RASSEGNA STAMPA

21 MAGGIO 2001
FRANCESCA ANGELI
"Con biotecnologie vita più lunga del 50 per cento"
Il responsabile della sanità: "Ormai tutti i semi sono Ogm, ma non fanno male"
In natura non esistono più semi che non siano geneticamente modificati. Questo non significa però che ci siano rischi per la salute dell'uomo. Anzi. Le biotecnologie spalancano nuovi orizzonti per la cura di tantissime malattie e per contrastare l'invecchiamento. Tanto che si potrà campare fino a cent'anni, visto che la durata della vita con le nuove tecniche potrà aumentare del 30 per cento. Parola di Umberto Veronesi. Il ministro della Sanità, rivolgendosi alla platea di Cernobbio, illustra l'aspetto positivo della ricerca biotecnologica in campo medico. "Le biotecnologie aiuteranno a risolvere molte malattie ereditarie e il problema dei tumori - dice Veronesi -. Grazie a nuovi farmaci e nuovi vaccini potremmo addirittura prolungare la nostra vita". Ma non basta, dice Veronesi, perché con le biotecnologie si risolverà anche il problema della fame mondiale con l'aumento delle coltivazioni di riso. Oggi non esistono più semi "puri". "La contaminazione zero per le sementi è praticamente impossibile ormai - osserva il ministro -. Bisogna prenderne atto". Quindi, aggiunge Veronesi, non è opportuno crocifiggere le grandi aziende e le multinazionali delle sementi quando dichiarano di non poter garantire la completa assenza di sementi geneticamente modificate nei carichi di semi destinati all'Europa. Nel vecchio continente infatti al momento è consentita soltanto la sperimentazione con regole molto rigide mentre la coltivazione in campo di piante geneticamente modificate non è legale. "Ma i rischi sono assolutamente trascurabili - prosegue Veronesi -. La Ue sta arrivando a stabilire dei limiti praticabili e quantificabili, che permettano di evitare questa sgradevole situazione di mancanza di una legislazione intelligente". Veronesi ricorda che nelle sementi tradizionali i limiti per la presenza di semi geneticamente modificati sono nell'ordine dello 0,1-0,5 per cento.
Questo non significa però che non esista alcun rischio. In questo campo secondo Veronesi sono sostanzialmente tre. "Il primo è che possa sfuggire da un laboratorio un microrganismo geneticamente modificato che possa essere patogeno - spiega -. Il secondo, è che bisogna difendere la biodiversità. Potremmo creare una pianta geneticamente modificata che possa prendere il sopravvento ed eliminare una parte della diversificazione del mondo vegetale. Infine l'ultimo rischio è che nei prodotti alimentari ci possa essere qualche sostanza dannosa alla salute. Ma direi che su questo punto possiamo stare tranquilli visto che milioni di americani e australiani mangiano cibi contenenti Ogm ".
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