![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 17 APRILE 2001 |
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Lo Sviluppo è libertà
Essere stato ed essere deliberatamente e rigorosamente interno alla tradizione liberaldemocratica fa di Amartya Sen l'autore di una fra le critiche più incisive alle sue degenerazioni neoliberistiche, tappe ed esiti della quale coi ci consente di ripercorrere in Development as freedom. Non a caso ai suoi esordi la riflessione intellettuale di Sen muove dalla problematizzazione delle categorie di "homo oeconomicus" e di "razionalità" a fondamento dell'economia standard, basate sulla sola "coerenza" tra mezzi e fini - con irrilevanza di ogni riflessione sui fini - e sulla schiacciante prevalenza attribuita all'"interesse" in quanto motore dell'agire umano. Emerge così che il " riduzionismo" dell'economia standard si fonda sull'ignoranza della distintività e dell'autonomia di quell'individuo che pretende di porre a base della propria analisi, il che si traduce in un disinteresse per l'integrità dell'individuo stesso. Diceva Sen nel 1977: "se le persone sono viste soltanto come passive localizzazioni delle rispettive utilità", esse " non contano come individui più dei singoli serbatoi di petrolio nell'analisi del consumo nazionale del petrolio".
E' da questo background che nascono gli approdi riflessivi odierni di Amartya Sen: lo "sviluppo come libertà" e la libertà non solo come attributo individuale ma come "impegno sociale, l'uno e l'altra fondata su quella nozione di capabilities la cui definizione e il cui approfondimento costituiscono il contributo più originale di Amartya Sen alle teorie contemporanee della giustizia. Queste ultime hanno tutte al loro centro una nozione di "eguaglianza di risorse". Ma così questa nozione di eguaglianza si concentra prevalentemente sulle risorse a disposizione, trascurando la natura delle concrete opportunità di cui vengono a disporre i cittadini, sulle quali influiscono non solo i prezzi di mercato ma anche le diverse condizioni in cui essi si trovano e che definiscono le loro relazioni di eguaglianza come "eguaglianza di capacità", "uguaglianza di libertà positive", che danno luogo a un insieme di realizzazione che essi hanno il potere effettivo di mettere in atto. Da qui il passo di Amartya Sen è breve per considerare lo stesso sviluppo economico "come un processo di espansione delle libertà reali godute dagli esseri umani". Il che non induce a sottovalutare l'importanza dell'incremento del reddito o la modernizzazione della società come mezzi rilevantissimi di sviluppo, ma sollecita a concentrare l'attenzione, oltre che sui mezzi, sui fini dello sviluppo stesso. Le conseguenze analitiche si colgono sol piano teorico ma anche su quello empirico. E' bastato a Sen costruire indicatori dello sviluppo umano fondato, oltre che sul reddito, sull'aspettativa di vita e sull'alfabetizzazione degli adulti per conseguire risultati sorprendenti nelle classificazioni di tutti i paesi del mondo: alcuni paesi ricchi, con una distribuzione ineguale del reddito, presentano livelli di sviluppo umano inferiori a quelli di alcuni paesi dell'Africa sub - Sahariana. Un approccio di tale ampiezza consente di porre a fondamento dello sviluppo la responsabile azione individuale e, al tempo stesso, di identificare i "percorsi sociali, politici, economici" che limitano e vincolano quella libertà di agire che possediamo in quanto individui: per esplorare "lo sviluppo come libertà" è necessario "imparare a vedere la libertà individuale come impegno sociale" e, dunque, parlare di libertà al plurale, prendendo in primo luogo "atto delle fortissime connessioni empiriche che legano libertà di tipi diversi": libertà politiche, occasioni economiche, disponibilità sociali, garanzie di trasparenza, sicurezza protettiva. Vanno sottolineate due implicazioni di tutto ciò. La prima: non solo Sen non ci ripropone alcuna contrapposizione tra eguaglianza e libertà, ma egli ricava dalla problematizzazione e dall'estensione sia dell'eguaglianza sia della libertà motivi per alimentare le possibili sinergie. Infatti, Sen respinge tanto una visione dell'eguaglianza come semplice redistribuzione di "cose" (reddito, remunerazione, beni, servizi), tanto una visione della libertà come pura disponibilità di scelta e di azione volontaria esattamente le visioni riduzionistiche sulla base delle quali si sostiene che la libertà è sempre ridotta dal perseguimento dell'eguaglianza. Si tratta, in realtà, da un lato di non concepire l'eguaglianza come "egualitarismo semplice" e uniformità di risultati e di tenori di vita, dall'altro di interpretare la libertà, oltre che come assenza di coercizioni, come esistenza di possibilità concrete, disponibilità, opportunità, in una parola di capacità.
La seconda implicazione: non ha letto con attenzione o ha equivocato Development as freedom chi lo ha interpretato come un testo da cui ricavare una legittimazìone sia dell'esaltazione della libertà come pura "facoltà di scelta sul mercato", sia dell'apologia del mercato autoregolantesi e della fine della responsabilità della collettività e dell'operatore pubblico nei confronti dei "beni sociali". In effetti, le libertà sono da Sen primariamente concepite - oltre che come libertà di scegliere panieri di beni - come capacità concrete di essere, dì fare, di avere, di sapere, di partecipargli che lo induce a prestare molta attenzione alle condizioni della scelta, alle cose che effettivamente si scelgono, a ciò che le scelte mettono in grado di fare, ai processi che si attivano nega vita degli individui. Ma lo induce anche - nell'ambito del pieno riconoscimento del ruolo dei mercati "in quanto parte del processo di sviluppo" - a prendere le distanze "dall'ipotesi che nel meccanismo di mercato sia onnipresente la virtù", ritenendo doveroso sottoporre ad un "esame critico" gli atteggiamenti ideologici che nello "spettacolare" clima intellettuale che si è imposto negli ultimi decenni generano "pregiudizi favorevoli al puro meccanismo di mercato". Sen riprende qui acquisizioni rilevanti della dottrina l'assenza di mercati o la possibilità di mercati incompleti, la presenza di asimmetria informative, l'esistenza di esternalità e di beni pubblici - per affermare che vi sono circostanze in cui il meccanismo di mercato può essere men che ottimale, sia sul piano dell'efficienza che su quello dell'equità, la cosa apparendogli particolarmente vera in campi come la difesa dell'ambiente, la sanità, l'istruzione. Campi nei quali Sen rivendica "l'importanza dell'erogazione pubblica diretta di servizi" e per i quali considera l'ipotesi di affidarsi solo a trasferimenti monetari ai cittadini basati sul loro reddito - "lasciando poi che se la sbrighino loro a pagarsi cure mediche, istruzione e via dicendo" - come il segno di "un atteggiamento mentale errato e forse qualcosa di ancora più sconfortante. la negazione dei principi normativi di una società contemporanea".