![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 3 AGOSTO 2001 |
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Intervista a Daniel Kevles
Si moltiplicano le ansie generate dal torrenziale procedere della scienza: l'ingegneria genetica modifica il cibo, i metaboliti dei combustibili fossili cambiano il clima, le onde elettromagnetiche minacciano la salute. Nello zoo dei replicanti, a Dolly la pecora si aggiungeranno presto, nonostante i divieti, Mario o Maria gli umani; mentre la fecondazione senza sperma inaugurata in Australia lascia immaginare quadretti famigliari alquanto bizzarri. A mano a mano che l'elenco delle tecnofobie si allunga, sorgono domande: il perseguimento della conoscenza come bene assoluto è un valore che può ancora essere difeso oppure occorre calmierare il progresso scientifico e tecnologico? O ancora: le libere scelte dello scienziato non andrebbero sottoposte a qualche forma di controllo? Daniel Kevles, storico della Yale University a New Haven, risponde agli interrogativi con lucida visione. L'intervista ha avuto luogo a "Spoletoscienza", la tradizionale riflessione sul sapere che la Fondazione SigmaTau ha dedicato quest'anno alla paura della scienza. Di Kevles è comparso in Italia Il caso Baltimore (Giovanni Fioriti editore, 2000).
Professor Kevles, quando nasce questa paura?
"Molto presto, con l'emergere stesso della scienza moderna. Nel Seicento è la Chiesa a temere Copernico, che rimuove la Terra dal centro del sistema solare minando l'autorità dei teologi, e a processare Galileo, non tanto perché lo scienziato aderisce all'ipotesi eliocentrica ma in quanto ha osato diffonderla in lingua volgare. Paure fondate, dal punto di vista ecclesiale, perché il lavoro di Copernico e Galileo porta alla rivoluzione scientifica, la quale premia la ragione basata sull'evidenza empirica e sfida le verità dottrinarie che giustificano un ordine sociale gerarchico e aristocratico. Passano un paio di secoli e Darwin riaccende la paura andando a mettere il naso nella narrazione giudaico-cristiana dell'origine della vita. Darwin detronizza l'uomo dalla sua speciale posizione in cima alla scala biologica e lo riduce a parente prossimo delle scimmie: facendone un animale tra tanti, lo sottrae in qualche modo alla autorità morale delle principali religioni occidentali. Non c'è dunque da stupirsi se il darwinismo viene censurato e proscritto da scuole e università".
Fino a quel momento la scienza non aveva però un forte impatto sulla vita quotidiana, quindi i timori che suscitava rimangono nell'ambito delle élite politico-culturali.
"Sì, ma alla fine dell'Ottocento la fisica e la chimica cominciano a trasformare il mondo: petrolio, coloranti all'anilina, energia elettrica, telegrafo, telefono. Gli scienziati vengono guardati con grande considerazione, come fossero dei sacerdoti. Il più alto in grado è Einstein, dopo che l'eclisse del 1919 conferma quanto previsto dalla sua teoria e cioè che lo spazio s'incurva in prossimità di un oggetto massivo quale il Sole. Mentre le incipienti agiografie dipingono il fisico come un sognatore dagli occhi buoni, qualcuno nota che la Relatività speciale ha implicazioni pratiche di non poco momento, vedi la possibilità di sfruttare l'enorme riserva di energia racchiusa nel nucleo atomico. Il mondo acclama, ma siamo nel 1927 un vescovo anglicano, ex cappellano del re, propone una moratoria di dieci anni su tutte le attività di ricerca scientifica. La richiesta, apparentemente in controtendenza, rivela la presenza di una opinione sommersa, resa ostile alla scienza dai massacri della Grande Guerra, dagli esplosivi ad alto potenziale, dai bombardamenti aerei, dai gas asfissianti. Su un altro versante, le macchine cominciano a essere odiate perché cardine della catena di montaggio, che rende il lavoro in fabbrica monotono e disumano".
La costruzione della Bomba viene in genere presentata come il punto di svolta. E' d'accordo?
"Sì, anche se nei vent'anni che seguono Hiroshima gli occidentali ingoiano la paura dell'atomo guerriero in nome della difesa dell'Europa dal pericolo sovietico. Nondimeno la diffidenza verso l'atomo si esprime in chiave ecologica, come preoccupazione per il "fallout" radioattivo degli esperimenti nell'atmosfera. Si apre un nuovo capitolo in cui la paura della scienza diventa preoccupazione per la salute e per l'ambiente. La transizione è accelerata dalla pubblicazione di Primavera silenziosa, il libro di Rachel Carson sulle mortali conseguenze del Ddt, che nel 1962 dà consistenza al movimento ecologista".
Veniamo alla più recente delle tecnofobie, quella relativa agli organismi geneticamente modificati.
"L'industria biotecnologica ha fatto un errore capitale mandando sul mercato prodotti che comportano vantaggi per gli agricoltori ma non per i consumatori. Se, al contrario, avesse fatto vegetali con dentro un ricostituente o il viagra non sarebbe mancato il consenso: è come se i primi impieghi della corrente avessero riguardato la sedia elettrica e non l'illuminazione. Prevedo però che con il tempo e la dimostrazione che sono sicuri, i prodotti dell'industria biotecnolgica verranno alla fine accettati".
Accettati anche in Europa, dove si moltiplicano le prese di posizione contro il cibo di Frankenstein ?
"Viviamo in un mercato globale e qualora alimenti transgenici venissero venduti bene al di fuori dell'Europa perché convenienti, l'agricoltura e l'industria alimentare europee si troverebbero a mal partito. Si svilupperebbe allora una forte pressione per cambiare le leggi. Aggiungo che attualmente gli ogm sono un prodotto prevalentemente americano, ma nel momento in cui l'industria europea entrasse significativamente nel settore si creerebbe una ulteriore spinta, questa volta dall'interno, al loro sdoganamento. Sbaglierò, ma l'esempio dei farmaci fa scuola. In Germania c'è stata dapprima una decisa opposizione ai prodotti di biosintesi, ivi compresa l'insulina umana, ma quando si è visto che erano migliori e che le industrie, ostacolate da regole troppo severe, abbandonavano il paese, si è avuta una inversione di rotta".
Restando alla Germania, i fantasmi dell'eugenica nazista hanno sempre impedito la piena adesione di quel paese alla nuova biologia.
"Lo schema si ripete con le cellule staminali, possibile matrice di tessuti per autotrapianti a prova di rigetto. L'alleanza tra cristiani conservatori e Verdi tecnofobici impedisce in Germania l'uso degli embrioni umani quale fonte delle staminali, ma l'Inghilterra ha dato in gennaio luce verde, gli Stati Uniti procedono anche in assenza di fondi federali e la Francia studia il modo di legalizzare, se non la produzione, la ricerca su queste cellule. Non mi sorprenderei se il timore di rimanere indietro nella corsa al biotec facesse cambiare idea, a breve scadenza, al governo Schroeder".