![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 15 LUGLIO 2001 |
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Oggi ricorre il centenario della nascita di Nicola Abbagnano, che nacque a Salerno il 15 luglio del 1901, mori a Torino il 9 settembre del 1990, dopo aver lungamente insegnato storia della filosofia nella Facoltà di lettere di quella Università. Si era laureato a Napoli con Antonio Abotta, uno dei filosofi italiani che non subì il fascino delle posizioni di Giovanni Gentile, che fu critico aspro della cosiddetta "reazione idealistica contro la scienza". Su quest'ultimo punto l'allievo rimase sempre fedele all'insegnamento del maestro. Abbagnano è stato uno dei primi filosofi a far conoscere in Italia i temi dell'esistenzialismo. In opposizione al decadentismo e al nichilismo di alcuni fra gli esistenzialisti, aveva teorizzato una forma di "esistenzialismo positivo" che utilizzava temi caratteristici dell'empirismo e del pragmatismo di John Dewey.
Nel maggio del 1953 invitò a una periodica e serrata discussione filosofica un gruppo di amici suoi coetanei e di più giovani studiosi. Gli obiettivi che Abbagnano si proponeva erano pnncipalmente due: in primo luogo difendere la laicità della cultura filosofica italiana (che a molti sembrava messa in pericolo dalla invadenza cattolica nel mondo della scuola e nel mondo accademico); in secondo luogo proporre un nuovo "stile filosofico", meno legato alla retorica e alle tendenze predicatorie ancora prevalenti in molti settori della filosofia italiana.
In un programma che si definì "neoilluministico", confluirono posizioni filosofiche fra loro molto diverse. I filosofi cattolici e quelli dì ortodossia marxista (come Antonio Banfi o Nicola Badaloni) restarono fuori dal gruppo. Agli incontri presero parte Eugenio Garin, Mario Dal Pra e Ludovico Geymonat; Norberto Bobbio e Uberto Scarpelli (che si occupavano di etica e di diritto dal punto di vista della filosofia analitica); Remo Cantoni, Enzo Paci e Giulio Preti (che erano allievi di Banfi); Pietro Chiodi, Carlo Viano e Pietro Rossi (scolari di Abbagnano); una provenienza bolognese caratterizzava Alberto Pasquinelli e Antonio Santucci.
Nell'articolo di Abbagnano, intitolato "L'appello alla ragione e le tecniche della ragione", si riconobbero personaggi molto diversi. Abbagnano vi aveva difeso una concezione artigianale e pluralistica della ragione. Come per la ragione degli illuministi del Settecento, anche la ragione dei neoilluministi rinunciava a ogm pretesa di assolutezza. E neoilluminismo, scrisse qualche anno fa Bobbio, fu una breve parentesi destinata a un rapido esaurimento. Ma anche le parentesi hanno la loro importanza e non ci sono quasi mai, nel mondo delle idee, esaurimenti definitivi. Sono stati e sono ancora moltissimi i giovani che si avvicinano alla filosofia attraverso le pagine limpide della Storia della filosofia (che volle e riuscì a essere una. alternativa ai modi idealistici di praticare la ricerca storica in filosofia) o cercando il significato di un temine in quello splendido Dizionario di Filosofia dal quale si impara la cosa più importante e fascinosa e inquietante: che in filosofia non ci sono quasi mai significati sui quali si dia universale accordo tra i filosofi (entrambe le opere sono pubblicate dalla Utet).
Se le proposte di filosofie totalizzanti, le autopresentazioni dei professori di filosofia come sacerdoti del vero, le forme di integralismo filosofico, gli attacchi alla scienza e alla tecnica suscitano ancora oggi in Italia una qualche consistente reazione, lo dobbiamo senza dubbio anche al grande lavoro filosofico svolto da Abbagnano, con immutata tenacia, per tutto il corso della sua lunga vita.