RASSEGNA STAMPA

7 APRILE 2001
BRUNO GRAVAGNUOLO
CARI LAICI SMETTETE DI ESSERE SUBALTERNI AL CONFESSIONALISMO
Laici oggi. Che significa? Domanda dal senso preciso in Italia. Ben più che altrove, visto che ormai dalla fine delle guerre di religione, e dalla nascita degli stati nazionali, le pretese civili delle Chiese e l'invadenza del potere temporale, sono state sconfitte. E non fanno più problema. Infatti "laico", dal greco Laios, vuol dire, ed è ovunque pacifico, libero, non talare. Distinto dall'ordine ecclesiale e contrapposto a "chierico", che un tempo indicava il sacerdote (poi chierici furon detti gli intellettuali, dapprincipio forgiati in seminario). Ecco, il convegno di ieri a Roma all'Hotel S. Chiara ("Laicismo, laicità, cosa significa essere laici oggi") indetto dalla Fondazione Nenni ci riportava con forza a questo terna, che è poi secolare questione del caso Italiano. E che un tempo si chiamava la "Quistione vaticana". Per esempio, lo ricordava Giorgio Napolitano, un Jacques Delors oggi si infuria se lo si definisce un "politico cattolico", mentre lui socialista e cristiano puntualizza che la religione non è tratto peculiare della sua posizione. Tutt'altra storia da noi, dove non solo la Chiesa era ed è uno stato e un territorio che patteggia e "Concorda" con lo Stato, ma dove la Cattedra di Pietro ha ispirato una dottrina sociale, secondato leghe, partiti e associazioni, governando l'anima di tanta parte dei ceti subalterni che han vissuto l'unità nazionale nel Risorgimento in modo indifferente. Se non ostile. Da qui il laicismo e l'anticlericalismo della destra storica. Prima del patto trasformista dì regime nel 1929 col Sacro Soglio, che significò anche l'esiglio di Don Sturzo.
Tanto excursus era necessario, prima di dire in dettaglio del Convegno, a cui han partecipato Giuseppe Tamburrano, Carlo Ghisalbertì, Francesco Casavola, Valerio Zanone, Gennaro Sasso, Alighiero Manacorda, Marisa Cinciari Rodano, Silvia La Malfa, Mauro Ferri e Federico Coen. Perché proprio nel solco del "passato che non passa" si intendeva la novità del presente, denunciata in tutti gli interventi. E cioè: l'inasprirsi della pretesa politica e civile della Chiesa nel momento in cui si è liquefatto il filtro della Dc, partito cattolico ma non confessionale (per lo più). E' accaduto che, allorché si sono indebolite le appartenenze ideologiche, l'antico scontro Stato-Chiesa - così cruciale in Italia - si sia acuito al livello di coscienza. Spingendo i Vescovi a premere in politica e a fare esami di valori. E i politici a invocare la benedizione e l'expedit vaticano, vellicando, come ha fatto e fa la destra, istanze integraliste: su procreazione assistita, famiglia, ricerca, bioetica, scuola. Il tutto all'insegna di un equivoco: la libertà di coscienza con lo stigma della fede. Della fede cattolica travasata in politica e fatta valere come istanza coattiva. Anche verso chi non pensa che l'unica famiglia sia quella edificata sul matrimonio. O che sia illecita la fecondazione eterologa. O ancora che sia immorale clonare cellule staminali per curare malattie. Prendiamo la scuola. Altra fonte di equivoco. Da un lato c'è il dettato costituzionale che le assegna una funzione centrale nel promuovere eguaglianza e cittadinanza laica universale. Dall'altro c'è la destra che cavalcando la libertà di coscienza, propugna una privatizzazione capillare, magari etnico-regionale, che farebbe saltare il presidio di una scuola pubblica e davvero pluralista entro cui possan convivere culture, fedi ed etnie diverse. E qui, a presidiare tutti i terreni di cui sopra, è partito anche un'appello dell'"Associazione laica plurale", letto da Coen e rivolto ai candidati dell'Ulivo.
Né è mancata la polemica. Manacorda ha attaccato la legge di parità scolastica del centro-sinistra. A torto però. Perché in quella legge non c'è stata dismissione della laicità dello stato. Ma riconoscimento di un diritto: quello dei genitori indigenti a scegliere una scuola per i figli coerente con le loro convinzioni. Una scuola nondimeno oggi conforme a regole valevoli per pubblico e privato. Ed è la prima volta in verità che si regola per legge il regime delle scuole "private": dai diritti sindacali, agli standard dei programmi, all'autonomia d'insegnamento. Senza di che, niente sostegno alle iscrizioni, almeno nelle intenzioni della norma. Altra questione emersa nel dibattito: la subalternità dei laici al confessionalismo. E il ritornello sulla Chiesa che è "l'unica agenzia che fa proprie le antiche istanze di sinistra, unica a restituire speranza agli individui e alle masse ... ". In parte è vero. Ma c'è un limite a tutto, è stato ricordato. E se la supplenza religiosa pone alla sinistra il compito di ricostruire una sua propria identità, pure certe apologie e genuflessioni andrebbero evitate. Per non esser sualterni e finire retrivi, per troppa apertura. E senza dire di quei "laici clericali", lo ricordava Sasso, che in preda a furia di "revisione" spediscono all'inferno tutta la cultura laica azionista e di sinistra. Così come nei "Miserabili" di Victor Hugo si spediva all'inferno Voltaire.
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