![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 7 AGOSTO 2001 |
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Comincia il processo ai bambini che non dovranno mai nascere. Comincia finalmente il processo all'incubo della clonazione umana. Per pura quanto allarmante coincidenza, proprio nel 56 anniversario della bomba di Hiroshima, i massimi sacerdoti della scienza americana si riuniscono per affrontare un altro terrificante dilemma proposto dalla scienza. L'augusta Accademia delle Scienze, il "cervello" scientifico del governo americano, si ritrova per processare gli esperimenti di vita artificiale e nell'annuncio delle udienze risuona la stessa confusione, la stessa paura che prende tutti noi prigionieri di questo infernale ottovolante di cellule ed embrioni.
Dobbiamo "chiarire, comprendere, vedere", prima di imbarcare l'umanità in quello che potrebbe essere peggio di una guerra, l'ultimo viaggio per inquinare le sorgenti della vita.
Questo, del pannello di medici, ricercatori e filosofi americani raccolto per ascoltare i padri delle pecore, dei topi e dei bambini in fotocopia, è l'ultima diga razionale che la comunità scientifica tenta di frapporre tra il maremoto della ricerca a tutti i costi e la politica chiamata a decidere per tutti, ma senza ancora aver capito su che cosa debba legiferare. Davanti a luminari della biologia e della genetica, come Irving Weissman, della Stanford University, come Jaenisch del Mit, Schon della Columbia, Anne McLaren di Oxford, sfileranno per tutta la giornata di oggi la madre dei topolini clonati, Yuzo Yaganimachi della Hawaii, il celebre Ian Wilmut, creatore della pecora Dolly e soprattuto l'italiano Severino Antinori, al quale va la dubbia gloria di avere annunciato il primo progetto estensivo di clonazione umana con duecento madri volontarie e il sicuro merito di avere provocato queste assise.
Compito storico e legale della Accademia delle Scienza, scritto nella sua costituzione voluta dal Congresso e da Lincoln nel 1863 in piena Guerra Civile, è infatti quello di servire da "cervello" scientifico, da consigliere imparziale e inappuntabile del governo americano. E mai, neppure di fronte al dilemma dell'atomo, la classe dirigente politica, i rappresentanti eletti, si sono trovati tanto confusi e spiazzati come di fronte alla corsa della scienza che non possiede più soltanto la banale capacità di togliere la vita, ma la capacità di produrla. Tra anatemi religiosi e promesse di miracoli scientifici, tra embrioni e cellule staminali, pecore fotocopiate e potenziali bambini replicanti, un Presidente è confuso e spaventato quanto lo è il suo barbiere e altrettanto ignorante. Ma a lui, a differenza del barbiere, spetta il compito finale di prendere quella decisione, di dire quel sì o quel no, che soltanto un suo predecessore forse potrebbe apprezzare nella sua enormità storica: quel Truman che nell'agosto del 1945 autorizzò lo sganciamento della prima bomba atomica su Hiroshima.
Bush, che anche ieri ha ripetuto la sua condanna alla clonazione umana, non ha ancora deciso se approvare i finanziamenti pubblici alla ricerca sugli embrioni umani, se dare quindi l'imprimatur della nazione, ancora più importante dei danari, alla "bomba clonazione". È sballottato quotidianamente tra una comunità religiosa che legge in quelle provette la definitiva bestemmia luciferina, i pianti del mondo del dolore che vuole credere alle promesse di elisir, le preoccupazioni dei moralisti e le incertezze di una politica che, su questo terreno, non si divide secondo comode linee di destra e sinistra. Ha promesso che deciderà a fine agosto, prima di rientrare a Washington dalle lunghe ferie texane, dopo avere ascoltato la sentenza della Accademia delle Scienze, nella speranza che il concilio dei massimi esperti americani chiarisca, a sé stesso prima di tutto, di che cosa si sta parlando, che ci dica quale direzione abbia imboccato la ricerca. Una speranza che di giorno in giorno, nell'accavallarsi di notizie e di annunci a sensazione, anziché realizzarsi sembra annegare nella confusione.
Quella "tecnologia rivoluzionaria e magnifica" della quale oggi Antinori e il suo socio Zavos canteranno le glorie davanti alla scettica Accademia annunciando i loro possibili 200 bambini clonati è, infatti, soltanto l'incubo terminale di una strada costruita ogni giorno dall'alleanza implicita e non santa tra interessi di Borsa, ricercatori assetati di pubblicità (dunque di fondi) e mass media in cerca di titoli emozionanti. La fabbrica dei bambini clonati, che Antinori e Zanos si dicono pronti a creare su una nave in acque internazionali per sfuggire ai governi come in una allucinata crociera di replicanti deformi, è soltanto la stazione finale di un processo che avanza quotidianamente. Se in principio fu la pecora scozzese, poi i topini hawaiani, i vitelli americani, le scimmie, oggi il traguardo è molto meno vistoso, ma anche molto più essenziale.
Soltanto in America, il laboratorio per la fecondazione artificiale di Richmond, dove fu lanciata la prima fecondazione in vitro, lavora sugli embrioni creati con cellule di persona adulta, per generare quelle cellule staminali dalle quali ricavare poi organi umani differenziati. Alla Johns Hopkins di Baltimora, si trattano embrioni prodotti dalla fecondazione artificiale di ovuli femminili con seme maschile, quelli che la Chiesa cattolica considera già creature divine, ma a Boston, nel Massachussets, il dottor West ha fatto un passo oltre, producendo embrioni ad hoc, specialmente generati per la raccolta delle cellule indifferenziate, con la tecnica della clonazione, introducendo in ovuli svuotati il materiale genetico prelevato da una cellula maschile.
Gli apostoli del pedale schiacciato sull'acceleratore biologico promettono la fontana dell'eterna giovinezza, quell'antico sogno che un esploratore spagnolo, Ponce de Leon, credeva di trovare proprio nel nuovo Mondo, in Florida. Fanno intravedere messi di organi umani perfetti scaturiti da quelle cellule embrionali che sono come tele biologiche bianche, sulle quali il pittore può dipingere quello che vuole. Cellule fresche per guarire l'Alzheimer, per far camminare paraplegici e tetraplegici, per eliminare il diabete, il morbo di Parkinson, in pratica ogni male. I piazzisti della clonazione umana, come Antinori e Zanos, puntano sul desiderio frustrato di maternità e di paternità naturali, pronto a ogni sfida pur di colmare quel vuoto che la fecondazione artificiale non riesce a soddisfare.
E proprio perché troppe cose si confondono e si agitano nella centrifuga della clonazione, elementi di passione e frammenti di Dna, tabù religiosi e miti scientifici, paure e ingordigie, astuzie da imbonitori e legittime speranze terapeutiche, la Accademia delle Scienze ha voluto chiamare a sé il fascicolo, come si direbbe nei tribunali, e ascoltare tutti. Ascolteranno i biologi seri avvertire che troppe "copie" sbagliate di pecore e vitelli sono state prodotte, perché abbia senso tentare con esseri umani.
L'Accademia, lo possiamo già anticipare, condannerà la clonazione umana, come un inutile, crudele esperimento su nostri figli futuri, su nostri fratelli, su bambini che saranno facili da produrre e difficili da amare, quando nasceranno deformi.
Nel giorno del 56° anniversario di Hiroshima, il 6 agosto, gli esperti diranno quello che anche noi non esperti sentiamo, nel profondo delle nostre cellule: che imbarcarsi su quel demente vascello di 200 bambini clonati è, come il viaggio nella guerra nucleare, un percorso che l'umanità non deve affrontare.