RASSEGNA STAMPA

5 GIUGNO 2001
CORRADO OCONE
L'etica pubblica, il progetto di Sebastiano Maffettone
Bioetica e valori personalistici, è il tema dell'incontro in programma stasera alle 17 al Suor Orsola Benincasa, in occasione della presentazione del volume "Bioetica e diritti dell'uomo", a cura di Lorenzo Chieffi (Paravia, Bruno Mondadori): intervengono Francesco De Sanctis, Giuseppe Lissa, Luisella Battaglia, Mario Coltorti, Sebastiano Maffettone, Pietro Perlingieri.
Può ben dirlo Sebastiano Maffettone: egli, come molti napoletani, a dispetto di una retorica nordista senza senso, è un uomo ostinato. Oltre che un gran lavoratore, quasi infaticabile nella sua attività, una vera "forza della natura" come l'ha definito qualche amico: scrive, viaggia, organizza incontri e dibattiti, partecipa a convegni e seminari, è in comitati scientifici e direzioni editoriali, ha creato attorno a sé una scuola di giovani studiosi seri e preparati. D'altronde, già Goethe lo aveva capito: i napoletani non sono degli scansafatiche, ma lavorano quanto e più degli altri sebbene a modo loro. E in effetti il suo modo di lavorare, per l'Italia originale e ambizioso, Sebastiano lo ha individuato più di venti anni fa, allorquando a Oxford, incontrato Marco Mondadori, decise di cominciare a lavorare ad un'impresa che allora poteva sembrare titanica: imporre nel nostro contesto, anche accademico, il modo analitico di filosofare se non proprio la filosofia analitica senz'altro, di cui pure ha poi fatto conoscere i più apprezzati e affermati esponenti (a cominciare da quel John Rawls a cui, in tutti questi anni, ha continuato ad essere visibilmente e fedelmente legato).
Ora, nel nuovo millennio, gli autori di Maffettone, grazie a Maffettone, sono anche da noi conosciuti. Tanto che il filosofo napoletano può permettersi di dare un senso ai molteplici fili del suo pensiero riducendo i complessi e variegati nodi tematici che in esso si incrociano ( dall'etica della biologia a quella egli affari, dai diritti umani alla giustizia sociale e al Welfare ) ad un filo teorico che tutti li sottende e li giustifica: il progetto, mai intermesso e vieppiù perfezionato, di elaborare un' Etica pubblica (come recita il titolo dell'ultimo, impegnativo lavoro che Il Saggiatore fa uscire in questi giorni ).
Maffettone prova pure, nelle pagine dell'introduzione (dove troviamo l'autoqualifica di "ostinato" a cui facevo prima riferimento ), a farci capire per brevi cenni l'essenza del suo progetto. Il suo modello, ci dice, fa riferimento a monte ad una "metafisica pubblica" ( cioè ad un ragionare per modelli e teorie, che non è però una mera speculazione bensì affronta in modo filosofico i problemi reali e concreti del nostro tempo) e a valle ad una prospettiva politica liberaldemocratica aperta e tollerante, pluralista e emotivamente impegnata nel favorire in ogni campo il libero accesso e le "pari opportunità". Tuttavia ciò che egli veramente vuole lo si capisce meglio leggendo i singoli capitoli del libro: ognuno dedicato ad un problema cruciale di questo inizio millennio, soprattutto quelli relativi all'ingegneria genetica e alla cosiddetta bioetica. Per ognuno di essi Maffettone dà delle risposte, né apocalittiche né apologetiche ma semplicemente ragionate.
Egli mette in campo, attraverso una discussione serrata e a tratti complessa, niente più che delle "buone ragioni", come ama dire, cioè delle tesi ben argomentate. Passibili di confutazione beninteso, ma sempre all'interno di un corretto e appropriato ragionare. Perché Maffettone, possiamo ben dirlo, è un illuminista: lo è a suo modo, facendo cioè uso spesso di una retorica razionalista che a volte fa torto alla sua più complessa personalità mediterranea, ma sicuramente lo è. E questo gli fa onore. Ed è poi, sul coté pratico, quello che in America si chiamerebbe un liberal e che qui da noi, ove la parola liberale è sotto sequestro, viene definito in modo forse equivoco un liberaldemocratico. Maffettone ce l'ha a morte con il decostruzionismo postmoderno e non manca occasione, anche qui, per criticarlo, anche aspramente. E' strana tuttavia la contraddizione che si crea. Egli capisce fin troppo bene che il discorso decostruzionistico serio si pone ad un livello diverso rispetto al suo, perché mette in discussione le categorie razionali che egli adopera e che vuole che siano adoperate dai suoi avversari. Ma, d'altro canto, non accetta la collocazione della sua "metafisica pubblica" e del suo liberalismo critico ad un livello di discorsi che, con le sue parole, potremmo dire concernente le verità penultime e relative. Forse, tuttavia, riflettendoci, non è questa contraddizione ciò che effettivamente conta. Ciò che più importa è che questioni più importanti e vitali sono qui trattate finalmente come meritano, cioè come esige la loro complessità: in modo serio e approfondito. Un esempio fra tutti: Maffettone prende posizione anche sul problema, in questi giorni tanto discusso, dei trapianti e della donazione egli organi. E finisce per proporre anche lui una sorta di principio di cautela in previsione dei possibili sviluppi futuri. Eppure quanta differenza rispetto alle prese di posizione emotive e superficiali di un Celentano, elevato a maître-à-penser da quella TV scellerata che Maffettone, sulla scia di Popper, critica anche in queste pagine!
E, a pensarci bene, quanta più civiltà ci sarebbe se, accanto alle "centocinquantamila... sciocchezze" (si può dire anche così, no?) di uno show televisivo fosse possibile ogni tanto ascoltare dal nostro inseparabile elettrodomestico anche le "buone ragioni" di questo "strano" filosofo napoletano!
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Bioetica