RASSEGNA STAMPA

12 APRILE 2001
EDOARDO BONCINELLI
QUEI GENI CI BASTANO
Non si sa quanti sono, ma la quantità conta poco
Sembra che si sia riaccesa la disputa sul numero dei geni che ciascuno di noi possiede nel suo genoma. Fino a un paio di anni fa si diceva che erano fra 50 mila e 100 mila. Lo scorso febbraio, quando fu annunciato il completamento del Progetto Genoma Umano, si è parlato di 35 mila, parecchi meno del previsto. Ora si riparla di 57 mila. Ma qual è la verità? Diciamo innanzitutto che questo numero non ha una grande importanza. Risultassero molti meno di 10 mila, ci sarebbe probabilmente qualcosa che non va, ma ogni numero superiore a questo è accettabile. Quello che conta non è il numero dei geni - una piantina ne contiene il doppio di un insetto che ne contiene a sua volta solo il doppio di un semplice lievito unicellulare - ma il numero dei prodotti genici, cioè delle proteine sintetizzate sulla base delle istruzioni dei geni. E' dal 1977 che sappiamo che un gene può portare le istruzioni per fare più di una proteina. Così con un gene si può fare una proteina come se ne possono fare due, quindici o trenta. Non è il numero dei geni che misura la nostra complessità. Sappiamo benissimo che cosa significa essere mammiferi superiori e in particolare essere uomini. La nostra complessità è la stessa di cinque anni fa, dell'anno scorso o di quest'anno e la si può raggiungere partendo da 20 mila geni come da 80 mila. Se il numero dei geni umani risultasse alla fine essere più basso, vorrebbe solo dire che ciascun gene dovrebbe darsi più da fare. Se il numero risulterà un po' più alto, vorrà dire che un gene medio dovrà lavorare di meno. Tutto qui. È veramente tutto qui, anche se a febbraio abbiamo sentito dire ad un Telegiornale Rai che il fatto che il numero dei geni della nostra specie sia inferiore all'attesa indica che la nostra natura e la nostra identità sono meno determinate dai geni e molto di più dalle condizioni ambientali! Allora corse anche la voce secondo la quale studiare il nostro genoma sarebbe risultato più facile, considerato il basso numero dei geni. Non è assolutamente così. Se i geni risultassero essere meno del previsto, sarebbero più difficili da studiare e avrebbero ciascuno un potere maggiore sulla nostra natura. Per riuscire a fare molte proteine a partire dallo stesso gene si richiede più controllo e più regolazione. E studiare la regolazione dei geni è uno dei compiti più ardui che si possano immaginare, per la biologia di ieri come per quella di oggi. Questo numero quindi non è cruciale. Resta però sempre la curiosità di sapere qual è.
La stima più probabile resta sempre quella originaria di 50-100 mila, proprio perché scaturiva da considerazioni di carattere molto generale e indipendenti dai dettagli molecolari. In un mio libro di qualche anno fa, azzardai addirittura un 66 mila, più per gioco che per convinzione. Ma quando fu annunciato il completamento del Progetto Genoma da parte dei due Consorzi, quello pubblico e quello privato, fu detto che i geni erano più o meno 35 mila e su questo numero sono state spese fiumane di parole. Personalmente non mi feci incantare e rimasi fiducioso ad attendere. Nel caso dei genomi di tutti gli organismi determinati fino ad oggi, il numero totale dei geni è andato sempre crescendo nei mesi immediatamente successivi al completamento del progetto. E non si vede perché il genoma umano dovrebbe essere un'eccezione. È di ieri la notizia che un gruppo di scienziati di prim'ordine, non appartenenti né all'uno né all'altro consorzio, considerano la stima di 35 mila molto bassa e frutto essenzialmente di calcoli sbagliati da parte dei calcolatori utilizzati per il Progetto Genoma. Può succedere una cosa del genere? Certo che può succedere. Soprattutto se si ha molta fretta di arrivare a un risultato, per comunicarlo al più presto alla stampa. Il computo andrà fatto e rifatto molte volte e alla fine di tutto questo sarà necessario che un lento, ma scaltro e duttile, cervello umano riguardi tutti i calcoli e batta tutte le strade necessarie per raggiungere una valutazione definitiva. Non sappiamo ancora quanti geni abbiamo esattamente, ma sappiamo che sono sufficienti per fare di noi degli investigatori dell'infinitamente grande come dell'infinitamente piccolo e per poter ancora battere su certe cose i nostri cari figli computer.
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