RASSEGNA STAMPA

14 AGOSTO 2001
WOLE SOYINKA
Col "politicamente corretto" non si riparano rubinetti

Come cambia la lingua: mode, assurdità, conformismi e ostracismi. Il riflesso di un anuova ipocrisia sociale

A "Bologna 2000" si discusse di "conoscenza e verità". Problemi dell'informazione , edita da il Mulino , ora in libreria, ha raccolto tutti i contributi di studiosi e intellettuali, fra i quali quelli di Eco, Wiesel, Dorfman, Maalouf. Pubblichiamo uno stralcio dell'intervento del grande scrittore nigeriano Soyinka.

Penso che molto spesso il problema della political correctness si riduca alla questione del linguaggio. Mi concentrerò sulle assurdità imposte al linguaggio da questo trend, non lo chiamerò movimento, che è detto political correctness. Mi preoccuperò di quello che questo cosiddetto movimento sta facendo al linguaggio, perché penso che in questi giorni ci troviamo in mezzo a quella che si può chiamare "liberty hall", "casa delle libertà", e "house of correction", "casa di correzione". (...)

Incontriamo, io credo, un fenomeno che ci porta indietro al fervore dell'Inquisizione che operava nelle società medioevali. Tale fervore è spinto esclusivamente dai motori della colpa e del fanatismo ed è alla ricerca di eretici non sospetti: li costringe all'abiura, al conformismo e all'ostracismo. Le circostanze mi hanno portato a una frequente interazione con la società americana, in particolare con i suoi accademici e la sua intellighenzia, più di quanto mi sarei prescritto. È stata però un'esperienza istruttiva. È possibile costruire un modello operante di fondamentalismo, a partire da quella società, con delle applicazioni universali. (...)

Ecco un esempio assurdo di questo condizionamento nel pubblico impiego. Nel normale corso dei suoi discorsi pubblici, un funzionario superiore della City Hall usò un termine che non aveva più turbato nessuno dal tempo in cui Oliver Twist, alzando la sua ciotola nella sala da pranzo in un ospizio dell'Inghilterra vittoriana, aveva chiesto una seconda razione. Questo ufficiale scoprì, un secolo e mezzo dopo il romanzo di Charles Dickens, di aver scatenato un terremoto simile a quello provocato da Oliver Twist. La parola in questione era "niggardly", "meschinamente", che può avere un riferimento al termine spregiativo "nigger", "negro".

Una parola che, considerata retrospettivamente, anche l'intrepido Oliver Twist avrebbe avuto paura di pronunciare. Così, invece di dire che la cucchiaiata di farinata ricevuta era meschina, pronunciò la famosa frase: "Sir, per favore, ne voglio un po' di più". La sua inconscia genuflessione a quella che è la political correctness, tuttavia, non lo salvò. Fu mandato in casa di correzione per aver tentato di destabilizzare il codice di ipocrisia conformista dell'ospizio. Il discendente di Oliver Twist, il funzionario del municipio, non aspettò di essere punito dalla polizia della parola, pronunciò subito il mea culpa e presentò le dimissioni. Il suo immediato superiore, il governatore o il sindaco, non ricordo, non buttò la sua lettera di dimissioni nel cestino. La accettò con altrettanto rammarico e con un elevato senso di dovere politico.

Fermiamoci un attimo e esaminiamo il peso di questo atto di sensibilità morale e culturale. Sarebbe comprensibile protestare se si confondesse la parola "niggardly" con la parola "nigger". Tutte le società hanno una quota di assidui controllori dei possibili reati di privazione linguistica. La società americana sembra essere assolutamente superdotata, in questo senso. È anche vero che la millenaria polizia della parola non è nata esattamente nella nazione delle meraviglie di Dio, ma credo si tratti di un progetto in atto.

Ci stiamo avviando a un millennio fatto di parole detestualizzate, senza rischi, senza offese, senza sfumature, senza storia: una comunicazione umana neutralizzata. Il funzionario civile non sembrava voler combattere a tutti i costi, non si è buttato dietro alle barriere di non-colpevolezza. No, si è accusato del crimine dell'insensibilità, che non aveva pensato né compiuto, e ha fatto la cosa giusta: ha rassegnato le dimissioni. Il rappresentante eletto del popolo ha appoggiato questo atto subordinato di penitenza, ha declamato una giustificazione ufficiale per un reato che nessuno aveva commesso, e ha accettato le sue dimissioni. Ma di chi erano queste dimissioni? Solo del funzionario civile? No di certo.

