RASSEGNA STAMPA

11 LUGLIO 2001
DANIELE ARBIATI
La filosofia in bilico tra poesia e uffici marketing

Da Roberto Carifi a Paul Wouters ovvero dallo stupore metafisico alla bottega del pensatore che si scopre artigiano

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Ci voleva un poeta per riportare la filosofia con i piedi sulla terra (e la testa, come sempre, fra le nuvole delle idee). Ci voleva un poeta per ricordare a tutti che il pensatore è cacciatore stanziale e non nomade: cattura cioè la preda quando gli passa davanti agli occhi della mente. Ci voleva un poeta per dire a chiare lettere che la speculazione non è utile ma indispensabile.

Questo poeta è Roberto Carifi e nel suo aureo libretto In difesa della filosofia (Le Lettere, pagg. 68, lire 18mila) punta l'indice accusatore contro chi ha ridotto l'attività più nobile dell'uomo a "chiacchiera da salotto illuminata e vagamente liberale. Ecco il nucleo del pacato ma fermissimo discorso: "La filosofia pura, che non si renda ancella di altre discipline, si fa incontro alla verità di cui è alla ricerca e da questa si lascia incontrare, l'accoglie e al tempo stesso la raccoglie (si ricordi che Logos viene dal verbo lègein che significa "dire" ma anche "raccogliere", con evidente allusione al raccogliersi della verità nel pensiero che l'accoglie)". Peccato che "già a partire da Aristotele ha cominciato a delinearsi l'errore consistente nell'identificare l'essere con i singoli essenti".In quest'ottica la storia della filosofia non è tanto la storia di innumerevoli e fecondi fallimenti, quanto un lento processo di annacquamento di un vino nato forte e generoso e diventato debole e insipido.

Qui udiamo la voce del poeta che mormora, spesso inascoltata, sotto l'eloquio altisoante degli speculatori: il Carifi poeta coincide (non potrebbe essere altrimenti) col Carifi filosofo inteso nel senso classico, classicissimo, quasi arcaico per non dire ancestrale. Si torna infatti alle origini, dicendo l'incanto dei thaumazein, lo stupore filosofico che nasce dalla scoperta dell'esistere del mondo. Scaturisce naturalmente la consonanza con Nietzsche, "viandante" e non "viaggiatore rivolto a una meta finale". E l'aria tersa delle vette metafisiche si assapora nella comunanza che lega il filosofo più "scientifico" di tutti a un lirico mistico del Seicento: "non come il mondo è, è il Mistico, ma che esso è", dice Wittgenstein, e "la rosa è senza perché; fiorisce perché fiorisce/ di sé non gliene cale, non chiede d'esser vista", canta Angelo Silesio. Non hanno forse la stessa profondissima radice i versi dei cinese P'ang Yum "quale meraviglia soprannaturale/ quale miracolo è questo! Tiro l'acqua dal pozzo/ e porto la legna" e la "constatazione" di cui parla Merleau-Ponty nella Fenomenologia della percezione? Meraviglia fanciullesca e saggezza coincidono.

Non così in tante palestre similfilosofiche che da qualche annetto stanno inondando le librerie. Tra gli innumerevoli volumoni e volumetti scritti con il preciso intento di spremere dai vari testi il prezioso e ricercatissimo succo della prassi c'è quello di Paul Wouters, La bottega del filosofo.Ferri del mestiere per pensatori debuttanti (Carocci, pagg. 119, lire 18mila, trad. di Maria Cristina Coldagelli). L'autore dirige la Scuola internazionale di filosofia di Leusden (Olanda) e nei "ringraziamenti" si rivolge al suo editore, "che mi ha dato la forza di realizzare qualcosa per cui non avevo tempo". Che Wouters non abbia molto tempo a disposizione si nota dall'"Introduzione", dove scrive che trattando di filosofia "si corre continuamente il rischio di incagliarsi in chiacchiere senza fine". Per farla breve, mette nelle mani dei potenziali allievi sette strumenti da lavoro: martello e scalpello (essenzialismo: Platone e Aristotele); squadra (trascendentalismo: Kant); leva (dialettica: Hegel); mano nuda (fenomenologia: Husserl); sega da traforo (metodo analitico: Wittgenstein); trapano (ermeneutica: Heidegger); uomo che agisce (decostruttivismo: Derrida).

Anche noi facciamola breve e diciamo che l'ultimo capitolo nel quale il cerchio si chiude (l'uomo, dopo aver inventato gli strumenti, si scopre - alla buon'ora - a sua volta strumento ... ) riporta, forse con sottile vena autoironica, l'affermazione di Matthijs van Boxsel nell'Enciclopedia della stupidità: "L'intelligenza non è che il prodotto di una serie di tentativi più o meno falliti di afferrare la stupidità". E, a proposito, ecco le penultime parole non ancora famose di Wouters "sono convinto che là dove si tratti di problemi personali di vita, si possa trarre più giovamento dalle tecniche della meditazione che dallo studio della filosofia". Insomma, "meditate, gente, meditate". Lo diceva Renzo Arbore tempo fa. Ma in uno spot, non in un trattato tascabile dello scibile umano. Resta la domanda di un altro filosofo involontario, Totò: "Per andare dove dobbiamo andare, dove dobbiamo andare?". Ma il professor Wouters non ha tempo per rispondere.

Tempo ne ha, invece, un filosofo di successo dei nostri giorni, intervistando il quale Stefano Lorenzetto ha spento, domenica 10 luglio, le cento candeline sulla torta dei "Tipi italiani", appuntamento fisso per i lettori del Giornale. Questo signore ha 34 anni, fa un mucchio di cose orientate a imporre usi (roba da comprare) e costumi (roba da pensare). E a precisa domanda risponde: "Non esiste la verità. Esiste qualcosa di ben detto e di mal detto". Ben detto. D'altra parte lui "crea simpatia per aziende, prodotti, persone" e ha capito da un pezzo che la verità è fuori sia dal target sia dal budget. E che, per finire la rima in "et", pecunia non olet.
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