| Due convegni dedicati al rapporto di Foucault con la filosofia antica e le arti | Ha inizio domani a Parigi il primo di due convegni dedicati a Foucault, curato da Frédéric Gros - di cui anticipiamo parte della relazione - e da Lévy per l'università di Parigi-XII, il Centro Michel Foucault e l'Ecole Normale Supérieure: il titolo delle due giornate di studio è "Foucault e la filosofia antica". La scelta del tema deve molto alla consapevolezza di uno strano fenomeno che caratterizza tutt'ora la ricezione dell'ultimo Foucault: l'enigmatico "ritorno ai Greci", in particolare nei due ultimi volumi della Storia della sessualità.
A tre mesi dall'uscita in Francia dell'edizione del corso del Collège de France del 1981-1982 (L'Herméneutique du sujet, a cura di F. Gros, Gallimard/Seuil/Ecole des Hautes Etudes) - in cui Foucault non solo commenta a lungo l'imperativo socratico della "cura di sé" offrendo una lettura acuta dell'Alcibiade, del Fedone e dell'Apologia di Socrate, ma si sofferma in pagine preziose su Epicuro, Seneca, Epitteto, Filone d'Alessandria, Marco Aurelio, sulla figura del filosofo come maestro di soggettivazione e sul concetto di parrhêsia - non si poteva evitare di porre il problema del riferimento foucaultiano alla filosofia ellenistica e romana. E, in particolare a questi Greci di cui Foucault, ironicamente, diceva nella sua ultima intervista che non li trovava neanche tanto simpatici. Né si poteva tralasciare di occuparsi della svolta epistemica provocata dalla riformulazione radicale del rapporto con sé e con gli altri quando interviene ciò che il filosofo chiama il "potere pastorale".
Di tutto questo discuteranno il 21 giugno (all'Università di Parigi-XII) e il 22 giugno (all'Ecole Normale Supérieure) studiosi tra cui M. Sennelart, Y.-Ch. Zarka, A. Pandolfi, A. Davidson, C. Imbert, J.-F. Pradeau, C. Lévy, affrontando sia la questione delle fonti di Foucault (alla quale lo stesso Pandolfi ha dedicato l'anno scorso un'ottima analisi in un libro purtroppo passato inosservato, Tre saggi su Foucault, Ed. Terzo Millennio) sia i temi della cura di sé, della produzione di soggetività e dell'etica. Più che una dimensione spirituale e/o morale, forse quel che Foucault andava cercando nella rilettura della filosofia classica e nell'individuazione della rottura innescata dalla "pastorale cristiana", era proprio una dimensione etica in cui il soggetto, non essendo più sempre già costituito, cioè posto nel mondo, è da produrre attraverso un certo numero di pratiche e di esperienze: ciò che, giustamente Pierre Hadot ha caratterizzato come "esercizi". Una produzione di soggettività che si dà contemporaneamente come invenzione di sé e rapporto con gli altri, e in cui la forma stessa di questo doppio movimento, apertamente costituente, ci costringe a ridefinire interamente l'impianto della nostra rappresentazione del politico.
Il secondo appuntamento avrà invece luogo dal 23 al 30 giugno nell'importante sede congressuale di Cerisy-la-Salle, e sarà dedicato al rapporto di Foucault con la letteratura e le arti. Benché l'argomento sia apparentemente molto diverso dal primo, la scelta del curatore Ph. Artières, insieme al Centro Foucault e all'Imec (dove è stato recentemente depositato l'intero archivio Foucault, dopo quelli di Althusser, di Barthes e di Guattari) risponde allo stesso tipo di esigenza. L'interesse di Foucault per la letteratura negli anni '60, la sua estrema attenzione alla musica contemporanea, alla pittura e al cinema, alcuni testi degli ultimi anni sull'estetica (in particolare vari interventi sullo zen), tutto questo è noto; ma colpisce il fatto che questa importante parte della produzione foucaultiana, che si sviluppa lungo tutto il percorso del filosofo, sia vista ancora, quando va bene, come una strana "opera nell'opera" e, quando va male, come il segno del solito estetismo parigino.
Nelle giornate di Cerisy interverranno, tra gli altri, Arnold Davidson (su Foucault e la musica seriale), Frédéric Gros (su Raymond Roussel), Françoise Gaillard (su Foucault, Flaubert e l'idea di modernità), Albert Dichy (su Foucault e Genet), Didier Eribon (Foucault, Nietzsche e Gide), Guillaume Leblanc (Foucault e Malcolm Lowry), Gérard Fromanger (sul quale Foucault ha scritto uno splendido testo), Serge Toubiana (sul cinema), Stefano Catucci (sul pensiero pittorico) Arlette Farge, Philippe Lejeune (sulla scrittura di sé), Jean-Pierre Salgas (su Foucault, Deleuze, Klossowski, Gombrowicz), François Delaporte (sulla fotografia), Bruno Fortier (sull'architettura). |