RASSEGNA STAMPA

13 GIUGNO 2001
MAURIZIO SCHOEPFLIN
Da Rosmini a don Sturzo: cattolici liberali visti da Baldini

Fra le tante indicazioni contenute nell'enciclica "Centesimus Annus", scritta da Giovanni Paolo II nel 1991, spiccano quelle riguardanti l'ideologia liberale e l'economia di mercato, dalle quali non casualmente prende le mosse Massimo Baldini nel suo bel libro "Il liberalismo. Dio e il mercato" Armando, pagine 192, lire 32.000), in cui vengono offerti al lettore i ritratti di otto              protagonisti del pensiero liberale moderno e contemporaneo, nella convinzione che sia giunto il momento opportuno per sfatare il luogo comune secondo il quale cattolicesimo e liberalismo sono inconciliabili. Baldini non si nasconde che il cammino da percorrere è ancora lungo, perché non poche sono le difficoltà da superare, a motivo di un passato duro a morire: "In verità - egli scrive - nel corso degli ultimi due secoli numerosi ostacoli si sono frapposti al riconoscimento della piena compatibilità tra la fede cattolica e l'economia di mercato, o, se si preferisce, della piena congruenza tra la morale cristiana e l'organizzazione liberale della società. Il liberalismo continentale, a differenza di quello inglese o americano, è stato a lungo affetto da un depauperante anticlericalismo. E, di contro, vasti settori del cattolicesimo, rileggendo in modo ingenuo il Nuovo Testamento, hanno ritenuto che esistesse una incompatibilità sostanziale tra cristianesimo e liberalismo". Ed è proprio a questo proposito che il lavoro di Baldini risulta particolarmente prezioso, in quanto guida il lettore verso una duplice (ri)scoperta: quella di alcuni autori di chiara ispirazione cristiana e al tempo stesso convintamente liberali, e quella di significativi maestri del liberalismo tutt'altro che avversi alla dimensione della fede religiosa. Tra i primi, spiccano Rosmini, Bastiat e Sturzo; tra i secondi, Tocqueville, von Mises, von Hayek, Röpke e Popper: a tutti Baldini dedica una trattazione assai incisiva, sottolineando le principali componenti del loro pensiero e delineando i tratti più significativi del loro impegno di intellettuali molto attenti alle questioni economiche, sociali e politiche. Baldini, mettendosi alla scuola di Giovanni Paolo II, sa che un capitalismo selvaggio e senza regole, privo di riferimenti ai valori della persona e della solidarietà, diventa un sistema negativo e oppressore; ma sa altresì che soltanto un'economia libera e aperta all'impresa può coniugare progresso e promozione dell'uomo, specialmente di quello più debole e bisognoso. Su questa linea egli si mostra convinto della positiva possibilità di armonizzare le esigenze dell'etica evangelica con quelle di un'organizzazione economico-sociale improntata a libertà, efficienza e giustizia.
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vedi anche
Filosofia (e) politica