RASSEGNA STAMPA

7 LUGLIO 2001
FIORENZO RICCI
"Dare un senso alla vita"

È lecita la domanda se sia giusto praticare l'accanimento terapeutico

"La scienza medica rischia d'essere una foglia di fico che maschera l'incapacità dell'uomo ad ammettere la sua finitezza. In particolare la biomedicina, in grado oggi di manipolare in profondità il concetto di natura umana, cerca di spostare il limite dell'esistenza perché lo giudica un nemico da sconfiggere. Ma il problema non è morire bensì vivere in maniera sensata: perciò tale limite va compreso ed elaborato in altro modo".

Secondo padre Carlo Casalone, gesuita e membro del Comitato di etica dell'Istituto nazionale dei tumori di Milano, intervenuto alla conferenza del Centro Veritas intitolata "Le nuove prospettive della bioetica", il quadro sta cambiando. "La logica del limite - ha detto l'esperto - comincia ad entrare anche in campo medico. Ci si inizia a chiedere se sia giusto, ad esempio, l'accanimento terapeutico per trattare fino all'ultimo le persone. Usare troppi strumenti tecnici conduce infatti ad una fase della morte estremamente lunga e disumana. La stessa produzione di embrioni al solo scopo di ricerca risulta argomento dibattuto".

Padre Casalone ha poi citato numerosi temi di stretta attualità quali la mappatura del genoma umano, che però, a suo parere, potrebbe trasformare i pazienti cui venga pronosticata alta probabilità di grave patologia in "impazienti", cioè in consumatori accaniti di servizi sanitari per la prevenzione del male; oppure la procreatica, che ormai coinvolge addirittura cinque-sei figure nella nascita di un bambino tra donatori e madri in affitto o che assicura la possibilità di portare la data dell'aborto fino al momento in cui il feto sarebbe tecnicamente rianimabile. "Eticamente - ha concluso il gesuita - sarà pure importante il consolidamento della relazione interpersonale nella pratica clinica grazie alla responsabilizzazione del paziente tramite il consenso informato all'agire del medico".
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