RASSEGNA STAMPA

4 MAGGIO 2001
GIORGIO RUMI
Ma la democrazia non può fare "come se Dio non ci fosse"

La Chiesa e i valori dell'Occidente nell'excursus dello storico Rumi

Coraggio, generosità e saggezza sono requisiti importanti per il vescovo, il che comporta anche un realistico rapporto con il denaro ed una ben ragionata allocazione delle risorse. Le elemosine vanno a chi ne ha davvero bisogno: Ambrogio sta bene attento alla distinzione (che verrà alle radici dello stato assistenziale

contemporaneo) tra good poor e bad poor, tra chi non può e chi non vuole procurarsi il necessario alla vita col lavoro, che è intrinseco alla condizione umana. Il modello di vescovo, che Giacomo Biffi ripropone nel suo scritto "Annotazioni ambrosiane sulla vita e il ministero del vescovo", ricostruendo il volto pastorale di Ambrogio, è soffuso di una intelligente dolcezza: verso la popolazione che gli è affidata, la cerchia degli

amici (che non sono dei supporters ma luogo di condivisione di un'esperienza anche culturale, non estranea al recupero della cultura classica), verso i colleghi nell'episcopato. "Una Chiesa piena" la chiama Biffi, cui nessuna attività dello spirito resta esclusa per piccola partigianeria o pregiudizio ideologico.

Francis George, arcivescovo di Chicago, mostra tutto il dramma attuale della Chiesa in alcune pagine, straordinariamente incisive e limpide. (...) Come sono lontani, per una retta coscienza civile, i tempi dell'opposizione tra religione e progresso, che negativamente sembrava coronare l'altra ottocentesca antinomia, quella tra fede e patria! E tuttavia, non c'è progresso indefinito e certezza acquisiti per sempre. Oggi c'è il problema del rapporto con la libera economia, lo stato democratico liberale, il metodo scientifico di osservazione e la logica induttiva. Qualche voce serpeggia, qua e là dell'Atlantico, nel cosiddetto Nord, felice e disperato, che ci esorta a vivere "come se Dio non fosse", e un grande giornale italiano s'è appellato ai credenti perché rinuncino a portare nella quotidianità gli esiti concreti della loro opzione religiosa. Altri, più severi ancora, ritengono che la fede sia questione troppo importante per essere lasciata alle coscienze, e che i pubblici poteri non solo possano, ma debbano impartire disposizioni perché il rapporto con Dio sia attentamente controllato, arginato e se occorre severamente represso, quando confligga con la - chiamiamola così - religione imperiale del "secolo".

La "nuova creatura" non muove dunque nel giardino dell'Eden, ma attraversa i mari tempestosi della globalizzazione, mito e realtà complessa che merita uno studio attento come quello di Dionigi Tettamanzi, in cui anche il Nord del mondo, quella realtà euro-atlantica, entra in discussione: Joseph Ratzinger si inoltra nella relativizzazione storica del cosiddetto Vecchio Continente, il cui cuore pulsante è agevole ravvisare attorno al Reno ma i cui confini come sempre restano problematici e sottoposti all'eterno movimento delle pulsioni di potenza. E tuttavia non è trascurabile il fatto che il nuovo soggetto europeo (sotto un vessillo azzurro con le dodici stelle d'oro che richiamano - pare - non i Paesi fondatori ma il serto di Maria

dipinto nel libro dell'Apocalisse) abbia un originario e condiviso segno cristiano. Esso non compare, per ora, negli atti fondativi dell'Unione, ma Ratzinger mostra bene la difficoltà di un'accoglienza multiculturale priva di un centro, se è vero che "c'è qui un odio di sé dell'Occidente che è strano e che si può considerare solo come qualcosa di patologico; l'Occidente tenta sì in maniera lodevole di aprirsi pieno di comprensione

a valori esterni, ma non ama più se stesso; della sua storia vede ormai soltanto ciò che è deprecabile e distruttivo, mentre non è più in grado di percepire ciò che è grande e puro".
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vedi anche
Filosofia (e) politica