RASSEGNA STAMPA

19 AGOSTO 2001
editoriale
CASSIRER Il pensatore tedesco che chiamò Hitler "negromante"

L’imperativo della libertà per sfidare lo Stato-mito

Di famiglia ebrea, fuggì dalla Germania dopo l’emanazione delle leggi razziali

Nato nel 1874 a Breslavia da famiglia ebraica di elevate tradizioni culturali, Ernst Cassirer, dopo aver compiuto i suoi primi studi nella città natale, studia giurisprudenza a Marburgo, dove risulterà decisivo il suo incontro con i filosofi neokantiani H. Coen e P. Natorp, i principali esponenti della Scuola di Marburgo. Egli applicò così l’analisi "trascendentale" kantiana a tutto il mondo della cultura, che interpretò alla luce del concetto, centrale nella sua speculazione, di funzione simbolica. Cassirer perfeziona i suoi studi di diritto e si dedica alla filosofia, alla letteratura, alla filologia germanica e alla matematica, studiando nelle Università di Berlino, Lipsia e Heidelberg.
A partire dal 1906 è privat-dozend prima all'Università di Marburgo e poi in quella di Berlino, mentre dal 1919 è professore all'Università di Amburgo, dove rimarrà fino al 1933.
Quello trascorso ad Amburgo rappresenta un periodo particolarmente intenso e fecondo per Cassirer, che sarà segnato soprattutto dalla pubblicazione dei tre volumi della "Filosofia delle forme simboliche" (1923; 1925; 1929), L’opera arriva dopo che il filosofo tedesco aveva già pubblicato, tra il 1906 e il 1920, una imponente "Storia della filosofia moderna", in quattro volumi (Einaudi, Torino, 1964).
Nel 1933, dopo l'emanazione delle leggi razziali, Cassirer è costretto a dare le dimissioni dall'Università di Amburgo dove è stato "il solo e unico rettore ebreo che abbia conosciuto la Germania". Trova ospitalità prima in Inghilterra, dove tra il 1933 e il 1935 insegna a Oxford, e poi in Svezia, dove insegna all'Università di Goteborg.
Con il precipitare degli eventi bellici in Europa, nel 1941 Cassirer si rifugia negli Stati Uniti. Prima nella Yale University e poi nella Columbia University, egli propone la sua originale teoria del simbolo e della cultura e, "mentre dava agli studiosi americani gli elementi essenziali della sua filosofia delle forme simboliche, contribuiva anche alla saggezza dei nostri tempi intorno a ciò che sia l'uomo", scrive C.W. Hendel, curatore de "Il mito dello stato", pubblicata dopo la morte di Cassirer.
Ernst Cassirer muore il 13 aprile del 1945.

