RASSEGNA STAMPA

20 LUGLIO 2001
GIANNI FOCHI
Cloro contro carbonchio

Il grande Satana per i talebani del­l'ambientalismo è il cloro, insieme coi suoi derivati industriali.  Legati all'utopia del rischio zero, quei signori si fissano su inconvenien­ti presunti (o anche accertati, ma se­condari) d'alcune sostanze, e rifiuta­no d'ammettere che esse, nella quali­tà della vita umana, hanno un bilan­cio largamente positivo.

Per esempio, anni fa una pande­mia di colera trovò impreparato il Perù, che non seguiva gli inviti del­l'ente mondiale della sanità (Who) alla clorazione dell'acqua potabile: un po' per difficoltà finanziarie cro­niche, un po' per il timore d'un aumentato rischio di cancro, suscita­to da studi in cui animali da laboratorio erano stati sottoposti a dosi larga­mente superiori a quelle realistiche. Quegli studi, molto strombazzati da Greenpeace, suggerivano che negli Stati Uniti settecento casi di cancro all'anno potessero derivare dalla clo­razione dell'acqua.  Ebbene: nel solo Perù dal 1991 al 1996 il colera , senza disinfettanti clorurati nell'ac­qua, colpì oltre ottocentomila perso­ne e ne uccise più di seimila.  Quan­to alla serietà della suddetta paura di tumori maligni, in quegli anni pro­prio la Iare (agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) raccoman­dava la clorazione degli acquedotti.

Saltando all'atttualità, apprendiamo che gli Stati Uniti hanno usato solu­zioni d'ipoclorito di sodio (analoghe alla varichina e anche all'Amuchina che si vende in Italia) per eliminare le spore del Bacillus anthracis, agente del carbonchio, dalle superfici dove si sospettava che i terroristi le avessero sparse.  L'Epa (Environmental Protection Agency), che s'occupa della difesa dell'ambiente, ha suggerito l'uso del gas biossido di cloro per bonifica­re uffici pubblici contaminati.

Ecco dunque più viva che mai una classe di sostanze chimiche sfruttate fin dal 1774, quando lo svedese Carl Wilhelm Scheele notò le proprietà sbiancanti del gas cloro, da lui stesso scoperto; egli fece fare un salto enor­me al candeggio dei tessuti, affidato sino allora alla luce solare, piuttosto rara e debole dalle sue parti.  Nell'ulti­mo decennio del Settecento si diffuse l'impiego di soluzioni acquose di cloro o d'ipocloriti; questi ultimi furono scoperti dal savoiardo Claude-Louis Berthollet, che aveva fatto i suoi stu­di a Torino e poi s'era trasferito in Francia.  Lì si diffusero come eau de Javel, dal luogo di produzione.

Il termine varichina o varechina è imparentato con l'inglese wreck, relit­to: viene infatti da varecchi, alghe marine raccolte sulla battigia; bruciate, esse davano ceneri ricche di sodacausti­ca, una delle materie prime per la produ­zione d'ipoclorito.  Le proprietà batteri­cide di quest'ultimo furono scoperte nel 1881 dal noto microbiologo tedesco Robert Koch, mentre già cinquant'anni pri­ma un altro tedesco, il chimico Friedlieb Ferdinand Runge aveva introdotto con successo il cloro come disinfettante nel corso di un'epidemia di colera.  Ri­nunciare al cloro e ai suoi derivati signi­ficherebbe un regresso di centoset­tant'anni in fatto d'igiene.
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