RASSEGNA STAMPA

10 AGOSTO 2001
GIOVANNI MARIA PACE
Tra clonazione e ogm c'è un solo fantasma: la ricerca

Un problema italiano

Annunciando improbabili clonazioni umane, lo "scienziato" Severino Antinori fa salire il livello della diffidenza che già circonda la biologia: un timore che non distingue il grano dal loglio e che sta facendo perdere all'Italia il treno delle biotecnologie.

Nei laboratori l'incertezza, o meglio la frustrazione, è palpabile.

Dottor Cesare Galli, come sta "Galileo"? "Cresce bene, nonostante le ordinanze ministeriali". A godere di buona salute è il vitello che due anni fa, alla Fiera di Cremona, fu messo sotto sequestro come corpo di reato, il reato di clonazione. In Italia è vietata "qualsiasi forma di sperimentazione e di intervento, comunque praticata, finalizzata anche indirettamente alla clonazione umana e animale", recita l'ordinanza emessa per la prima volta nel '97 dal ministro della Sanità Bindi, reiterata da Veronesi e ora da Sirchia ("per rispetto", dice il neoministro, "al Parlamento, che non potrà non chinarsi sulla questione"). Una sequenza di "no" che mette sullo stesso piano la replicazione degli esseri umani, ovunque proibita per ragioni morali, e degli animali, ovunque ammessa per i benefici che può portare in medicina e in zootecnia.

Se al fermo di "Galileo" aggiungiamo gli ostacoli posti alla ricerca sui vegetali geneticamente modificati e il dissidio sulle cellule staminali, ecco completarsi il quadro di una Italia che su tecnologie tra le più promettenti sta accumulando un ritardo incolmabile.

"La differenza tra noi e gli altri", dice Maurizio Mori della Consulta di Bioetica, "è che Stati Uniti, Francia, Inghilterra discutono, pongono regole ma procedono nella ricerca, mentre in Italia le preoccupazioni morali per tecnologie spesso di là da venire, bloccano tutto, accomunando nella visione olistica, tipica del pressapochismo verde, il buono e il cattivo".

Inutile dire che l'oscurantismo genera ignoranza, e l'ignoranza è madre della dipendenza dai brevetti esteri, in settori strategici come quelli di cui stiamo parlando.

Da noi, chi clona un animale o trasporta semi transgenici rischia l'incriminazione. "Se mi prendono con in tasca semi ingegnerizzati destinati, poniamo, ai colleghi di Parigi o al campo sperimentale è come se mi trovassero la droga", lamenta Francesco Sala dell'Università di Milano. Le limitazioni alle coltivazioni transgeniche - inasprite e poi allentate, dopo la rivolta degli scienziati, dal precedente ministro - sono tuttora vigenti. "La ricerca in campo aperto è ridotta al minimo, anzi è vicina a zero", secondo il giudizio del professor Sala.

Una luce s'intravvede però in fondo al tunnel. Il nuovo ministro dell'Agricoltura Alemanno ha ricevuto a fine luglio Rita Levi Montalcini, lo stesso Sala, Giantommaso Scarascia Mugnozza, Roberto Defez, ricercatore del Cnr a Napoli e Leonardo Santi, presidente del Centro biotecnologie avanzate di Genova promettendo che correggerà l'interpretazione distorta della legge sementiera del 1972, ora utilizzata per vietare il trasporto di semi modificati, e che rimuoverà altri ostacoli alla ricerca sugli organismi geneticamente modificati. I ricercatori del ministero che intendono lavorare sugli ogm non verranno più discriminati, e l'opzione zero, cioè la totale assenza di contaminazione con semi transgenici nelle sementi importate, non sarà più richiesta. Si adotterà, invece, la più ragionevole soglia massima di "inquinamento" consentita, come è avvenuto per esempio in Svizzera.

Questo pragmatismo, che l'integralismo ecologista del precedente ministro rifiutava, è imposto dal fatto che il 95 per cento della soia europea è di importazione e di questa circa la metà è transgenica. Alemanno ha peraltro insistito sulla tracciabilità degli ogm e sulla loro etichettatura. Ha infine annunciato la costituzione di un comitato di esperti che lo consiglierà sulla sicurezza alimentare e la ricerca in agricoltura. A settembre si vedrà.

