RASSEGNA STAMPA

22 LUGLIO 2001
IGNAZIO MARINO
Xenotrapianti, pronto intervento per la vita

Il chirurgo Ignazio Marino replica all'articolo di Oliverio sul rischio di infezioni

La domanda è sempre la stessa: come conciliare la costante crescita di pazienti in lista d'attesa per un trapianto con la cronica carenza di organi disponibili? È la questione su cui si arrovellano i ricercatori e i medici di tutto il mondo impegnati nel settore dei trapianti d'organo. È anche la domanda che sta alla base dell'articolo di Alberto Oliverio pubblicato su Avvenire il 19 luglio scorso, a proposito dei rischi nell'utilizzo di animali transgenici a scopo di trapianto.

Vorrei a questo proposito proporre alcune riflessioni partendo da un dato: ogni giorno 14 persone muoiono negli Stati Uniti e altrettante in Europa perché l'organo tanto atteso non è arrivato in tempo. Ogni giorno queste stesse persone potrebbero vivere utilizzando organi di suini geneticamente modificati, anche solo come soluzione ponte, in attesa di un organo umano. Perché non si fa? Fondamentalmente perché si teme il rischio di una trasmissione di virus tra specie diverse, dal maiale all'uomo. Ma quali fondamenti scientifici ha oggi questo ipotetico rischio? Le misure di controllo sugli animali che dovrebbero essere utilizzati a scopo di trapianto comprendono il parto cesareo oltre al controllo accurato dell'ambiente e la sorveglianza costante degli animali e delle persone che li seguono e li curano. Queste precauzioni dovrebbero escludere la trasmissione di infezioni all'interno del gruppo di animali transgenici destinati al prelievo di organi per trapianto.

Ammettiamo tuttavia che esista un virus sconosciuto di suino che pur non provocando alcun danno al maiale rischi di infettare l'uomo. Su questo punto i dati di cui disponiamo sono i seguenti: da uno studio retrospettivo su 160 pazienti che sono entrati in contatto con tessuti di suino non si è riscontrata nelle loro cellule nessun'evidenza di "Perv" ("porcine endogenous retrovirus", una specie di retrovirus suino che rappresenta la principale preoccupazione di un'eventuale infezione per i pazienti trapiantati). Vale la pena di ricordare il caso di un paziente trapiantato con un fegato di babbuino, a Pittsburgh nel 1992, dal gruppo del professor Thomas Starzl di cui anch'io facevo parte. Quel paziente è vissuto per oltre due mesi e non ha sviluppato alcuna malattia infettiva di origine animale. Quindi, attualmente, la scienza non ha alcuna evidenza che il trapianto di un organo da un animale all'uomo possa trasmettere infezioni sconosciute e pericolose per il genere umano.

Insulae pancreatiche di maiale sono state trapiantate in pazienti diabetici e cellule neuronali fetali di maiale sono state iniettate in numerosi pazienti affetti da morbo di parkinson. Inoltre, un numero significativo di pazienti colpiti da epatite fulminante sono stati inseriti in studi clinici che utilizzano epatociti di maiale in apparecchi artificiali (il cosiddetto "fegato bioartificiale") con risultati clinici iniziali positivi. Per quanto riguarda il trapianto di un organo solido di suino transgenico in primati non umani, gli studi mostrano una sopravvivenza che varia da poche settimane a tre mesi, un lasso di tempo considerato non sufficiente per questa nuova forma di terapie "salvavita" nell'uomo. Eppure io sono convinto che questa sia la strada da percorrere al più presto.

Se la sopravvivenza non permette di poter pensare ad una soluzione definitiva, può tuttavia essere considerata valida l'ipotesi di un trapianto "ponte", un'ipotesi che si potrebbe attuare in tempi brevi. In questo modo non avremo ancora risolto il problema alla base ma faremo comunque un passo avanti in una direzione che ormai tutti considerano percorribile sia dal punto di vista etico che scientifico e allo stesso tempo daremo una chance in più a quei pazienti che oggi, mentre noi discutiamo, continuano a morire.

(Ignazio Marino è direttore dell'Istituto mediterraneo per i trapianti e terapie ad alta specializzazione professore di Chirurgia, Università di Pittsburgh)
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