E inutile domandarsi quale sarebbe stata la posizione politica di Piero Gobetti, nell'ambito dell'antifascismo, se fosse sopravvissuto. E infatti Eugenio
Montale ha ragione quando afferma: "Piero era un fiore che non si era aperto del tutto, ma per uno come lui pare quasi vergognoso chiedersi che cosa sarebbe oggi Gobetti. Egli è stato l'uomo che fu cercato invano da una generazione perduta, l'uomo che oggi ci ostiniamo a cercare nella parte più profonda di noi stessi". Per quanto ci riguarda, fummo colpiti dal valore patriottico, mai nazionalista, ed anzi profondamente europeo, di questo giovane, dalla sua disperata volontà di combattere la battaglia intrapresa, dalla sua virile protesta morale contro la dittatura. Dalla sua consapevolezza delle più gravi ed urgenti esigenze italiane, la sua fede fondamentale nell'uomo come individuo, dalla sua ribellione eretica e libertaria contro la conservazione. In lui, crociato laico della libertà, e nelle sue illusioni, più ancora che in una precisa filosofia, politica, vedevamo forse in modo un po' manicheo e per così dire primitivo, la lotta del bene contro il male, della civiltà contro la barbarie, della democrazia contro la dittatura, della cultura contro l'ignoranza, della coscienza contro il cieco impulso.
Piero Gobetti è stato per molti di noi un eroe, ma alla maniera del suo Risorgimento senza Eroi, un eroe borghese e non barricadiero né retorico, ma secondo il suo modo di essere. Di quelli che non piacciono forse agli insegnanti di apologia stipendiata dal mito ufficiale, ma per i quali vale il giudizio definitivo della coscienza popolare, della storia che è infallibile nel vendicare i profeti disarmati, le vittime delle allucinazioni collettive. Come ha sostenuto Giovanni Spadolini, nessun italiano di questo secolo ha avuto una così alta idea dell'Italia, e nessuno ha insieme scrutato quanto fossero profonde le crepe, gli squilibri, le eredità negative della vita e del costume italiano di cui il fascismo ha costituito - come Gobetti affermava- l'autobiografia della nazione. In tutto ciò, nella sua testimonianza, nella sua denuncia, sta l'attualità del pensiero e del messaggio di Piero Gobetti, Anche per questo stentiamo a credere che Torino, culla dell'antifascismo militante, possa mai divenire settant'anni dopo - come è stato scritto - un emblema delle rivolte moderate. Personalmente anch'io - come dichiarava per sé Spadolini- mi sono sempre definito un gobettiano. Perciò vale anche per me questa sua frase - "Nella mia vita Gobetti è stato l'inalterabile punto di riferimento, il costante termine di paragone, nelle convergenze, nelle discussioni, negli approfondimenti e anche nelle revisioni. Ricordare Gobetti vuol dire guardare a un altra Italia .... ".
Né si può tralasciare la valutazione incisiva e giusta di Norberto Bobbio, pronunciata in occasione del cinquantenario della morte di Piero, ancora interamente condivisibile. Eccola: "Per quante volte mi sia accaduto in questi anni di tornare a riflettere sull'opera di Piero Gobetti, non posso trattenere ogni volta un moto di sorpresa, quasi di incredulità di fronte alla sua prodigiosa giovinezza. Mi sono domandato spesso se vi siano altri esempi nella nostra storia di tanta ricchezza e varietà e densità di opere in così breve spazio di anni. Non ne ho trovati. Gobetti resta un esempio unico e meraviglioso di un opera consumata in pochissimi anni e apparentemente compiuta". Misuriamo perciò nel messaggio dì Gobetti anche la storia di questa nostra epoca. Della rivolta e delle battaglie per la libertà, delle opere di pace per la costruzione di una nuova società democratica. Nella volontà dì migliorare il nostro stato e di combattere tutti i germi del totalitarismo che minacciano l'uomo libero. In quest'opera insostituibile e nell'impegno che ne consegue - come ammonisce Piero Gobetti - "Siamo fermi alla battaglia come alla nostra salvezza.". |