quanto è la logica del simbolismo linguistico che dischiude l'orizzonte del senso e del dicibile; così come non c'è nessuna proposizione da capire finché non c'è la comprensione di una proposizione. In questo senso, osserva McGuinness, Wittgenstein converte il lavoro filosofico nella logica, la quale è forma della raffigurazione, ossia è lo spazio di tutte le possibilità. Alla logica così concepita e rifondata nel Tractatus si connette l'etica, che per quanto indicibile e consegnata al mistico, manifesta l'atteggiamento dell'uomo di buona volontà (guten Wollens), decente (anständig), il quale accetta il mondo come un tutto, come una totalità indivisa, come l'insieme delle sue possibilità.