RASSEGNA STAMPA

8 APRILE 2001
MAURIZIO FERRARIS
Tammuriata per spiritualisti
Tonino Griffero, "Oetinger e Schelling. Teosofia e realismo biblico alle origini dell'idealismo tedesco", Milano, Nike 2000, pagg. 314, L. 38.000.
Tonino Griffero, nel suo ultimo libro, prende l'avvio dallo studio dell'influenza degli scritti di un prete tedesco, Friedrich Christoph Oetinger (1702-1782) sul pensiero di Schelling. In prima istanza, il libro mostra come l'idealismo schellìnghiano, la famosa o malfamata tesi secondo cui la natura è spirito inconscio e lo spirito è natura cosciente (quanto dire un calcio in faccia al cartesianesimo, alla netta separazione tra estensione e pensiero), non fosse affatto il segno di un improbabile spiritualismo. E qui si capisce l'interesse non solo storiografico di un lavoro come questo, pieno di erudizione e di argomentazione, che assolve non solo a una funzione minimalistica di ricerca delle fonti (su cui Schelling è notoriamente reticente), ma si diffonde su un problema più generale, quello, per l'appunto, di distinguere l'idealismo dallo spiritualismo (per il quale la scienza non conta), e infine tocca il problema più generale, e propriamente teorico, del rapporto tra credenze religiose, dottrine filosofiche e paradigmi scientifici.
Tanto per dirne una, è noto che per un certo periodo Schelling fece sedute spiritiche. Il suo problema era che, quando parlava di "spirito", intendeva qualcosa, e non semplicemente una metafora che indica il contrario della materia. Per parte sua, Oetinger non pensava affatto che le Sacre Scritture si dovessero leggere solo in senso allegorico, per cui si chiedeva, come tanti prima di lui, che cosa succede con la resurrezione dei corpi. L'idea è che tutti risorgono a 33 anni come Cristo, ma allora ci sono dei bei problemi, visto che padri e figli, nonni e nipoti, amori di adolescenza e di vecchiaia si troverebbero tutti lì, col rischio di non riconoscersi nemmeno. Oppure: il giorno della resurrezione, che cosa capiterà ai cannibali? Risorgeranno loro, che non se lo meritano, o i poveretti che si sono mangiati, di modo che si dovrà immaginare una spaventosa esplosione del cannibale?
Da tempo Paolo Rossi ha illustrato la labilità dei confini tra scienza e magia, e questi casi portano acqua al suo mulino, soprattutto se si viene a problemi meno iperbolici. Se lo spirito non è un nulla ma è qualcosa, perché mai lo spirito non dovrebbe avere degli effetti fisiologici? E lasciamo pure da parte il terreno, strutturalmente vago, della psicosomatica, prendendo un esempio più netto.
Nella Tammuriata nera è questione della nascita di un gran numero di bambini di colore nella Napoli del dopoguerra, e poi battezzati Ciccio, Peppe, 'Ntuono, Ciro. L'inverosimiglianza genetica si spiega caritatevolmente con questo argomento: tante volte, basta uno sguardo per provocare un concepimento. Questo nella Napoli del '46; e difatti la spiegazione è accolta con scetticismo. Però, Malebranche, che non era certo un mistico, era disponibilissimo ad ammettere che l'immaginazione può provocare parti mostruosi, e che tante volte basta solo una guardata, per esempio a un quadro, perché si concepisca un bambino con le fattezze della immagine che aveva impressionato la madre. E sono argomenti che ancora in pieno Settecento si facevano valere in tribunale, risolvendo situazioni probabilmente complicate. Ne ridiamo, a ragione, ma il problema resta, solo spostandosi un poco.
Non dimentichiamo, intanto, che Newton ha dovuto farci i conti, trovandosi nella necessità di giustificare, contro la fisica cartesiana, la possibilità di un'azione a distanza (si noti che nella giustificazione fornita da Newton entra l'idea secondo cui lo spazio sarebbe un sensorio di Dio). Anche Newton era un illuso? Può darsi, ma se è così lo sono tanti altri e anche oggi. Quando per esempio, con quello che è diventato un luogo comune del riuso della fisica per altri scopi, si cita la meccanica quantistica per sostenere che l'osservazione interviene sull'osservato, o, più estesamente, si sostiene che l'esperienza pregressa agisce in modo determinante sulle nostre esperienze attuali, non si sta riproponendo la tesi secondo cui "e vvote basta sulo 'na guardata/ e 'a femmena rimane sott'a bbotta impressiunata?" E il bello è che molto raramente qualcuno, animato da un semplice buon senso che distingua livelli di realtà differenti, si prende la briga di obiettare, come nella Tammuriata, "Seh, 'na guardata seh, seh, 'na 'mpressiona seh, va' truvanno mo' chi è stato c'ha cugliuto buono 'o tiro chillo 'o fatto è niro niro, niro niro comm'a cchè!"
inizio pagina
vedi anche
analisi e commenti