![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 18 AGOSTO 2001 |
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La Bayer ha ritirato dal mercato un suo farmaco, commercializzato come coadiuvante nella prevenzione dell’infarto. La grave decisione è stata motivata dalla segnalazione di un certo numero di morti in qualche maniera correlate con l’assunzione di tale farmaco; soprattutto, sembra, in associazione con altri. Questa mossa è stata giudicata tardiva da qualcuno, in considerazione della gravità dei casi riportati. Questa è la notizia, che ci piomba addosso in piena estate e ne oscura altre di ben diversa valenza. Vediamo di capire. C’è chi dice che si tratta di un farmaco contro il colesterolo. Non scherziamo. E’ chiaro che si tratta di un’affermazione corrente e d’uso pratico, di quelle che ci ronzano intorno tutti i giorni, ma ogni tanto occorre fermarsi a riflettere.
Non può esistere ovviamente un farmaco contro il colesterolo. Il colesterolo è una sostanza fondamentale per la nostra vita. E’ un costituente essenziale delle nostre strutture cellulari, necessario in particolare per il funzionamento del sistema nervoso. Dopo un pasto, il colesterolo, insieme ad altri grassi della famiglia dei trigliceridi, viene riversato dal fegato nel sangue perché venga distribuito alle varie cellule.
Essendo insolubili, il colesterolo e i trigliceridi devono essere trasportati nel loro viaggio lungo i vasi sanguigni da aggregati di proteine chiamate lipoproteine. Via via che procedono, questi aggregati rilasciano parte del loro carico alle varie cellule che lo accolgono con i loro recettori specifici.
Il colesterolo deve quindi passare per il sangue, ma non vi deve soggiornare troppo a lungo. Altrimenti può precipitare in microscopiche placche sulle pareti dei vasi, soprattutto arteriosi, e causarne il restringimento e l’irrigidimento con conseguente sviluppo di forme più o meno gravi di arteriosclerosi, fino all’infarto. A volte le cellule non sono troppo pronte ad accogliere queste sostanze oppure gli aggregati proteici in questione non le rilasciano come dovrebbero. Occorre allora ristabilire tale equilibrio e questo è proprio il ruolo dei farmaci volti a prevenire l’infarto.
I farmaci vanno presi, nelle situazioni indicate e nelle quantità giuste. Ma nessun farmaco, neppure una tazza di camomilla, è privo di effetti collaterali. E’ perché siamo vivi, che esistono gli effetti collaterali. La nostra fisiologia e la nostra chimica sono così complesse che ogni volta che vi si tocca qualcosa, si tocca anche qualcos’altro. Lo sforzo continuo della medicina consiste proprio nel cercare di intervenire su un certo difetto senza interferire troppo con altre funzioni. Ogni nuovo farmaco deve essere perciò sperimentato prima e controllato continuamente. Non ci sono alternative. È nel sottile equilibrio fra troppo e troppo poco, fra non aiutarsi e forzarsi, che si situano la salute e il benessere, gli obbiettivi primari della medicina.
A volte questo controllo non è così stringente. Esistono probabilmente troppi farmaci, alcuni dei quali attraversano la nostra vita quotidiana come meteore. Per venire incontro a una sempre crescente domanda di salute e spesso di controllo del proprio livello di ansia, si moltiplicano le prescrizioni e talvolta i dosaggi, spesso senza un’adeguata considerazione del particolare tipo di malato che si ha davanti. Non a tutti fa bene lo stesso farmaco e non tutti richiedono lo stesso dosaggio.
Occorre limitare certi eccessi, anche se, va detto, le segnalazioni di incidenti di percorso come quello di cui stiamo parlando sono comunque abbastanza poche. La vera soluzione del problema verrà comunque, in futuro, dalla medicina centrata sull’individuo, sulla base delle inclinazioni, delle predisposizioni e delle idiosincrasie di ciascuno di noi.