RASSEGNA STAMPA

7 LUGLIO 2001
GIORGIO LUNGHINI
Le classi in linea retta

Letti due editoriali dei giorni scorsi, ho ripescato dalla soffitta "Il capitale". Me ne era venuta in mente l'ultima pagina, sulla quale il manoscritto si interrompe. Gli editoriali sono quelli di Rossana Rossanda ("Il sonno dei Ds", sul manifesto del 5 luglio) e di Giuseppe De Rita ("L'inutile nostalgia del conflitto sociale", sul Corriere della Sera del 6 luglio). Rossana Rossanda evoca la questione dei rapporti tra capitale e lavoro. Giuseppe De Rita riferisce che solo il 39 per cento degli italiani crede ancora nel conflitto di classe; prevede che la dinamica di lungo periodo tenda invece a una "società relazionale", poiché le società moderne sono fatte dalla moltiplicazione dei rapporti culturali, commerciali, finanziari e turistici; e ammonisce, d'accordo con il presidente del Senegal, che chi "non sta in relazione" è finito.

In verità, circa le classi lo stesso Marx non ha le idee chiare: "La prima domanda cui si deve rispondere è la seguente: Che cosa costituisce una classe? E la risposta risulterà automaticamente da quella data all'altra domanda: Che cosa fa sì che gli operai salariati, i capitalisti e i proprietari fondiari formino le tre grandi classi sociali? A prima vista può sembrare che ciò sia dovuto all'identità dei loro redditi e delle loro fonti di reddito. Tuttavia, da questo punto di vista, anche i medici e gli impiegati verrebbero a formare due classi, poiché essi appartengono a due distinti gruppi sociali, e i redditi dei membri di ognuno di questi gruppi affluiscono da una stessa fonte. Lo stesso varrebbe per l'infinito frazionamento di interessi e di posizioni, creato dalla divisione sociale del lavoro tra gli operai, i capitalisti e i proprietari fondiari. Questi ultimi divisi in possessori di vigneti, possessori di terreni arativi, di foreste, di miniere, di riserve di pesca".

Libero da ogni preoccupazione di tassonomia sociologica o catastale, o forse per liberarsene, Piero Sraffa, in "Produzione di merci a mezzo di merci", enuncia una verità logicamente ineccepibile e lampante anche per i bambini quando devono spartirsi una torta: "Quando il salario venga gradualmente ridotto, il saggio del profitto aumenta in proporzione diretta della riduzione complessiva del salario. Questa relazione può essere rappresentata graficamente da una linea retta (inclinata negativamente)". Tutto qui.
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