Il primo cittadino, agendo in nome del popolo, ha accettato le dimissioni del suo sottoposto attraverso un atto che segnalava che un'intera società si era rassegnata all'assurdo, all'irrazionale e all'insostenibile. Quel funzionario si stava semplicemente lamentando dei finanziamenti inadeguati di un progetto pubblico dicendo: "I fondi sono niggardly, meschini". Sappiamo che questo specifico attacco ha avuto un lieto fine, grazie alle voci autorevoli nell'ambito pubblico, come alcuni commenti sui media, sul New York Times, ecc... Alla fine le dimissioni sono state rifiutate e ritirate.

Il quadro, comunque, era stato delineato: ci si stava specchiando su una società in cui il buon senso, l'istruzione si erano rassegnati davanti all'aggressione dell'ignoranza. In quel piccolo episodio, in quel dramma provinciale, gli stranieri come me hanno riscontrato soltanto che quella società non si stava rendendo conto che stava diventando assurdamente predeterminata, come nel mondo della Neolingua di George Orwell. Naturalmente tutto ciò veniva considerato come il limite paradossale e malato della political correctness. Ma sarebbe potuto accadere in una società che non avesse perso la sua mente collettiva? Chiediamocelo.

Esistono altri segni che ci assalgono quotidianamente, segni che preannunciano questa resa inevitabile? (...) Nessuno ha più infortuni nel posto di lavoro o negli incidenti automobilistici. Se si è travolti da un camion non si rimane infortunati, azzoppati o mutilati, neppure se si passa il resto dell'esistenza su una sedia a rotelle. Se si è paralizzati dal collo in giù, si è semplicemente "fisicamente compromessi". Dovremmo crogiolarci nella "liberty hall", nella "casa delle libertà"? Naturalmente no. Il linguaggio è sempre stato considerato uno scrigno della morale, della storia, della filosofia. Non solo la morfologia del linguaggio, ma anche i modi di applicarlo sono codificati.(...)

Il linguaggio, piaccia o no, è anche un territorio autonomo di storia e di estetica. Non è ermetico, non è chiuso: è in evoluzione costante, regolato da valori fondamentali. Noi destabilizziamo e indeboliamo tale veicolo assoggettando interamente o prevalentemente le sue trasformazioni ai dettami del momento, quelli di una coscienza sociale modaiola. (...) Fatemi dire un'ultima parola sul proletariato. Ha perduto la sua dittatura promessa e ora sembra destinato a combattere per un posto importante nella casa di correzione, lottando contro i commissari della political correctness del brave new world.

Prendiamo un dizionario a caso, il Webster's New World College Dictionary, che si vanta di essere completamente aggiornato ad ogni edizione. Mi spiace dire a questa istituzione linguistica che, come altre del genere, farebbe meglio a riguardarsi i propri trofei. Alla voce "stop-cock", per esempio, troviamo: "Dispositivo per fermare o regolare lo scorrimento di un liquido attraverso un tubo". Mi spiace informare che questa definizione non tiene, fa acqua da tutte le parti.

Qualche anno fa a Londra l'associazione degli idraulici ha deciso di inaugurare una nuova politica linguistica, cancellando il termine "stop-cock" per la sua presunta connotazione sessista. Più di una parola scorre nell'apparato digestivo della società. Anche il proletariato, l'ultimo bastione del buon senso, lotta per dimostrarsi non più uno schieramento di lavoratori ma un insieme di veri associati dell'intellighenzia della classe media. Quando persino il proletariato sceglie di legittimare il linguaggio della Verità, ha bisogno di un profeta che annunci che l'incubo di Orwell sta per fare irruzione.

La mia consolazione è che George Orwell sarà alla porta della casa di correzione per riceverci. Se qualcuno non avrà indovinato quale peccato mortale lo ha condotto là davanti a tutti gli altri, allora o è davvero un illetterato o è stato miracolosamente isolato da quella che possiamo descrivere semplicemente come la dittatura dell'afasia.
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