"Il mondo sospeso
tra nuove libertà
e poteri occulti"Le sfide della globalizzazione: Alain Touraine Il sociologo francese parla della paura
di un "capitalismo estremo". E delle grandi opportunità individuali, come quelle offerte dalla Rete |
| Un altro spettro si aggira per l'Europa: la paura da insicurezza, di fronte alle sfide della globalizzazione. Giovani e vecchi, poveri e ricchi, persino i potenti, ne sono angosciati. L'incalzare della comunicazione globale, sotto tutte le forme, di pari passo col montare d'irrazionale violenza, sembra togliere ogni difesa. Insicurezza del presente e non più soltanto del futuro. Perciò promettere sicurezza è diventata la principale, quasi ossessiva, preoccupazione di ogni governo, non solo nelle campagne elettorali; anche in paesi avvezzi a confrontarsi con l'avversità della "diversità". Come Gran Bretagna o Francia, dove si progettano leggi sulla "sicurezza quotidiana". Ne parliamo con Alain Touraine, il sociologo francese tra i più ascoltati circa i mutamenti della società globalizzata.
| Lo spettro dell'insicurezza si nasconde forse sotto un lenzuolo globale? |
"La globalizzazione è motivo d'incertezza e timore soprattutto come principale causa di nuove forme di "dominio economico", da quando, una decina d'anni, è prevalsa l'idea che si vada verso un sistema dove gli Stati-nazione scompaiano. E dunque nessuno potrebbe più controllare l'economia. Ciò comporta la paura di forme striscianti e poco pulite di poteri occulti. C'è, dunque, effettivamente, una sorta di paura globale. Ma al tempo stesso c'è pure una specie di liberazione, in rapporto al quadro sociale nel suo insieme".
"Prendiamo quello più appariscente, alla portata di tutti: Internet. Ebbene, Internet offre possibilità di libero movimento a tantissima gente, che cerca qualche cosa e la trova. Perciò direi che non è tanto una tendenza alla globalizzazione quel che preoccupa e mette paura. Viviamo al tempo stesso in un mondo troppo individualizzato, nel quale aumentano a vista d'occhio le possibilità di comunicazione e informazione, e - dall'altra parte - in un mondo che ci appare lontano, diretto e governato da forze sconosciute": spiega Touraine, che per primo scoprì e scrutò, fin dal 1969, il disagio di quella che chiamò "società postindustriale". Ma ormai anche questa forma di paura sembra archeologia sociologica, nel passaggio dal conflitto tra capitale e lavoro alla condizione di cittadini-lavoratori sottoposti alle più svariate pressioni, soprattutto tecnologiche, oltre che politiche e burocratiche. A 76 anni, già direttore del Centro di studi sui movimenti sociali, a Parigi, Alain Touraine continua a elaborare una sociologia del cambiamento che non gli impedisce di essere critico anche verso la propria disciplina (La sociologia è ancora lo studio della società?, è un altro suo titolo famoso). Tre anni fa, in Come uscire dal liberalismo, ha tracciato un'analisi del nuovo assetto socio-economico, prefigurando il boom della new economy, dalla produzione alla comunicazione planetaria.
| Più progresso, più paura? |
"Con tutto quello che l'umanità ha passato in un solo secolo, il terribile Novecento chiuso da poco, fra dittature sanguinarie e massacri ai quali i posteri stenteranno a credere, mi sembra difficile che possa crescere la paura del peggio".
| Perché spaventa l'indiavolato potere della tecnologia? |
"Non definirei le nuove tecnologie un "potere". Ciò che caratterizza la tecnologia è l'indipendenza da ogni sistema sociale, anche quando si tratta di tecnologie industriali, direttamente correlate a politiche manageriali, che consistono nel gestire l'organizzazione del lavoro".
| Sarà possibile una "soluzione globale" dei problemi importati dall'immigrazione in Europa? |
"Le popolazioni dei paesi ricchi hanno paura della concorrenza d'inarrestabili flussi d'immigrati che fanno crollare i loro salari. Ma tali fenomeni hanno poco a che fare con la tecnologia dell'èra computerizzata. Né da questa potranno scaturire soluzioni di alcun tipo, senza una strategia di economia politica, questa sì veramente globale".
| Come giudica le proteste antiglobalizzanti, da Seattle a Goteborg a quelle temute per i "G8" a Genova? |
"Sono covinto che la parola "globalizzazione" riscopra ed incorpori concetti completamente differenti. Ci sono interi continenti, o parte di essi, completamente al di fuori dei commerci mondiali. Il fenomeno più importante in questo senso è attualmente quello della Cina rurale, che dimostra come ci siano vantaggi e svantaggi nella globalizzazione. Ma non è qui il problema. In realtà, l'ideologia della globalizzazione è la visione di un capitalismo estremo. Intendo dire un sistema economico non controllato da alcun altro sistema: sociale, politico o religioso. Non si tratta di necessità economiche, ma di scelte sociali e politiche".
| L'insicurezza, non meno della paura dell'ignoto, può spingere a scelte irrazionali, verso suggestioni di ciarlataneria esoterica? |
"Prima di tutto, quando si esprimono giudizi sulla ricorrente attrazione di tante sette esoteriche, specie fra i giovani, è ben difficile basarsi su considerazioni scientifiche. Né più né meno che per l'astrologia. Non siamo più nella sfera delle scienze umane. Si tratta, semmai, di "scienze" della natura, che studiano e scrutano le congiunzioni astrali, come gli influssi che determinerebbero i comportamenti umani. Ma tali affermazioni non sono mai state provate", spiega Touraine, il quale non si è schierato con colleghi come Baudrillard e Maffesoli che hanno preso le parti dell'astrologa francese Elizabeth Teissier, neo-laureata in sociologia alla Sorbona. "Lei non ha nulla a che fare con la sociologia che si dibatte nei congressi scientifici", aggiunge Touraine, che pur ne apprezza la discrezione nel non usare mai la parola scienza per l'astrologia, dopo essersi sobbarcato alla fatica di leggere la lunghissima tesi di laurea (sugli oroscopi nella società postmoderna) della Teissier, già astrologa personale di Mitterrand e di altri capi di Stato, nonché di Federico Fellini che la chiamava "mia strega".
| Paura delle "streghe", nel 2001? |
"Ho diversi amici astronomi i quali mi confermano che il problema scientifico, in questi casi, non si pone nemmeno. Io non condanno affatto chi ricorre all'astrologia. Ma la scienza è un'altra cosa", conclude Alain Touraine, dopo aver scoperto, non da oggi, che la diffusione dei "beni culturali" ha ormai spodestato la distribuzione di quelli "materiali"; in un mondo in cui le grandi questioni sociali si riducono a problemi privati che diventano pubblici: e spesso fanno paura. Quasi che gli ancestrali terrori di fine millennio - Mille e non più di Mille - scavalcati alla scadenza del fatidico Duemila, si calino dall'eterno al terreno e temporale.
Ma forse, per sfuggire paure e insicurezze, più o meno globali, conviene "nutrir dubbi sulle più salde convinzioni": come Bartleby, il pallido scrivano di Melville. E poi, chissà che le paure non aiutino a crescere. "E' una tendenza degli esseri umani - ammoniva Elias Canetti, che passò la vita a studiare la massa e le sue angosce, già allora globali - esporsi continuamente alla paura. Le nostre paure non vanno mai perdute, anche se i loro nascondigli sono misteriosi". |