| E' solo una bella utopia
il progresso "rischio zero" | Il principio di precauzione è stato proposto alla conferenza
di Rio e in sintesi richiede il blocco di una innovazione
tecnologica di cui non sia provata la impossibilità di
provocare gravi danni all'ambiente. Al momento il bersaglio
designato sono gli Ogm ma la lista si sta allungando.
Buone intenzioni a parte la mancanza di un protocollo
applicativo che non sia la "prova del nonno", l'uso di
concetti fittizi quali l'assoluta sicurezza e l'assenza di una
soglia di pericolo fanno del principio, se usato male,
un'arma politica e demagogica flessibile che si può applicare
a qualsiasi innovazione. Gli aggressori tradizionali, anche se
ben noti e certificati, sono esclusi dal principio: per essi vale
la libera circolazione.
Il principio richiede il blocco totale, non considera interventi
correttivi e se applicato in modo incontrollato potrebbe
bloccare di fatto la ricerca e ricondurci al medioevo .
L'assoluta sicurezza o rischio zero che dir si voglia non
esiste, l'uomo è esposto a uno spettro vastissimo di
aggressioni solo in parte identificate e per molte di queste il
meccanismo di azione è tuttora ignoto. Le cause di circa il
45% dei tumori sono tuttora sconosciute, volendo il basilico
potrebbe essere bandito perché le piantine giovani
contengono metileugenolo che è cancerogeno. Su tutto
regna poi l'imprevisto che mette in luce le falle del sistema.
Di grande utilità sarebbe una campagna di educazione civile
e di interventi anche severi fatta in base alla gravità e
probabilità delle aggressioni. Una politica di prevenzione
che protegga realmente il cittadino deve basarsi su di una
graduatoria che identifichi e neutralizzi le aggressioni più
probabili e devastanti.
Su questo punto basta scegliere, ma debbo purtroppo
rilevare che i politici, lodevoli eccezioni a parte, si occupano
di regola solo di quei babau virtuali che turbano i sogni delle
folle e che portano una valanga di voti: il fumo, quanto mai
"naturale", è responsabile di circa 90mila decessi all'anno in
Italia, ma a parlarne si perde il seggio.
Al principio di precauzione dobbiamo sostituire il rischio
calcolato e il principio di responsabilità. Una bilancia che si
rispetti ha due piatti, occorre confrontare rischi e benefici: il
vaccino antipolio causa effetti avversi in un numero molto
ristretto di casi ma in compenso ha praticamente condotto
alla scomparsa della polio.
Non esiste prova della nocività degli Ogm, abbondano
invece leggende metropolitane raccolte acriticamente nei
locali notturni. Non esiste neppure prova che a lungo
termine siano innocui, ma non possiamo metterli tutti sullo
stesso piano.
In primo luogo le mutazioni genetiche applicate a colture di
vasta diffusione quali il mais, la soia, il cotone, la colza e il
tabacco, le rendono resistenti ai parassiti e riducono o
eliminano l'uso di pesticidi. Il possibile impatto sulla salute di
una polenta transgenica o di una bistecca di soia sarebbe in
ogni caso ben diverso da quello di una maglietta di cotone.
Quello di una sigaretta, transgenica o no, è certamente
micidiale. La colza viene usata in lavorazioni industriali che
ne mascherano gli effetti e rendono difficile una valutazione.
Siano benvenuti i controlli preventivi da parte di
organizzazioni responsabili, come richiesto dalla
Commissione Europea. Ben venga l'etichettatura pur che
aderisca ai fatti, si limiti ad informare e non si trasformi in
divieto mosaico.
Il diffusissimo grano duro Creso, quello degli spaghetti, è
nato nel 1974 come mutazione indotta con radiazione sulla
varietà Cappelli. Lo abbiamo mangiato tutti lungo l'arco di
oltre un ventennio e senza effetti avversi. A questo esempio
si replica con una imbarazzata e ambigua distinzione tra
Ogm ottenuti mediante trapianto genico e mutazioni causate
da radiazione. In realtà il trapianto genico è mirato con
estrema precisione e induce una mutazione solo là dove
serve. La radiazione agisce invece con estrema brutalità e
inefficienza e tratta il Dna a cannonate da "Buddha afgano".
L'attrezzatura necessaria per fare un Ogm costa
pochissimo, dilaga nel terzo mondo e la Cina è in cima alla
lista. In mancanza di accordi sui brevetti le multinazionali
contano poco ed è troppo tardi per fermarne la diffusione.
Il proibirne la ricerca in Italia serve solo ad asservirci
ancora di più alle multinazionali. Nei paesi afflitti da carestia
cronica, vedasi la Corea del Nord, la "prova del nonno"
farebbe ridere se non suonasse come amara insolenza per le
folle di bambini che muoiono di fame.
In breve: il nostro ambientalismo è sport da paesi ricchi. E
alla fine dei conti il vero e micidiale assalto delle
multinazionali al terzo mondo è quello del tabacco che
causerà nei prossimi decenni milioni di vittime, ma su questa
mattanza regna il silenzio.
Chiudo con una parola di cautela: dobbiamo essere
preparati alle emergenze. Non possiamo prevedere l'effetto
a lungo termine dell'uso o non uso di una innovazione anche
perché siamo minacciati da pericoli ben più gravi. Continua
l'esplosione demografica, dilaga la fame e il pericolo di una
micidiale pandemia planetaria è reale. La temperatura del
globo sta salendo, ci sia o no l'effetto serra, e se la tendenza
attuale persiste fra alcuni decenni scompariranno i ghiacciai
delle Alpi, entrerà in crisi il rifornimento idrico nella Valle
padana, i sindaci duelleranno in piazza all'arma bianca per il
controllo dell'acqua e la polemica sugli Ogm diverrà un
ricordo del passato.
In Italia la vera battaglia per l'ambiente si combatterà quasi
certamente sulle montagne, e per poterla affrontare
dovremo salvare anzi estendere le nostre foreste senza
facilonerie alla Pecos Bill e senza processi sommari.
Sosteniamo la ricerca medica sulle cause e cura dei tumori,
sulle malattie genetiche e di alto impatto sociale e in campo
epidemiologico. Basta con le chiacchiere, con gli anatemi e
con la demagogia: abbiamo bisogno di esperti che ci aiutino
a decidere in base ai fatti. |