RASSEGNA STAMPA

21 GIUGNO 2001
EDOARDO BONCINELLI
GENETICA La crociata degli antitutto
Un saggio dimostra che gli organismi modificati non sono una minaccia per il mondo. E chi li contesta, spesso per principio, diffida della stessa scienza
Anna Meldolesi, "Organismi geneticamente modificati, storia di un dibattito truccato", è pubblicato da Einaudi, pagine 202, lire 24.000.
Ci vuole un bel coraggio, con i tempi che corrono, a intitolare un libro Organismi geneticamente modificati (Einaudi). Ci vuole veramente coraggio ad affrontare di petto un argomento così complesso che richiede una grande competenza e che esige la capacità di trasmettere con chiarezza al lettore una grande mole di informazioni scientifiche di varia natura. E ci vuole coraggio a scrivere un libro per sostenere e dimostrare che i cibi ottenuti da organismi geneticamente modificati non sono una tremenda minaccia per chi li mangia e per il futuro del mondo intero, ma semmai il frutto della ricerca più avanzata in campo biologico, che solo pochi anni fa era vista come una grande promessa e quasi una benedizione. Questo coraggio lo ha avuto una giovane biologa italiana, Anna Meldolesi, che ha intrapreso da qualche anno la carriera di giornalista scientifica e che già può vantare un'invidiabile serie di articoli e reportage per prestigiose riviste italiane e straniere del calibro di Le Scienze e di Nature Biotechnology . Per la ricchezza delle informazioni che vi sono contenute e per la sua natura di analisi storico-scientifica, l'uscita di questo libro costituisce un evento eccezionale che non ha uguali neppure nei Paesi anglosassoni, notoriamente più adusi del nostro alla pubblicistica scientifica di qualità. Chi va in libreria in questo periodo avrà certamente notato un fiorire di testi su questo argomento o su argomenti limitrofi. I titoli di tali opere sono in genere già tutto un programma. Parlano di furto, di scippo, di imbroglio, di raggiro del povero cittadino da parte di scienziati con pochi scrupoli conniventi con le famigerate multinazionali. Al tema degli organismi geneticamente modificati si mischiano spesso quelli della gestione del mercato dei farmaci e quello della globalizzazione. Il tutto guarnito senza parsimonia con scorze di frutti di Frankenstein e con una spruzzatina di mucca pazza. Si tratta per lo più di libri a tesi, scritti da persone che si sono inventate sul momento una sospetta competenza in un campo così complesso e seminato di trabocchetti. Appare quindi particolarmente gradita l'uscita di un volume pieno di dati e di riferimenti, che fa opera di corretta informazione e che aiuta a districare un groviglio concettuale e emotivo di grande complessità. Il tutto con il tono documentaristico e sostanzialmente pacato del grande giornalismo internazionale. Non è facile per nessuno procurarsi tutta quella serie di informazioni storiche, scientifiche e giuridiche necessarie per farsi un'idea precisa sull'argomento e che si possono reperire qui. Penso perciò che il testo messo insieme dalla Meldolesi risulterà assai utile anche per gli addetti ai lavori che non abbiano, come me, seguito troppo da vicino tutte queste vicende. Il nocciolo di tutta la faccenda non è tanto, si badi bene, se gli organismi geneticamente modificati siano una minaccia o una benedizione. Saranno verosimilmente utili per certe cose, meno utili per altre e forse non convenienti per altre ancora. Il punto fondamentale è invece la difficoltà che tutti quanti abbiamo avuto nel riuscire a vederci chiaro e a poter dare una valutazione equilibrata e spassionata di un argomento i cui contorni scientifici sono a guardar bene abbastanza definiti. Questo è successo perché si è creata una sorta di cortina fumogena intorno al nocciolo stesso dell'argomento, che è diventato così terreno di scontri e di polemiche basate su una versione a dir poco romanzata e assolutamente non realistica dell'intera vicenda. Si è proceduto per sussurri e grida - soprattutto grida - per slogan e parole d'ordine, per accenni e sottintesi, laddove sarebbe stata ben più appropriata una serena valutazione sul piano scientifico come su quello economico e sociale. Questa grande confusione, questo enorme rimescolamento di carte, fa dire alla Meldolesi che si è trattato di un "dibattito truccato". Io lo definirei un dibattito aggirato, perché di tutto si è parlato fuorché della reale sostanza del problema. Il lato più triste, per non dire colpevole, dell'intera vicenda è che attirando esageratamente l'attenzione dei governi e dell'opinione pubblica su falsi problemi si ottiene automaticamente l'effetto di distoglierla da altri problemi, economici, sanitari e ecologici, ben più seri e minacciosi. Invece di prendere in considerazione la maggiore o minore utilità delle nuove colture transgeniche si è fatta una crociata contro le multinazionali e tutto sommato contro la scienza. Fra le tante affermazioni che nel dibattito sono state date per scontate senza dimostrazione, voglio ricordarne almeno due. La prima è che le multinazionali sono dietro tutte queste ricerche e le spingono forsennatamente per massimizzare i loro profitti. La seconda è che la scienza si fa condizionare dal potere economico privato. La verità è che le multinazionali sono interessate soltanto a una frazione di queste ricerche. Non hanno alcun interesse in altre, come ad esempio il golden rice, il riso ricco di vitamina A, e vedono addirittura con sospetto altre ricerche in atto in vari laboratori di tutto il mondo. Per quanto riguarda il secondo punto, esistono sì alcuni ricercatori che si fanno influenzare dalle pressioni di compagnie private, ma la loro consistenza non è significativa, né sul piano quantitativo né soprattutto su quello qualitativo. La ricerca d'avanguardia, la ricerca veramente innovativa, non è pianificabile né influenzabile. Questa è la grande verità che non piace ai politici e ai capipopolo professionisti. In ogni caso l'eventuale pericolo di una pressante influenza delle multinazionali sugli indirizzi della ricerca si combatte con un'arma semplicissima: sia lo Stato a finanziare adeguatamente la ricerca, tutte le linee di ricerca, soprattutto di base. Nei Paesi in cui ciò avviene è l'opinione pubblica, non il capitale privato, che può influenzare, anche se sempre nel breve e medio termine, le linee di tendenza della ricerca. Anche là comunque, gli orientamenti scientifici a lungo termine non sono governabili. Voglio sottolineare infine che si è trattato, e si tratterà in futuro, di una lotta impari fra gli slogan gridati e le frasi ad effetto dei contestatori e dei loro fiancheggiatori da una parte e la sobrietà espressiva, la cautela e la circospezione del linguaggio della scienza dall'altra. Un vero scienziato non pronuncerà mai frasi del tipo: "Non c'è nessun pericolo". "Il rischio è zero". Non sono frasi che appartengono al linguaggio della scienza. Questo fatto viene interpretato come tiepidezza e viene contrapposto alla predizioni catastrofiche e sfacciatamente sicure dei contestatori e di certi personaggi cui vengono assegnati sul campo i galloni di scienziato. La verità è sempre circoscritta e approssimata, mentre la bugia è spesso assoluta e intemerata. Non solo in questo campo.
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