RASSEGNA STAMPA

26 MAGGIO 2001
FRANCESCO TOMATIS
Se la ragione va in estasi

Un insolito saggio del teologo Xavier Tilliette sull'"intuizione intellettuale"

Il problema dell'intuizione intellettuale è forse quello metafisico per eccellenza, perché concerne la possibilità di conoscenza immediata da parte dell'intelletto. L'intuizione intellettuale da Kant a Hegel è intitolato il volume del filosofo e teologo francese Xavier  Tilliette (Morcelliana, Pagine 384. Lire 40.000) che esce a pochi anni di distanza dall'edizione francese in una versione italiana notevolmente ampliata. Si tratta di un'opera notevolissima e unica. Non solo per la nota capacità di Tilliette di cogliere i nuclei incandescenti delle questioni filosofiche e di approfondirli portandoli al tempo stesso a luce multicolore nelle variegate analogie, variazioni, trasformazioni e comparazioni che sa riscontrarne nella storia del pensiero e nelle loro più recondite formulazioni. Nemmeno soltanto per l'unicità dello studio, il primo in assoluto a trattare dell'intuizione intellettuale ricostruendone le complicatissime vicende nel periodo d'oro della filosofia e della letteratura tedesca, e non solo, a cavallo fra settecento e ottocento: Kant, Reinhold, Fichte e Schelling, ma anche Hölderlin, Jean Paul, Solger, Novalis, Winckelmann, e ancora Goethe, Schiller, Moritz, Jacobi, Heinse, Rousseau, Herder, Hegel e molti altri ancora. Ma anche per averne colto i motivi teoretici, dei quali ne segue persino i carsici riaffioramenti improvvisi lungo tutto l'Ottocento e il Novecento, per poi consegnare il problema, finalmente evidenziato nella sua portata metafisica centrale, alla riflessione filosofica e teologica futura.

Ma che cos'è precisamente l'intuizione intellettuale? Il tema - come mostra finemente Tilliette - ricorre dal platonismo antico, Plotino in particolare, sant'Agostino e Cusano, sino a Gioberti e alla fenomenologia novecentesca, naturalmente con un approfondirsi ed anche un suo complicarsi estremo nell'idealismo tedesco.

Fu Kant, ponendo un divieto formale all'intuizione intellettuale relativamente al conoscere umano, a dare paradossalmente occasione all'infinito proliferare delle concezioni e dell'uso del termine o almeno del tema. L'ambiguità di Kant farà sì che i suoi più originali interpreti estendano anche all'uomo, o perlomeno all'Io, la facoltà dell'intuizione intellettuale. Fiche intendendola semplicemente come coscienza di sé; Schelling invece come perdita di sé, paragonandola all'esperienza della morte, riformulandola come estasi della ragione e stupore immediatamente conoscitivo di un Assoluto colto misticamente in negativo.

La questione dell'intuizione intellettuale tocca insomma assieme i due problemi limite della metafisica: la possibilità e realtà della conoscenza di sé e dell'Assoluto o Dio da parte dell'uomo. Ripercorrerne, approfondirne, distinguerne gli accidentati percorsi è il modo attraverso il quale Tilliette sollecita e riconduce la filosofia attuale al suo elemento naturale.

 Perché - come ricorda il teologo francese - "la filosofia soffoca o almeno respira difficilmente fuori dall'Assoluto, il pensiero dell'Assoluto le è consustanziale
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