RASSEGNA STAMPA

13 LUGLIO 2001
ALBERTO MINGARDI
DALLA GENESI AL GENOMA

Tra scienza e fede, quale incontro? Faccia a faccia tra Edoardo Boncinelli e Alessandro Maggiolini. Lo studioso: "Oggi vincono facili credenze senza senso". Il vescovo: "La Chiesa non teme la ragione, anzi la incoraggia"

Edoardo Boncinelli e Alessandro Maggiolini sono due testimoni del nostro tempo. Il ricercatore appassionato dei "nostri geni" e il vescovo nell'occhio del ciclone per le sue opinioni eterodosse (o, forse, troppo ortodosse). Sembrerebbero agli antipodi, costretti dal gioco delle parti a un'inimicizia inevitabile, a un'ostilità reciproca e scontata. Li abbiamo messi a confronto, faccia a faccia, sui grandi temi della scienza, della fede, della ragione senza maiuscole ma senza aggettivi. Ci sono valori ("Anche se questa parola mi dà l'orticaria", abbozza il genetista) che s'immaginano comuni, c'è un senso di appartenenza alla cultura occidentale davanti al quale le differenze annichiliscono, i distinguo si stemperano. Anche perché questa cultura, questa nostra madre feconda, proprio oggi, nel giorno del trionfo, vacilla sotto i colpi di nemici vecchi e nuovi.

Boncinelli: "Comincerei col dire che io non riesco a vedere grossi motivi di contrasto fra scienza e fede. Se per "scienza" intendiamo le domande fondamentali e le risposte fondamentali. Se pensiamo alle applicazioni pratiche lì, sì, invece c'è contrasto - ma l'incompatibilità è fra un tipo di morale e un altro tipo di morale. Tuttavia, riguardo alla scienza, che è la cosa che a me sta a cuore, non c'è dubbio che la biologia è e rimarrà sempre nell'occhio del ciclone: perché quando ci si avvicina all'uomo, quando ci si avvicina alla psiche, quando ci si avvicina alla mente, tutte le cose si fanno roventi".

Nessun muro-contro-muro, insomma, fra scienza e fede?

Boncinelli: "No, assolutamente. L'unica questione su cui non parliamo la stessa lingua è se il passaggio dalla scimmia all'uomo sia avvenuto gradualmente, o di botto. Altre problematiche non le vedo. Gli avversari agguerriti e, temo, presto vincitori, della scienza, sono altri: quegli epistemologi e quei filosofi paladini del relativismo, del "nulla è chiaro" del "non sappiamo niente". È di qui che viene il pericolo vero per la scienza e, credo, per la cultura occidentale in genere".

Maggiolini: "La distinzione fra scienza, come cognizione, e la tecnica, come applicazione del sapere, è molto importante per la nostra discussione. È chiaro che la scienza deve spingersi a conoscere il più possibile e più s'allarga, più s'approfondisce e meglio è. Fede e filosofia vanno a braccetto con quest'atteggiamento. O, perlomeno, una filosofia dell'essere e non dell'apparire, capace di fare i conti con l'empirico, col pratico, col misurabile. E una fede capace di appendersi alla trascendenza. Allo stesso tempo, è chiaro che a guidare l'applicazione scientifica, cioè la tecnica, sarà una morale che metterà al centro delle proprie considerazioni un'antropologia. Bisognerà vedere che cosa è l'uomo, e quali sono i limiti entro i quali può essere manipolato, non conosciuto".

Il professor Boncinelli ha fatto emergere un tema forte, riferendosi ai relativismi, agli scetticismi che incalzano e che sono un po' di "moda" in questo periodo. Monsignor Maggiolini legge lo stesso pericolo all'interno della cristianità. Il punto è questo: quale ruolo può essere riconosciuto alla ragione umana, e come mai questo ruolo sembra sbiadire, recentemente, perlomeno nella formulazione di certi "pensieri".

Maggiolini: "Il relativismo non dà nessun punto non dico di arresto, ma neanche nessuna direzione, non traccia nessun percorso. Rappresenta un atteggiamento che non si meraviglia più di nulla, lascia che la scienza conduca la propria indagine anche a detrimento dei valori e della dignità umana e, nello stesso tempo, non offre dei cammini, delle alternative di ricerca".

Boncinelli : "Non dimentichiamoci che la scienza è nata per scoprire le leggi di natura. Alla base c'è una spinta metafisica, tutto ruota attorno a un assunto metafisico-religioso: l'universo è unico, perché è stato creato da un unico creatore, ed è governato da leggi ben precise e "indagabili". E di questo, credo, ci dobbiamo compiacere. Ma vorrei anche dire, siccome vivo nel mio tempo, che ho l'impressione che questo lato razionale e "sistematizzatore" della religione si vada vieppiù attenuando. A vantaggio di un pragmatismo diffuso. Come negli Stati Uniti: una recente inchiesta ha rivelato che l'85% degli americani si dichiara "credente in una qualche idea". Lievita il numero dei testimoni di Geova. Mi è capitato di incontrare un tassista che ha visto i 25 extraterrestri venuti da un'altra galassia che un bel giorno si porteranno via lui e gli altri della sua setta. Attenzione: questa "nebbia" che ci circonda non accenna a diradarsi".

Maggiolini: "Colgo l'osservazione che lei faceva e la metterei in questi termini: a parte episodi secondo me eccessivamente enfatizzati (come quello di Galileo), in fondo la religione cattolica non solo consente, permette, ma addirittura provoca la scienza. Esige che l'uomo si metta in un atteggiamento di "dominio" del Creato; è ciò che è scritto nella Genesi, dove l'uomo ha il compito di custodire e di dominare il Creato".

