![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 29 APRILE 2001 |
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Rorschach: macchie che ci rendono aggressivi
Qual è il più famoso strumento di valutazione psicologica? Probabilmente il test di Rorschach, all'incrocio tra le strade del mito, della scienza e dell'arte. Le sue figure inquietanti affascinano. Abbiamo più o meno tutti un'idea di come funziona, è quasi un gioco di società, ci pare persino di poterci improvvisare interpreti delle risposte altrui. Ma funziona davvero?
Il test è una tecnica di indagine proiettiva (e in effetti parlare di "test psicologico" è, a rigor di termini, scorretto, dato che non vengono applicati i criteri minimi di controllo necessari all'esecuzione di un esperimento). Sottoporsi al test significa guardare una dopo l'altra e commentare dieci tavole che riproducono dei disegni acquerellati dalle vaghe reminiscenze organiche. I disegni, cinque in bianco e nero, cinque a colori, sono stati ottenuti piegando a metà un acquerello tracciato di fresco, creando quindi una distribuzione simmetrica delle macchie (il che spiega l'aspetto organico: nel mondo animale e vegetale si trovano in abbondanza figure irregolari ripetute simmetricamente). Il commento viene guidato da uno psicologo che pone un certo numero di domande e annota le risposte. Il colloquio dura circa quarantacinque minuti e occorre un'ora o due perché lo psicologo interpreti le risposte. Il paziente ha visto delle ombre? Ha girato il disegno? Ha riconosciuto un contenuto sessuale? Ci sono un centinaio di parametri rilevanti per l'interpretazione ma l'idea di fondo è semplice. I disegni sono plurivoci: potrebbero venir interpretati in molti modi diversi. Se il soggetto disambigua i disegni in uno dei molti modi possibili, questo processo dipenderà da un tratto della sua personalità che lo porta a vedere una cosa piuttosto che un'altra. Questa è la proiezione. Il paziente vede una certa cosa perché è fatto in un certo modo. Lo psicologo smonta la proiezione e trova la personalità.
I disegni vennero pubblicati in un opera del 1921, Psychodiagnostik, dallo psicologo svizzero Hermann Rorschach (1884-1922). Usati con alterne fortune per mezzo secolo e severamente criticati al punto di venir praticamente abbandonati, vennero riabilitati nel 1974 dallo psicologo statunitense John Exner. A tutt'oggi sei milioni di persone all'anno si trovano a interpretare i disegni di Rorschach in un contesto clinico o legale. Esiste una International Rorschach Society (www.rorschach.com) che ha sedici affiliati nazionali (dall'Italia al Venezuela).
Ma la tecnica di Rorschach è veramente un buon indicatore? Qual è lo statuto scientifico delle tecniche proiettive? Questo è l'argomento di un lungo e dettagliato saggio di Scott O. Lilienfeld, James M. Wood e Howard N. Garb, pubblicato sul numero di novembre 2000 di "Psychological Science in the Public Interest", consultabile su http://www.psychologicalscience.org/newsresearch/publications/journals/pspi/pspi1_2.pdf.
L'articolo contiene una meta-analisi (ovvero, un esame comprensivo e imparziale della letteratura scientifica) sulle tecniche proiettive in genere e dedica ampio spazio al Rorschach. I risultati non sono particolarmente incoraggianti. Per esempio, gli studi indicano che il Rorschach tende a patologizzare i suoi soggetti. Questo significa che gli adulti normali tendono ad apparire patologici se ci si basa sul metodo di valutazione del Rorschach. Accade così che un sesto dei soggetti del campione di controllo appare schizofrenico. Non è chiaro perché le norme del Rorschach deviano così sensibilmente. Ma chi ha stabilito le norme interpretative del Rorschach? Stranamente, i manoscritti che descrivono gli studi preliminari di Exner non sono pubblici, per cui non è possibile ricostruire la genesi delle norme.
Pare inoltre che il Rorschach sia tendenzioso rispetto a differenze culturali: le comunità afroamericane e indiane degli Stati Uniti danno risposte che deviano sistematicamente dalla norma; il test non sarebbe quindi generalizzabile.
Il risultato più interessante riguarda la dipendenza del risultato del test dal numero delle risposte date. "Se un soggetto dà 14 risposte e un altro 28, quest'ultimo ha due volte più occasioni di riferire contenuti aggressivi (che si suppone indichino le caratteristiche di una personalità aggressiva) o immagini morbose (che si suppone indichino la depressione)". Si sa però che il numero delle risposte dipende da fattori culturali ed è correlato con l'intelligenza (misurata con test indipendenti). Il che significa che certe persone finiscono con l'essere considerate patologiche semplicemente perché danno più risposte. Curiosamente si tratta delle persone più intelligenti.
La spiegazione di questa insufficienza del Rorschach? Pare semplicemente che non vi siano stati studi sufficienti sulla validità degli indici. Per esempio, le risposte che indicano la presenza di ombre dovrebbero essere un indice di ansietà. Per il senso comune questa teoria sembra proprio perfetta. Ma il fatto è che non si sono trovate correlazioni precise tra le risposte che privilegiano le ombre e la patologia che queste dovrebbero indicare.
Fin qui, nulla di particolarmente inquietante. Scopriamo che possiamo giocare al Rorschach come abbiamo sempre fatto, in maniera del tutto innocente; siamo autorizzati a farlo né più né meno di quanto lo siano gli psicologi. Le nostre interpretazioni della maggior parte degli indici saranno altrettanto valide.
Il problema delicato è quello dell'uso del Rorschach (e di altri strumenti di valutazione psicologica) nei contesti legali. Negli Stati Uniti è opinione comune tra gli esperti legali che il test, applicato ai bambini, sia in grado di rivelare se sono stati oggetto di violenza (child abuse). Anche qui, gli studi non sembrano probanti. Pare che si tenda a pubblicare risultati che sono statisticamente significativi e a lasciare nel cassetto risultati con poca ampiezza statistica. Questo fenomeno è noto come l'effetto del cassetto. "I redattori possono preferire manoscritti che includono risultati statisticamente significativi. Ma anche i ricercatori possono essere inclini a sottoporre manoscritti che includono risultati statisticamente significativi, pensando che possano essere accettati più facilmente". L'esame degli studi che riguardano l'applicazione del Rorschach all'indagine di violenze sui minori mostrerebbe proprio un effetto di questo tipo.
A titolo di informazione, i lettori troveranno sul sito http://www.deltabravo.net/custody/rorschach.htm uno schema delle immagini e qualche regola per l'interpretazione delle risposte (che dovrebbero essere segrete, per evitare una predeterminazione delle risposte). Se pensate di sottoporvi un giorno alla tecnica di Rorschach, non visitate il sito. Se invece ritenete di non voler accettare che la vostra "personalità" venga valutata in base al test, potete prepararvi all'esame.