RASSEGNA STAMPA

11 APRILE 2001
GIUSEPPE CONTE
MITOLOGIA La ricetta per curare l'anima
Per scoprire le nostre profondi radici
Da Apollo a Ermes, da Demetra a Persefone. Stephen Larsen psicoterapeuta e allievo di Joseph Campbell, indica a uomini e donne i modelli da seguire
Stephen Larsen è uno studioso del mito, uno psicoterapeuta e un allievo di Joseph Campbell, il grande maestro degli studi di mitologia comparata, di cui ha scritto la biografia ufficiale dal titolo Un fuoco nella mente. Buone credenziali per presentarsi al lettore italiano con questo L'immaginazione mitica appena uscito da Pratiche editrice.
Ma in realtà il pragmatismo tutto americano dell'autore potrà scandalizzare certuni, o destare in altri più di un sorriso di superiorità: Larsen non soltanto crede nel "potere del mito", che Campbell ha mostrato in tutte le sue forme in un celebre libro omonimo, ma crede anche nelle qualità terapeutiche del racconto mitico, e non si trattiene dal proporci degli esercizi per così dire pratici attraverso i quali noi lettori possiamo curarci con i miti stessi. La scuola di Larsen è buona. La differenza tra Freud e Jung, che è basilare per poter intendere qualunque lavoro sul mito, gli è subito perfettamente chiara. Per Freud il mito finisce per diventare un residuo nevrotizzato della mente umana, l'eredità di epoche remote da nascondere nel sottoscala della coscienza; per lang, al contrario è l'essenza archetipale della nostra anima, e si proietta nel futuro in una continua fuga verso l'alto del cielo. Il mito, versione junghiana, mette l'uomo a contatto con gli dei, chiamando dei le correnti di energia psichica che attraversano l'uomo e ne determinano scelte e destino.
SCENARI DI VITA INTERIORE
Per il Cristianesimo, dice Larsen, lo scenario dell'anima umana vede in lotta due forze: Dio da una parte, il Diavolo dall'altra; Freud ne darebbe la versione laicizzata se, con qualche approssimazione, identifichiamo Dio nel Super-io e il Diavolo nell'Es, o Inconscio. Per la psicologia eretica che parte da Jung, e si pensi a James Hillmann soprattutto, ma anche a Thomas Moore e tanti altri, la nostra anima è invece abitata da tante figure primordiali di dei e dee, ma anche di demoni, fate, maghi, cavalieri, principesse, draghi, folletti, eroi. In termini uu po' hollywoodiani, Larsen scrive che "per allestire il "bello spettacolo" della vita dobbiamo sempre essere in contatto con il nostro "cast" inferiore".
Dobbiamo girare un film, la nostra esistenza, le nostre storie, i nostri amori, la nostra autorealizzazione. Il cast che abbiamo a disposizione farebbe sembrare poca cosa quelli dì Cecil B. De Mille. Basta saper restare in contatto con le energie molteplici, cangianti dell'anima e riconoscere le loro forme e figure, dialogare con loro, cercare di sentirne l'azione dentro di noi e di orientarla verso esiti costruttivi: possiamo contare sull'Olimpo dei Greci, innanzi tutto, ma anche su tanti altri pantheon, da quello celtico a quello scandinavo a quello indù, per scegliere i nostri "attori" e le nostre "attrici" preferite.
Per un uomo, scegliere Apollo vorrà dire mettere l'accento, mettere a contatto nel film della propria vita, sulla solarità, il culto del corpo, l'armonia, la ricerca di una perfezione formale. Scegliere Efesto vorrà dire invece dare più spazio alle attività pratiche, da fabbro, da costruttore e inventore. Scegliere Ares è come enfatizzare tutto quello che c'è di polemico, forte, guerriero, aggressivo in sé. E infine scegliere Ermes, sicuramente una delle scelte più felici, è stare dalla parte della metamorfosi, della velocità intuitiva, dello scambio, della capacità dì comunicare con i vivi e con le Ombre, della creatività imprenditoriale o politica o artistica.
