![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 6 AGOSTO 2001 |
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L’appuntamento è dal 10 al 13 ottobre, Montecarlo, primo congresso mondiale sulla clonazione. Annunciata la presenza di Ian Wilmut, il barbuto papà di Dolly, la famosa pecorella clonata. Parleranno quelli che la clonazione l’hanno fatta davvero, con risultati più o meno esaltanti, e quelli che vorrebbero farla. Fra questi anche il dottor Severino Antinori, fondatore del Raprui, centro romano della riproduzione che già a marzo si proclamò pronto a creare il primo bebè fotocopia, per dare gioia a una delle tante coppie candidate, tra cui 50 italiane. E non c’è dubbio che ci sia davvero gente disposta a sottoporsi a tecniche di riproduzione estreme pur di avere bimbi col proprio Dna. Quando il ginecologo se ne uscì fuori con quell’annuncio, telefonarono in tanti, anche alla redazione del Corriere , per sapere dove trovare "il professore" che li avrebbe aiutati. Peccato, per loro, che in Italia la clonazione per scopi riproduttivi sia vietata non solo da un’antica ordinanza dell’ex ministro della Sanità Rosy Bindi, reiterata decine di volte, ma anche dalla convenzione di Oviedo, ratificata dal nostro Parlamento, penultima legislatura, in seguito a una mozione di Giulio Andreotti. Lo ricorda il vicepresidente del Comitato nazionale di bioetica Francesco D’Agostino, che evita però di fare riferimenti diretti ad Antinori: "Mi sembra che la sua manovra - si limita a commentare guardingo - non sia orientata verso finalità reali. Finora non ci sono elementi per giudicare la clonazione umana una tecnica senza rischi, come ha riconosciuto anche il premio nobel Renato Dulbecco che ha parlato di risultati grossolani. Le precedenti sperimentazioni sugli animali devono metterci in guardia".
Il primo a prendere le distanze da questa tecnica è stato proprio il suo pioniere, Ian Wilmut. Dolly ha ormai 4 anni, ma quanta fatica e quanti tentativi falliti miseramente (centinaia) prima che il suo musetto peloso e inespressivo diventasse il primo piano più gettonato del mondo. Un mese fa, in un’intervista alla Bbc, Wilmut ha chiesto una moratoria della clonazione definendola pericolosa e irresponsabile: "Fermiamoci, stiamo creando dei mostri. L’esito più probabile degli attuali tentativi di copiare degli esseri umani sarebbe un aborto, oppure la nascita di bambini destinati a morire presto o di subnormali". A conferma del suo allarme, la ricerca pubblicata su Science dagli americani Rudolph Jaenisch e Ryuzo Yanagimachi: hanno visto che topolini clonati, sebbene identici, hanno grosse differenze genetiche e presentano una o più anomalie.
Si richiama a questi precedenti poco incoraggianti Giovanni Neri, direttore dell’istituto di genetica umana dell’università Cattolica: "Sul piano tecnico, oltreché etico, trasferire sull’uomo queste prove è improponibile. Il procedimento ha una bassissima resa e si accompagna a difetti congeniti. Sono argomentazioni molto forti contro il programma di Antinori". Neri continua: "Forse bisognerebbe spiegare bene alle coppie cosa rischiano e credo che, di fronte alla realtà, non se ne troverebbe una disposta ad andare avanti". Preferisce non scendere in polemica Carlo Flamigni, presidente della Sifes, la società italiana di fertilità e sterilità, autore del fortunato libro "Avere un bambino" e prossimo a un nuovo impegno letterario sugli anticoncezionali: "Clonazione umana? Un atto per uomini molto ricchi e molto stupidi. Immagino sia necessario molto denaro. Le coppie pensano con questo sistema di avere un figlio identico a sé. Ma nessuno gli spiega che l’effetto dell’ambiente è straordinariamente più forte dei geni. Trovare un altro me stesso è una vera utopia".