RASSEGNA STAMPA

25 MAGGIO 2001
PIETRO PAGLIANO
VECA: FILOSOFIA E' ARTE DI STUPIRSI

"La penultima parola e altri enigmi" di Salvatore Veca Laterza pagine 155, lire 24. 000

"Frammenti di un interminabile discorso filosofico"... Dopo la grandiosa "summa" articolata nelle tre meditazioni di Dell'incertezza (Feltrinelli), Salvatore Veca continua l'opera di rifinitura del suo edificio a tre piani (su ciò che vi è: questioni di verità; su ciò che vale: questioni di giustizia; su ciò che noi siamo: questioni d'identità), e affida alle pagine di La penultima parola e altri enigmi, tre esercizi di pensiero che fanno eco a quella struttura portante. Ma forse la metafora architettonica non è nemmeno la più adatta per render conto di un pensiero in movimento che si sviluppa attraverso un'interessante combinazione del lessico e dello stile propri della filosofia analitica con il rilancio di temi e che appartengono a correnti di pensiero convenzionalmente definibili tra le versioni del pragmatismo e dell'ermeneutica (Dewey, Gadamer, Ricoeur ... ) il primo saggio, La penultima parola, potrebbe anche essere una risposta a L'ultima parola (Feltrinelli) dell'illustre collega Thomas Nagel. Risposta che, con molto understatement, si presenta come "una sorta di stenografia intellettuale del vagabondare qua e là nel mondo variegato delle idee, di tentativi ricorrenti e delle prove"; o, se si vuol aggiungere un po' di pathos, come "un resoconto della passione d'amore filosofica", cercando di gettar luce sulla natura, la portata e i limiti di quell'attività intellettuale che, facendo propria una tradizione venerabile, non dimentichi quello "stupore" aristotelico e poi wittgensteiniano di fronte al mondo da cui nasce appunto la filosofia...E per dire che vi sarà sempre un

tempo in cui accadrà che l'ultima parola sia almeno la penultima", che l'esplorazione dell'inaspettato non si potrà concludere, e che in un mondo (questo) di incessante deformazione, i "cantieri sono sempre aperti"... Il secondo saggio, L'idea di giustizia, si propone di definire, ancora sulla scorta di una tradizione (da Platone a Rawls ... ) una prospettiva che ci orienti nel giudizio sul. giusto e sull'ingiusto in quella dimensione non soltanto più locale, ma globale. E questo anche il tema delle più recenti riflessioni di Veca, la sua risposta al "fatto della globalizzazione", la continuazione del suo dialogo con Habermas, Hampshire, Sen (in particolare, alla sua tesi dello "sviluppo come libertà"). Nel terzo saggio, L'attesa d'amore e altri saggi, l'esplorazione si rivolge alle radici emozionali dell'etica, alla connessione tra emozioni e ragioni, e si riformula la tesi "minimalista" sulla fragilità del bene morale, che risponde alla tesi kantiana del "male radicale", forse inevitabilmente innato in quello che Nietzsche definì l'animale più crudele...

Gettare la spugna non è comunque nello stile di Veca, anche in questi ultimi anni è stato proprio lui a dare i contributi più importanti alla filosofia italiana, inserendola in uno scambio con il più vitale pensiero di lingua inglese. E, al riparo dal turbine di superficie delle passioni politiche, può lanciare quel motto che dovrebbe essere ora attualissimo (anche per la "sinistra"): ce n'est qu'un debut. La philosophie continue...
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vedi anche
Filosofia (e) politica