Boncinelli: "E di dare i nomi alle cose!"

Maggiolini: "Certo, di dare i nomi cioè di categorizzare, di conoscere l'universo che lo circonda. Mi pare che questo sia molto importante, assieme però all'aspetto, come dire?, più "ecologico". C'è il dominio e c'è la custodia. Detto questo, condivido pienamente le preoccupazioni di Boncinelli. Ho l'impressione che oggi la Chiesa non sia attaccata da fuori, ma si stia sfaldando dal di dentro: sta perdendo la propria originalità, il proprio pensiero. E se continuiamo in questa direzione, credo che l'Europa non sarà degna di sopravvivere".

Perderà senz'altro la sua specificità, le ragioni più profonde del suo essere.

Maggiolini: "Esatto. Verrà spazzata via da un monopensiero che potrà essere il monopensiero delle religioni orientali. Ma anche quell'altro monopensiero che si declina in certa "banalità americana"".

Boncinelli: "Che è quello che io chiamo il "papocchio": una sintesi eterodossa di valori cristiani, marxismo e psicanalisi. Una zuppa infinita da cui non ci si districa perché c'è dentro tutto e il contrario di tutto. Non solo: gli americani hanno vissuto la psicanalisi venendo dal comportamentismo. Quindi ne è uscito un improbabile "Tutto è possibile con l'educazione", magari fosse vero".

Maggiolini: "Ma, caro Boncinelli, quando lei mette assieme ideologia marxista e "ideologia" cattolica, reagisco dicendole: un cattolicesimo malcapito e mal vissuto. Se è ben vissuta, la fede, libera da tutti gli schemi imposti, "costringe", impegna alla ricerca. Rende capaci di enorme criticità. Detto questo, dovrei aggiungere che la Chiesa sta sostenendo ciò che di valido l'Illuminismo ha portato. Perché, nonostante la condanna (secondo me sbagliata) non tanto della Scolastica (Abelardo, Tommaso, Bonaventura) ma della Tardo-Scolastica, l'Illuminismo comunque ha avuto l'intento di mettere la ragione in condizione di ragionare. Oggi, col post-moderno, si sta teorizzando una specie di docta ignorantia che è soltanto ignoranza e non è più dotta! Si mette in dubbio tutto, e si rimane con delle certezze di cartone. Penso a chi sostiene che norma morale sia soltanto una pietas nei confronti del passato, per esempio. Ma perché? Si stanno tradendo gli stessi valori di un Illuminismo solido. E adesso tocca alla Chiesa (la "Fides et Ratio") invitare a riprendere, riconsiderare l'importanza della ragione. Prima o poi, si sollevava la questione dello Stato ideologico. Che c'è, non v'è dubbio. Però mi sembra che accanto a un'ideologia di Stato, stia fiorendo anche un'ideologia diffusa nella società - non illudiamoci che non ci sia. È anche il problema della scuola, che ha un ruolo importantissimo, dovrebbe coltivare i talenti e seminare opportunità. Però non vorrei che ci ritrovassimo con dei professori tutti presi dalla preoccupazione di "eludere" il punto, ma abbiano la soddisfazione di accendere delle intelligenze. Di smuovere delle coscienze. E qui aggiungerei l'importanza fondamentale della famiglia: proprio perché è nella famiglia che si inizia a non avere più paura di dialogare, di discutere. Se la scuola diventasse la naturale prosecuzione della famiglia, se ci si ritrovasse in maniera un po' più fraterna, mi sembra che solo così si potrebbe riprendere qualcosa di più nella coltivazione della ragione".

Boncinelli: "E qui siamo arrivati al nocciolo della questione. Su una cosa, però, siamo in completo disaccordo: per me la vita non ha senso. Ma questo non giustifica uno che abbassa le armi e non fa più nulla. Perché se per me, Edoardo Boncinelli, la vita non ha alcun senso, fintanto che c'è qualcuno, vicino o lontano da me, che ci crede, io devo fare tutto quello che è in mio potere per rispettarlo e appoggiarlo nelle sue convinzioni. Ma non ho alcun dubbio che la vita, un senso non ce l'abbia".

Maggiolini: "Siamo su posizioni opposte. Se fossi buttato per caso nel mondo, io neanche mi ribellerei. ma mi rinchiuderei in me stesso. Credo che se sono nato in questo periodo, se sono arrivato proprio qui, vuol dire che ho una missione da svolgere, che non è tanto un percorso verso una salvezza "mia" in prima battuta, ma un percorso verso una mia promozione umana, verso una mia crescita".

Boncinelli: "Però, monsignore, si può vivere anche convinti che la vita non abbia senso. A patto che tutto questo sia arricchito, o se preferisce "vicariato" dall'altro, dal confronto con chi ci è vicino. Io, purtroppo, il "senso" non lo vedo, mi piacerebbe tanto vederlo, ma questo non mi fa vegetare 24 ore su 24, non mi fa assistere, stando zitto, ai vari dibattiti. Perché se anche il senso non c'è, lo si crea. Il dovere primario dell'uomo è dare un senso a un universo che non ce l'ha".

Diciamo anche questo: cioè che, pure nell'ipotesi estrema che la vita non abbia un senso, non si elimina quello che è una specie di "dovere" dell'uomo: meravigliarsi di tutto quel che gli sta intorno.

Boncinelli: "Assolutamente".

Maggiolini: "Io sono convinto che quando lei dice che la vita non ha un senso, lei l'ha già affermato, quel senso. Quando parlava di metafisica come atteggiamento primo, li c'era già una sensibilità religiosa, forse inconsapevole".

Boncinelli: "Ma infatti io mi definisco religioso, non credente ma religioso".
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