![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 12 AGOSTO 2001 |
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Appena conclusa la seduta del G8 genovese, il giorno 24 luglio, una riunione della World Trade Organization ha concretamente dimostrato che cosa significhi la Globalizzazione Asimmetrica. La riunione discuteva una richiesta avanzata da Australia, Brasile, Cile, Unione Europea, India, Indonesia, Giappone, Corea e Tailandia. Questi nove paesi chiedevano che venisse creata una commissione per esaminare una pratica commerciale americana che a loro appariva un sussidio indebito e protezionista, in violazione delle regole del Wto. Si badi bene: non chiedevano la condanna dagli Usa, ma solo di esaminare il caso. La proposta è stata immediatamente bloccata dal rappresentante statunitense e rinviata a successivi incontri; se ne parlerà a settembre.
In realtà, si tratta di una vecchia questione che risale ormai al 1999 e che non ha ancora trovato una soluzione soddisfacente. Viene di solito classificata come "Emendamento Byrd" e consiste in questo: quando gli Stati Uniti ritengono che certe merci vengano esportate nel suo territorio con politiche di dumping (prezzi stracciati, al di sotto del loro costo), impongono di solito tasse doganali e multe. Fino all'entrata in vigore dell'emendamento, gli introiti andavano nel bilancio generale dello stato, ora invece vengono distribuiti alle aziende nazionali che sarebbero danneggiate dal dumping. Questa pratica, sostengono i ricorrenti, non è prevista dal trattato Wto e, anzi, ne costituisce un'aperta violazione; come tale - sosteengono - andrebbe eliminata.
Nella stessa giornata, il direttore generale dell'Organizzazione mondiale del commercio, Mike Moore, si è detto compiaciuto per le decisioni prese al G8 genovese. In particolare, ha sostenuto che "Questi leader democraticamente eletti hanno messo al centro dei loro sforzi ne recente weekend l'obbiettivo di combattere la povertà e di facilitare lo sviluppo dei paesi poveri. Questi sono precisamente i fini di molti di quelli che protestavano conto il G8 e le altre organizzazioni internazionali". La tesi è la stessa polemicamente sostenuta in questi giorni dal ministro degli esteri italiano Ruggero, che a suo tempo fu direttore della Wto: quelli che dicono di lottare per i poveri in realtà ne bloccano lo sviluppo.
Che le cose non stiano esattamente così, lo conferma non solo il blocco americano a difesa delle sue misure antidumping, ma anche la penosa storia delle sardine peruviane. Secondo una decisione del Consiglio d'Europa (la numero 2136/89), possono essere messe in commercio come sardine conservate solo quelle preparate a partire dalla specie Sardina pilchardu, mentre tutte le altre non sono vendibili come tali. L'astrusa norma sembra fatta apposta per impedire l'importazione in Europa delle sardine provenienti dal Perù, i cui battelli pescano un'altra specie (praticamente indistinguibile), ovvero la Sardinops sagax sagax. Fino al 1999, queste erano liberamente vendute nel mercato tedesco, con l'onesta etichetta di "Sardine del Pacifico", ma ora non è più lecito. Secondo il Perù, questa norma restringe arbitrariamente il libero commercio e dunque è in contrasto con le norme stesse del Wto.
Insomma, l'organizzazione mondiale del commercio sembra in preda a una vera schizofrenia, perché il suo obbiettivo sarebbe la massima e consensuale liberalizzazione dei traffici la quale, tutti sostengono, avrebbe un benefico effetto non solo sui paesi ricchi, ma soprattutto su quelli poveri. Nella pratica il suo operare, visti i rapporti di forza esistenti, protegge una liberalizzazione a senso unico dove i paesi poveri o in via di sviluppo sono sollecitati ad aprire i loro mercati ai prodotti e ai servizi provenienti dal nord del mondo, ma il contrario non avviene, anche quando solennemente enunciato, o avviene attraverso mille cavilli e restrizioni. Le sardine del Perù sono soltanto l'ultimo esempio.
Questa non è una fantasia antiamericana e catto-comunista, come sembra pensare l'ossessivo e poco documentato professor Panebianco su Il Corriere della Sera, ma si ricava esattamente dalla parole dello stesso direttore generale del Wto il quale, annunciando la prossima riunione generale che si terrà a novembre a Doha, nel Qatar, afferma che "per la crescita economica e la riduzione della povertà sono decisivi dei negoziati che abbiano come scopo la riduzione delle barriere doganali alle importazioni provenienti dai paesi in via di sviluppo e in particolare dei paesi meno sviluppati (Ldc, Least Developed Countries)".
Fuori di diplomazia: non è sensato né giusto un mondo dove la moneta può girare liberamente, ma le merci no e le persone ancor meno (aggiungiamo noi). Meno che mai, uno in cui il flusso delle merci abbia dei facili scivoli in una direzione (dai ricchi ai poveri) e invece alti ostacoli nella direzione contraria. Se mercato ha da essere, che mercato sia. Oltre a tutto molti senegalesi, vietnamiti e angolani sarebbero ben contenti di poter campare nella loro terra senza essere costretti a emigrare, e anche i Bossi di turno dovrebbero favorire tali processi di creazione del valore economico in altri luoghi che non siano la Padania. Ma la contraddizione è nei fatti: se arriva liberamente il riso vietnamita, quello di Vercelli va fuori mercato, a meno che non faccia come il vino, ovvero meno produzione e più qualità; l'Ente Risi italiano sembra averlo capito, anche se sarà un processo lungo.
Nel suo linguaggio diplomatico Mike Moore si è detto compiaciuto dei progressi in proposito realizzati a Genova, ma essi, come tutti sanno, sono stati completamente inesistenti, al punto che lo stesso Moore sente il bisogno di segnalare che, in assenza di una trattativa generale, si aprirà la strada a una serie di accordi regionali e bilaterali, da cui molti risulteranno esclusi. Appunto: tale è il percorso scelto dalla nuova amministrazione americana, quella del caso per caso, sottraendosi via via a ogni assise internazionale. L'elenco dei trattati che l'amministrazione Bush va bloccando o annullando è oramai lungo: protocollo di Kyoto, trattato antimissili balistici, trattato sulle armi batteriologiche, il trattato sulla vendita illegale delle armi leggere, trattato sulle mine antoiuomo, persino la conferenza dell'Onu sul razzismo. Le politiche più recenti della stessa Banca Mondiale sono state criticate da Bush immediatamente prima del G8, e probabilmente anche il Wto viene oggi considerato un impaccio alla nuova libertà di movimento che gli Stati uniti d'America si vogliono garantire. La Globalizzazione Asimmetrica questo comporta, un diritto di blocco e di veto in ogni consesso internazionale e azioni unilaterali in proprio, tutte dettate dal protezionismo, che si tratti della patate dello Idaho o dei Cd rom.
Post scriptum: le patate dell'Idaho non sono scelte a caso: la loro coltivazione succhia un'enorme quantità d'acqua che per storico diritto gli agricoltori possono acquistare a prezzi scontati. Un tipico caso di sussidi statalisti, che diventa ancora più clamoroso in tempi di siccità come questi, dato che gli agricoltori sono rimborsati se non le coltivano, lasciando l'acqua per altri usi. Nello stesso tempo, esistono barriere e quote all'importazione dei tuberi dall'estero, talora motivate da rischi di malattie vegetali.