![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 24 APRILE 2001 |
|
Un numero speciale del "Magazine Literaire" dedicato all'opera del segretario fiorentino, con una lezione inedita della studiosa tedesca su "Il Principe"
Machiavelli scrittore della furbizia, dell'astuzia e del crimine, questa è la sua fama, per i più. Ma se intraprendiamo un dialogo con lui, e cerchiamo di andare al di là dei luoghi comuni, e di mettere a fuoco le sue molteplici sfaccettature di segretario della cancelleria fiorentina, autore invaghito dell'arte del teatro, stratega al momento giusto e anche storico, allora veniamo a scoprire che la sua opera è enigmatica, piena di incoerenze e paradossi apparenti. Ripensamenti, meandri, senza dubbio. Eppure di straordinaria posterità, che hanno dato vita al termine stesso del machiavellismo e alle leggende connesse. A tutto questo è dedicato l'ultimo numero quello di aprile, fresco di stampa - del prestigioso mensile francese Magazine Litteraire (32 franchi, 40 75007 Paris, telefono 01 n. 45 44 14 51, e-mail: magazine@magazine-litteraire.com).
Il dossier, dedicato al fiorentino per eccellenza, ha per titolo "L'enigma Machiavelli". E si chiede in apertura: si tratta dell'autore di un'opera scritta con le dita di Satana?; prosegue ricordando che la ricchezza degli stili e dei generi che salta agli occhi di chi si avvicina alla sua opera. Di chi non si accontenta dell'immagine di best seller internazionale che si è rivelato essere quel capolavoro che è Il Principe. Insomma, problema centrale dell'indagine del Magazine è l'attualità politica dell'opera di Machiavelli, che sembra animata dalla preoccupazione della libertà, nonché eminentemente attenta alle condizioni dell'azione politica. Ricca di suggestioni e di domande ineludibili per qualsivoglia riflessione contemporanea sulla democrazia. Ci si svela così a poco a poco, quasi in tutta l'attualità dell'uomo politico, la sua preoccupazione per la libertà e per le condizioni dell'agire sociale. Suggestioni complesse da scoprire e dipanare con pazienza, con un occhio particolare rivolto alla personalità umana di Machiavelli.
Ma l'ultimo numero della rivista esibisce anche un prezioso fiore all'occhiello; un inedito delle lezioni su Il Principe tenute da Hannah Arendt per il corso sulla Storia delle Teorie Politiche all'Università di Berkeley nel 1955.Altri corsi tenne la studiosa tedesca negli Stati Uniti: nel 1961 a Wesleyan, a Cornell quattro anni dopo, tutti ancora oggi inediti, e conservati manoscritti alla Library of Congress di Washington, e in Germania, all'"Hannah Arendt Zentrum" di Oldenburg.
L'originale della lezione del 1955, si presenta in parte dattiloscritto, con alcun i brani riscritti a mano. Non si tratta perciò né di un corso scritto in anticipo, né di un discorso a braccio, ma di semplici appunti presi dalla studiosa nell'intento di svilupparli oralmente. Nel primo capitolo de Il Principe viene descritto il quadro concettuale principale di tutta l'opera. E' una sorta di sintesi dei Discorsi, i quali a loro volta costituiscono un commento a Il Principe, qui l'accento viene posto sulle monarchie, mentre nei Discorsi l'analisi verteva sulle repubbliche. Ma sia la monarchia sia la repubblica sono presenti in entrambe le opere. Per Machiavelli si è rivelato decisivo l'aver trovato un unico termine per rinviare a entrambi, "e questo termine è lo Stato", esordisce Hannah Arendt.
L'opera della studiosa testimonia del grande interesse, appassionato e critico, che essa nutrì nei confronti del Fiorentino, che viene a trovarsi al centro delle sue riflessioni sullo spazio e l'azione politica, la filosofia politica, la storia, la rivoluzione, l'apparenza, la virtù e l'amore per il mondo. Sviluppa, a partire dal primo capitolo del Principe, un'interpretazione della nozione di Stato in Machiavelli, in rapporto alla concezione classica della teoria dei governi. Per approdare a una particolare valutazione del giudizio che egli dà sulla Chiesa come potere temporale e sul Cristianesimo in quanto sistema dei valori. Andiamo avanti: "Non è lo Stato, in quanto istituzione, che ragiona, ma gli uomini". E "l'azione di un uomo nuovo, che fonda una certa organizzazione politica, deve seguire "alcune norme, nuove anch'esse": moralità nuova, ma non ragion di Stato". in questo brano Hannah Arendt si rivela donna politica anomala: gli uomini non sono al sevizio dello Stato, ma viceversa. Annuncia inoltre che "Le repubbliche e le monarchie sono degli Stati", e che "Machiavelli aveva ragione: lo Stato-nazione quale lui lo intendeva poteva evolversi sotto la forma sia di monarchia assoluta sia di Stato". Ma non ci occuperemo della problematico sulla discussione sulle forme di governo, per quanto importante nella sua opera: "Essa è secondaria rispetto al principale oggetto della sua indagine: lo Stato, o le forme di governo", i cui concetti sono stati ripresi da Montesquieu. Inoltre insiste sul fatto che per l'uomo politico "la religione, in quanto credenza cristiana è antipolitica". In conclusione, Hannah Arendt sottolinea che "La politica di per se stessa non ha fini. Non è un mezzo. Ma tutto, in politica, si basa sul motto: il fine giustifica i mezzi".