Obiezione di coscienza da tutelareIl Pontefice incoraggia gli operatori sanitari a non cedere alla tentazione di "abbandonare" L'appello del Papa: le leggi riconoscano il diritto di scelta dei medici |
| Il rischio è che, in nome di leggi ogni giorno più lontane dalla tradizione dell'etica medica, la discriminazione degli operatori sanitari cattolici si faccia sempre più pesante. Per questo è necessario che la loro legittima "obiezione di coscienza" sia "rispettata da tutti" e "specialmente dai legislatori". Un principio che deve essere
valido in ogni momento, da quello della formazione dei medici e degli infermieri fino
alla regolamentazione della ricerca scientifica che devono essere "rispettosi della
coscienza". Per evitare, appunto, che in un campo così delicato i credenti finiscano
con l'essere "costretti" all'assenza.
Breve, denso e severo il discorso con il quale ieri mattina, parlando ai partecipanti al
Meeting internazionale degli ostetrici e ginecologi cattolici in corso a Roma,
Giovanni Paolo II è tornato ad affrontare il problema delle difficoltà, quando non dei
veri e propri conflitti, che sempre più spesso investono la coscienza dei credenti che
operano nella medicina e nella ricerca scientifica. Tensioni, ha sottolineato il Papa,
che se si registrano tra "etica in generale e morale cattolica", si fanno
particolarmente acute proprio nel campo medico dove oggi si devono registrare
"cambiamenti profondi" rispetto al passato recente, quando "l'etica medica e la
morale cattolica raramente si trovavano in disaccordo".
"La disponibiltà di contraccettivi e medicinali abortivi - ha infatti osservato Papa
Wojtyla - le nuove minacce alla vita nelle legislazioni di alcuni Paesi, alcuni usi delle
diagnosi prenatali, la diffusione delle tecniche di fecondazione in vitro, la
conseguente produzione di embrioni per combattere la sterilità, ma anche la loro
destinazione alla ricerca scientifica, l'uso delle cellule staminali embrionali per lo
sviluppo di tessuti per la cura di malattie degenerative, e i progetti di clonazione
parziale o totale già attuati con gli animali: tutto ciò ha cambiato radicalmente la
situazione". L'hanno cambiata al punto, ha insistito, che "il concepimento, la
gravidanza e la nascita non sono più considerate come vie di collaborazione con il
Creatore".
"Inevitabile" dunque che medici e infermieri cattolici siano "presi in queste tensioni e
cambiamenti, ed esposti a una ideologia sociale che chiede loro di essere agenti del
concetto di "salute riproduttiva" (un'espressione introdotta nel 1994 dalla
Conferenza del Cairo su popolazione e sviluppo, e sempre contestata dalla Santa
Sede per la sua ambiguità, ndr) basato sulle nuove tecnologie della riproduzione".
"Ma - ha aggiunto Giovanni Paolo II - a dispetto di queste pressioni sulla propria
coscienza, molti ancora riconoscono la propria responsabilità come medici
specialistici di prendersi cura dei più deboli tra gli esseri umani, e di difendere quanti
non hanno potere economico o sociale".
Non ha nascosto, il Pontefice, che i conflitti scatenati da tale situazione "possono
spingere al dilemma se abbandonare la professione medica o compromettere le
proprie convinzioni". Tuttavia "di fronte a questa tensione dobbiamo ricordare che
c'è una strada di mezzo pronta per i lavoratori della sanità cattolici che restano fedeli alla propria coscienza, che deve essere
rispettata da tutti, specialmente dai legislatori".
Ginecologi, ostetrici, infermieri e medici cattolici, ha ricordato ancora il Papa,
avviandosi alla conclusione del suo discorso, "sono sempre chiamati ad essere
servitori e custodi della vita", soprattutto "nell'attuale contesto sociale, in cui - ha
ribadito una volta di più - scienza e pratica medica rischiano di perdere di vista la
loro intrinseca dimensione etica", e non cedere alla tentazione di diventare
"manipolatori della vita, o persino agenti di morte". Per questo, ha ribadito, "deve
essere garantito nella legge e nella pratica il diritto a un addestramento professionale
e a una pratica che sia rispettosa della coscienza". In questo anche le università e
ospedali cattolici hanno un loro ruolo, e "sono chiamati a seguire le direttive del
magistero della Chiesa in ogni aspetto della pratica ostetrica e ginecologica,
compresa la ricerca che coinvolge gli embrioni". |