Quanto alla ricerca sulle cellule staminali - le cellule progenitrici, capaci di trasformarsi nei tessuti più diversi e quindi di curare, in prospettiva, malattie che vanno dal Parkinson all'infarto del miocardio - in Italia è permessa quella sulle cellule da adulto, ma non da embrione. "Si è formata, da noi come in altri paesi d'Europa, una strana alleanza tra cristiani conservatori e Verdi tecnofobi che ritiene immorale la distruzione di embrioni anche di pochi giorni per ricavarne cellule staminali", commenta Mori. "Questo partito trasversale ha fatto approvare il 14 aprile, a Parlamento già chiuso, la convenzione europea che vieta la creazione di embrioni da destinare alla ricerca".

La norma di Bruxelles è in sostanza una creazione della Francia e si ispira al principio di "porre limiti a una scienza che corre troppo in fretta": quindi chi non dispone già di una legislazione in materia, come Regno Unito e Spagna, non può toccare gli embrioni. Nel frattempo però la Francia ha cambiato idea. Dopo le prese di posizione di Clinton e di Blair (il parlamento inglese ha dato via libera alla produzione di cellule staminali estratte da embrioni che non hanno ancora quattordici giorni), Lionel Jospin ha annunciato a sorpresa la legittimità della clonazione terapeutica partendo da cellule embrionali. Di conseguenza Parigi non ha sottoscritto la convenzione che pure aveva promosso, verosimilmente per non fermare la ricerca e le produzioni biotecnologiche.

Nel Regno Unito, dopo la luce verde del Parlamento, il Roslin Institute, culla quattro anni fa di Dolly la pecora, sta entrando in forza nel campo delle cellule staminali; in Israele, dove secondo la tradizione giudaica un embrione non è un umano fino a quando non si impianta nel grembo materno, il Rambam Medical Center di Haifa ha assunto un ruolo primario nella ricerca e nell'esportazione delle cellule trasformiste; in Germania, paese storicamente cauto su tutta la materia, si attende in ottobre il parere del Comitato nazionale di etica, che potrebbe mediare tra la legge di protezione dell'embrione (1990) e le attese della nascente industria biotec.

Tornando all'Italia, l'inossidabile ordinanza che vieta la clonazione ammette però, con un singolare salto logico, la replicazione di animali transgenici produttori di farmaci innovativi, come le pecore che secernono il fattore antiemofilia, o di animali in via di estinzione. Ma come si può pensare di clonare un esemplare raro senza avere alle spalle quella ricerca a tutto campo che è per l'appunto proibita? "L'inefficienza delle tecniche attuali", scherza Galli, padre scientifico di "Galileo", "più che impedire finirebbe per accelerare l'estinzione delle specie da salvare".

"Galileo" è, da questo punto di vista, un fenomeno. Per ogni nato vivo ci sono decine, centinaia di gravidanze che non arrivano a termine. Oltre agli aborti, è frequente il caso di animali dalla vitalità ridotta che muoiono presto. "I metodi di cui disponiamo sono rudimentali", ammette Galli. "Ma si fanno rapidi progressi". Intende dire che "gli altri" - inglesi, americani, francesi - fanno progressi? "Beh, qui al Consorzio incremento zootecnico di Cremona ci riteniamo autorizzati a continuare la sperimentazione", afferma il biologo. "Questo tipo di indagine consuma pochi animali. Partiamo da ovuli di animali macellati, il cui Dna viene sostituito in vitro, e trasferiamo poi gli embrioni modificati in madri portatrici, non diversamente da quanto facciamo con i cinquemila embrioni normali che ogni anno impiantiamo nelle bovine riceventi, secondo un tipo di riproduzione d'élite che è appena un gradino inferiore alla clonazione". Clonazione come ordinaria amministrazione, dunque.

"La ricerca scientifica", conclude Galli, "viene oggi impedita in Italia in nome di principi etici su cui gli opposti schieramenti si macerano senza rendersi conto che proprio l'aumento delle conoscenze riporterebbe la discussione bioetica a quella concretezza che in genere apparecchia la conciliazione".
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