RASSEGNA STAMPA

29 MAGGIO 2001
STEFANO MAMOLI
"E' il canto del cigno di un ministro che ignora la legge"
"Un delitto contro la vita: così si banalizza l'aborto, e si deresponsabilizzano le persone" Il mondo cattolico alza un muro contro la proposta dei ministro Veronesi. Dai teologici ai medici cattolici, alle associazioni per la difesa della vita, la risposta è una sola: no. Apre il fronte monsignor Mauro Cozzoli, docente di teologia morale alla lateranense. "La RU486 è una pillola chiaramente abortiva e perciò soppressiva di una nuova vita: come tale moralmente illecita e riprovevole. Che essa non sia invasiva e cruenta come gli interventi abortivi di raschiamento e di aspirazione non la rende meno perversa sotto il profilo morale. Anzi la sua legittimazione è un incentivo alla facilitazione e alla banalizzazione dell'aborto".
Sulla stessa linea D'Agostino, cattolico, già presidente del Comitato di Bioetica.
"Bisognerebbe prendere atto che la legge sull'aborto è stata interpretata solo in un senso. L'aborto non è un diritto indiscriminato della donna, ma è un intervento estremo quando la maternità è colpita da patologie".
Nessun pronunciamento ufficiale del Vaticano. Anche se le posizioni su questo tema sono state recentemente ribadite nel corso dell'ultimo Concistoro. L'impressione è che da Oltretevere aspettino le mosse dei nuovo governo. "Anche perché - spiega il presidente della Federazione medici cattolici, Domenico Di Virgilio se il ministro parla come scienziato la sua presa di posizione assume un determinato valore, ma non ritengo affatto che debba intervenire come membro di un esecutivo che ha ancora pochi giorni di vita". Dal Pontificio consiglio per la famiglia fanno capire che la questione, in termini di valutazione, "è di competenza della Conferenza episcopale italiana, il Vaticano è uno Stato estero, ma è chiaro che la Santa sede non accetterà mai di dare il via libera a un farmaco abortivo". E per la Cei parla Luisa Santolini, la combattiva presidente dei Forum delle Associazioni familiari voluto dal cardinal Ruini: "E' veramente singolare che un ministro ipotizzi e predichi la violazione di una legge dello Stato: la Ru486 infatti aggira i sia pur tenui controlli previsti dalla 194, infrangendo quello che negli anni Ottanta rappresentò uno dei cavalli di battaglia per far passare la legge: la socializzazione dell'aborto". "Da un ministro che sta per andarsene a casa - conclude la Santolini - preferiremmo più che un canto dei cigno, la scelta dei silenzio".
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