Naturalmente questi antichi dei, e chissà quanti altri, dal mistico Dioniso all'osceno Priapo, dal magico Pari al severo Poseidone, convivono in noi, e sta a noi ascoltare le loro voci o tacitarle quando è il caso. E preferire uno non vuol dire escludere per sempre l'altro. Chi segue Ares a volte capisce in tempo che è meglio ricorrere ad Ermes, chi segue le buie fatiche di Efesto alle volte sente il bisogno di ritemprarsi con un bagno di luce apollinea, e così via.
Per le donne, la scelta non è meno ampia. Demetra è il modello che agisce nella donna che sente la maternità e la protettività verso i figli come il valore fondamentale della sua vita. Artemide il modello delle ragazze che amano la selvatichezza, lo sport agonistico, un certo tono asessuato, una certa separatezza dal mondo maschile (senza arrivare all'ostilità dichiarata, che è tipica dell'Amazzone). Afrodite rivive nelle donne che mettono al primo posto l'eros, il piacere, la sensualità seduttiva ma anche la potenza misteriosa della generazione. Athena in quelle che danno la precedenza assoluta alla ragione, all'ordine mentale, all'intelligenza, alla carriera come ascesa intellettuale. E infine Persefone parla all'orecchio delle ragazze che sono attratte irresistibilmente e drammaticamente dalle forze del mondo intero, violenza, oscurità, droga, estasi psichedelica.
UN BELLO SPETTACOLO
Stephen Larsen però non si fermerebbe qui. Individuato il cast, dobbiamo girare, ma perché lo spettacolo sia bello, e non rovinoso e distruttivo, dobbiamo scegliere bene e fare esercizi che curino le patologie che potrebbero affiorare o che già esistono in noi. Seguirlo ora può diventare imbarazzante. Ma perché non provare a curarci con i miti, noi che siamo pronti a difenderci dai nostri fantasmi conventi gocce di Valium o una pastiglia di Tavor? Alcuni degli esercizi pratici che Larsen propone sono talmente divertenti che, in ogni caso, male non ne possono fare. Ve ne elenco almeno cinque, che qualunque lettore può praticare sin da adesso.
Primo: scoprire i propri alleati nel mondo minerale, vegetale e animale; non pensarsi soli e separati nel cosmo, sentire se è il rubino o il diamante, il marmo o il cristallo a trasmetterci particolari energie, vedere in quale fiore o albero, in quale animale della terra, del mare o del cielo vorremmo identificarci.
Secondo: incontrare gli dei, ascoltarne le voci, capire chi ci sta parlando in quel momento e perché, se è Zeus con la sua onnipotenza celeste o Ades con le sue smanie tenebrose, Era con la sua gelosia, Venere con le sue promesse di voluttà.
Terzo: crearci nell'immaginazione un buffone divino o anche un vero e proprio pagliaccio, una maschera come Arlecchino o Pantalone, e incarnarci in essa, lasciarci andare a lazzi e al riso più sfrenato.
Quarto: immaginare e visualizzare il proprio funerale; a chi obietterà che non è divertente ricorderò quanto si ride ai funerali, se, non si è, il morto. Immaginare le proprie esequie vuol dire essere fuori dal pensiero nullificante della fine: se le vedi, e magari ridi anche tu di qualche compianto un po' ipocrita, vuol dire che ci sei ancora, in un'altra dimensione dell'essere ma ancora ben vivo.
Quinto: cercare le proprie radici ancestrali. Larsen é di origine scandinava, per esempio, e trova i suoi antenati mitici in Odino e Thor. Io, di padre siciliano e madre ligure, mi sono sempre sentito sul confine tra il pantheon greco, mediterraneo, e quello celtico, nordico, e non esente da tracce di spirito arabo. Ciascuno dì noi può provarci, non fermarsi ad alberi genealogici che sono così futili e insignificanti, ma arrivare a vedere da quali rami mitici siamo stati generati, greco-latini, etruschi, goti, celto-liguri, arabi, normanni La scoperta delle nostre radici profonde ci dirà che apparteniamo, oltre che alla storia, a una nazione, a una lingua, a tutto l'universo. Larsen ci indica altri esercizi. Ma intanto proviamo questi; questa sera. Che siano efficaci contro le gravi malattie dello spirito, non lo garantisco. Ma che siano meno nocivi di tanta televisione, quello sì.
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Scienze Cognitive