RASSEGNA STAMPA

25 MARZO 2001
TULLIO GREGORY
Bacone, favole della modernità
Una nuova edizione degli scritti del grande filosofo
Francis Bacon: the history of a caharacter assassination (Yale U. P., 1996).
Una nuova edizione delle opere di Francis Bacon - sotto la direzione di Graham Rees e di Lisa Jardine - era stata annunciata pochi anni orsono: oggi abbiamo disponibili già quattro volumi, pubblicati dalla Clarendon Press di Oxford. Frutto maturo della nuova stagione di studi baconiani che ha caratterizzato la storiografia filosofica del secondo Novecento, questa nuova raccolta delle opere del filosofo inglese (The Oxford Francis Bacon) è prevista in 15 volumi (resta escluso per ora l'epistolario); le opere latine presentano la traduzione inglese a fronte.
Come è noto, sin qui l'unica edizione delle opere di Bacon cui gli studiosi possono far riferimento è quella curata da J. Spedding, R. L.
Ellis
, D. D. Heath, comparsa fra il 1858 e il 1874 a Londra in 14 volumi, 7 di opere e 7 di epistolario: edizione tuttora fondamentale, malgrado l'uso di dir male della filologia ottocentesca e dei suoi prodotti dei quali vive ancor oggi buona parte della ricerca storica.
Questa nuova edizione non solo rispecchia un ben diverso clima di studi baconiani e una più scaltrita filologia, ma presenta per la prima volta testi di Bacon fin qui inediti o addirittura considerati perduti.
Così nel sesto volume, pubblicato nel 1996, comprendente scritti di filosofia naturale degli anni 1611-1619, compare il De vijs mortis et de senectute retardanda atque instaurandis viribus ritrovato nel 1980 ed edito provvisoriamente da Rees nel 1984, presentato ora in nuova e definitiva edizione. Si tratta di un testo di particolare significato, una "ricerca sui tipi di morte, sul modo di prolungare la vita e di recuperare i poteri vitali", importante anzitutto perché rappresenta un momento esemplare dell'assidua ricerca baconiana dei modi per prolungare la vita, scopo ultimo della nuova filosofia; ma di grande rilievo anche perché ci permette di cogliere sul vivo il modo di lavorare di Bacon. Infatti l'opera, non finita, ci si presenta come un brogliaccio di lavoro che, partendo da una prima redazione forse dettata a uno scriba, è stato poi sottoposto a ulteriori interventi, tutti di mano del l'autore che corregge, integra e amplia la prima stesura. Di qui un testo estremamente complesso la cui stratigrafia è resa efficacemente nell'edizione da Graham Rees con opportuni accorgimenti tipografici.
Ma non solo il De vijs mortis è la novità di questa raccolta di opere baconiane: il volume tredicesimo, comparso pochi mesi orsono, presenta ben tre testi recentemente scoperti: l'Abecedarium naturae, l'Historia de animato et inanimato, nonché una prima versione della Historia densi et rari, conservati alla Bibliothèque Nationale di Parigi.
Importanti, per il testo critico e gli apparati, anche gli altri volumi pubblicati nel 2000: il quarto con l'edizione critica dell'Advancement of learning e il quindicesimo, con gli Essayes, ambedue curati da M.
Kiernan.
Ma altri ancora sono i meriti della nuova edizione: oltre alla grande cura filologica - che rispetta giustamente anche le grafie, con tutte le loro oscillazioni - andrà sottolineata la puntuale analisi delle fonti dirette e indirette e l'ampio commento che accompagna ogni opera, così da permettere un'immediata collocazione dei testi nel quadro della produzione di Bacon e in rapporto con i problemi del l'età sua (esemplare anche, nei volumi sesto e tredicesimo, il quadro della complessa gestazione di tutta l'Instauratio magna, sognata e solo parzialmente realizzata da Bacon). Né andrà sottovalutata la scelta di presentare le opere nella loro successione cronologica, rifiutando la classificazione, che ha pesato molto tempo negativamente negli studi baconiani, fra scritti filosofici e cosiddetti scritti letterari. Tipico il caso del De sapientia veterum - di grande successo nell'età di Bacone - poi dimenticata forse per il tramonto delle favole antiche con le loro interpretazioni iconologiche e dottrinali. In realtà, e Paolo Rossi lo ha sempre sottolineato con forza, attraverso l'interpretazione delle favole antiche il filosofo inglese espone tutti i temi fondamentali della nuova filosofia che diviene lo strumento ermeneutico privilegiato per sollevare il velo delle favole e presentarle come "modo di insegnare
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