"A un droghiere tedesco abbastanza disposto a spiegare certe cose ad un ospite americano - riferisce Stephen Raushembush - parlai della nostra sensazione che, nel rinunciare alla libertà, si fosse rinunciato a qualcosa di inapprezzabile. Egli rispose: "Ma voi non capite affatto come sta la cosa. Prima di questo dovevamo occuparci delle elezioni, dei partiti e di votare. Avevamo delle responsabilità. Ma ora non abbiamo più niente di tutto ciò. Ora siamo liberi"". Quest'intervista del giornalista americano S. Raushembush è una nota a piè di pagina 487 del testo "Il mito dello stato" (1946) scritto da Ernst Cassirer negli ultimi anni dell'esilio americano. Il filosofo tedesco la ripropone per confermare la tesi secondo cui, nei momenti di grave crisi economica e politica, l'uomo non ha più fiducia nelle proprie capacità di giudizio: "È simile a una palla di gomma che ha perduto elasticità e conserva ogni forma che le viene impressa".
La libertà individuale e politica gli sembra un peso e "si perde nella massa"; "Qui entrano in gioco lo stato totalitario e i miti politici. I nuovi partiti politici promettono, quanto meno, un'evasione al dilemma. Essi sopprimono e distruggono il senso della libertà, ma, al tempo stesso alleggeriscono le spalle dell'uomo di ogni responsabilità personale".
In questo modo Cassirer ci presenta la "condizione spirituale" creatasi in Germania, negli anni Venti e Trenta, con la "preminenza del pensiero mitico sul pensiero razionale".
In quegli anni, il mito diventa una nuova arma di lotta politica e un mezzo di mobilitazione delle masse. Nel Ventesimo secolo, il mito - in molte delle sue manifestazioni - non è più l'"azione narrativa" delle imprese degli dei in un mondo di tabù e di potenze in conflitto. Se nella antiche tribù lo stregone conosceva i rimedi a tutti i mali degli uomini primitivi, negli anni tra le due guerre, il capo diventa l'"appagatore di tutti i desideri collettivi. A lui si volgono tutte le speranze e tutte le paure" dell'uomo moderno. Il capo politico diventa "una specie di pubblico negromante": "l'arte divinatoria" salda questa attività di impulsi e di intenti tra il capo e la massa perché la profezia è "un elemento essenziale della nuova tecnica di governo". Il nuovo homo faber e homo magus riprende la mitica "idea del millennio, ossia del periodo in cui tutte le speranze saranno soddisfatte e tutti i mali cancellati", ma promette alla razza germanica non un "millennio" di pace, bensì di guerra per la vittoria del nazionalsocialismo.
La storia del passaggio dalle teorie mitiche dello Stato alla universalità e razionalità del pensiero politico di Rousseau e Kant e "la preponderanza del pensiero mitico sul pensiero razionale in alcuni nostri sistemi politici moderni", sono le tesi presentate da Cassirer ne "Il mito dello stato". Cassirer usa la categoria del mito per indagare la vita sociale e politica del primo Novecento, dove il mito è riproposto come nuova strategia politica per preparare l'avvento del nazismo. La prima tecnica prodotta dall'incontro mito-politica per controllare gli atti degli uomini, è legata al cambiamento di funzione della parola. Nella lingua tedesca, sono state coniate nuove parole "per assicurare emozioni".
Scrive Cassirer: "Queste parole nuovissime sono cariche di sentimenti e di passioni violenti. (...) Ciò che le caratterizza non è tanto il loro contenuto, quanto l'atmosfera emotiva che le circonda".
I "maestri" dell'arte della propaganda politica in Germania completarono l'effetto emotivo dell'impiego della "parola magica" con i nuovi "riti regolari, rigorosi e inesorabili" che vennero usati per promuovere l'azione di massa. Anche in questo caso i capi politici procedettero in modo "molto radicale, metodico e molto fortunato". Ricorda Cassirer: "Nessuno poteva camminare per strada, nessuno poteva salutare il vicino o l'amico, senza compiere un atto politico. E, come nelle società primitive, la trascuratezza di uno dei riti prescritti significava sciagura o morte", così in epoca moderna ogni dimenticanza diventa "un delitto di alto tradimento contro l'onnipotente ed infallibile Stato totalitario".
Compiendo gli stessi riti prescritti, gli uomini cominciano a pensare ed a parlare allo stesso modo: "Il soggetto morale non è l'individuo, bensì il gruppo". Le individualità soppresse.
Gli uomini "agiscono come marionette su un palco e non sanno nemmeno che le corde di questa azione teatrale e di tutta quanta la vita individuale e sociale dell'uomo, da quel momento in avanti sono tirate dai capi politici".
In ogni tempo sono stati usati metodi di repressione politica, ma tali metodo lasciavano una sfera di libertà personale.
Così, ad esempio, Seneca ha scritto le sue opere morali al tempo di Nerone. Con i nuovi miti, i capi politici "si sono invece proposti di cambiare gli uomini, per poter regolare e controllare i loro atti. I miti politici hanno agito allo stesso modo di un serpente che cerca di paralizzare la propria vittima prima di attaccarla. Gli uomini sono caduti nelle loro mani senza nessuna seria resistenza. Sono stati vinti e soggiogati prima di aver compreso ciò che realmente era accaduto".
Negli anni tra le due guerre, i miti politici si sono pertanto configurati come le "armi spirituali" che hanno sostituito i fucili ed i cannoni. Nel saggio "Il giudaismo e i miti politici moderni" (1944) Cassirer scrive: "L'ideologia del nazionalsocialismo non è stata elaborata da filosofi. Era cresciuta su un terreno completamente differente. Ma tra quel generale corso di idee che possiamo studiare nel caso di Spengler o Heidegger e la vita politica e sociale della Germania nel periodo successivo alla prima guerra mondiale esiste un nesso indiretto". Nella mani di "artefici abilissimi ed astuti" le previsioni circa il declino dell'Occidente e la distruzione della cultura di Spengler, la condizione dell'uomo "gettato" nella corrente del tempo e vincolato ad esso di Heidegger, la teoria dello stato di Hegel, la teoria del culto degli eroi di Carlyle e quella del mito della razza di Gobineau, si sono trasformate in armi politiche.
Essi hanno adattato queste idee accademiche alla comprensione di un pubblico diverso. Il momento è storico è propizio per l'"abile impiego" della nuova tecnica politica perché, nelle situazioni di crisi morale e civile, l'uomo è disorientato e fa ricorso a mezzi disperati per sopravvivere. "I miti politici dei nostri giorni sono altrettanti mezzi disperati di questo genere", sottolineava Cassirer. Infatti, il linguaggio emotivo, i riti sociali, il nazionalismo esasperato, la potenza del miracoloso e misterioso subentrano al linguaggio della ragione quando questa perde la sua forza a causa delle difficoltà contingenti.
Così, "l'invenzione e l'uso paziente di uno strumento tecnico - ossia la tecnica dei miti politici - decise la vittoria del movimento nazionalsocialista in Germania. Gli avversari del nazionalsocialismo avevano perduto ancor prima che la battaglia avesse inizio. E ciò perché nella lotta politica è sempre di vitale importanza conoscere l'avversario, penetrare i suoi modi di pensiero e di azione; ed i capi politici della Repubblica di Weimar erano impari a questo compito. Essi non compresero minimamente il carattere e la forza della nuova arma impiegata contro di loro. Nel loro modo di pensare sobrio, empirico, "tutti i fatti" non ebbero occhi per la pericolosa forza esplosiva contenuta nei miti politici. Era pressochè impossibile persuaderli a prendere sul serio queste cose. In maggioranza erano marxisti convinti. Pensavano e parlavano in termini economici, persuasi com'erano che l'economia fosse la molla della vita pubblica e la soluzione di tutti i problemi sociali. Seguirono la loro teoria e non videro la questione reale (...) Non c'è dubbio che le condizioni economiche pesarono considerevolmente sulla evoluzione e sulla rapida crescita del movimento nazionalsocialista. Ma le sue cause più profonde e determinanti non vanno cercate nella crisi economica che la Germania si trovò a subire. Esse appartengono ad un ambito diverso, che era in un certo senso inaccessibili ai capi socialisti. Quando costoro cominciarono a scorgere il pericolo - conclude Cassirer - era troppo tardi: le forze dei miti politici erano diventate irresistibili".
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Storia della filosofia