E il vento di Seattle travolse il mondoDue nuovi libri sul crescente ruolo di bisogni e diritti civili nelle battaglie politiche ed economiche Archiviati gli scontri ideologici, la qualità della vita domina gli slogan nelle proteste di piazza |
| Un anno e mezzo fa, la selvaggia protesta di decine di migliaia di persone a
Seattle contro il Wto, l'Organizzazione mondiale dei commerci, e contro la globalizzazione,
sembrò ai più un rigurgito del '68 o dell' "anarco sindacalismo", come scrisse allora il
Washington Times , la voce dei conservatori americani.
Ricordo l'albergo dove pernottammo col presidente Clinton: la polizia lo circondò di un
anello di enormi autobus nel timore di un attacco che non si verificò. Quando l'assedio si
sciolse, dopo giorni di battaglia, prevalse il parere che si fosse trattato di un fenomeno
isolato, irripetibile. Sappiamo tutti che fu un giudizio errato. Il vento di Seattle, della rivolta
contro il sistema, continua a soffiare sulle istituzioni, come hanno dimostrato gli scontri della
settimana scorsa a Napoli.
Nei sedici mesi trascorsi da allora, alcuni studiosi americani hanno inquadrato quegli eventi
in un movimento che potrebbe influire profondamente sugli Stati e sulle "corporations", le
grandi compagnie, le istituzioni da esso contestati. Ann Fiorini, una sociologa di
Washington, lo chiama "la società civile trans nazionale"; Jeffrey Berry, un docente di
scienze politiche della Università Taft, "la coalizione dei cittadini"; Margaret Keck, una
collega della Università Cornell, "gli attivisti senza frontiere". Ma il concetto è identico: la
protesta di Seattle fu l'espressione più clamorosa di un movimento formatosi negli ultimi
anni in difesa della qualità della vita intesa in tutti i suoi aspetti (dai diritti umani
all'ambiente). Un movimento multiforme inteso a modificare il modo di fare politica
tradizionale.
Peter Newell della Università di Cambdrige nel Massachusetts ne aveva già discusso alla
fine dello scorso anno nel libro "Clima di cambiamenti" . Jeffrey Berry e Ann Florini vi si
sono ora soffermati in due altri, Il nuovo liberalismo (Brookings press, pagine 192, dollari
25) e La terza forza (Carnegie Endowment, pagine 295, dollari 40), che hanno aperto un
acceso dibattito nella leadership Usa. La tesi di Berry è che "i gruppi di cittadini
combattono non più, o non solo più, battaglie economiche - la ridistribuzione del reddito -
bensì battaglie post materialiste, dalle riforme sociali alla protezione del consumatore".
La tesi della Florini è che un numero crescenti di associazioni non governative presenti in
tutto il mondo si propongono come interpreti della "coscienza globale", per imporre degli
standard agli Stati e alle grandi corporations alleatesi nella globalizzazione. In tal senso esse
sono la terza forza. La sociologa adduce alcuni esempi. I più noti sono quelli del Trattato
per il bando degli esperimenti nucleari del 96, frutto di anni di pressioni da parte di scienziati
e di studenti, e quello del Trattato anti mine del dicembre del '97, firmato da 122 Paesi
nonostante le obiezioni russe e americane, dopo una mobilitazione popolare a cui partecipò
anche la principessa Diana d'Inghilterra.
Secondo Peter Newell, tre sono i fattori che hanno contribuito all'ascesa della "società
civile". La fine della guerra fredda, che ha messo in secondo piano le ideologie, almeno
temporaneamente; la rivoluzione informatica, che ha conferito e conferisce sempre più ai
cittadini di Paesi diversi una maggiore consapevolezza dei problemi comuni; e i frequenti
eccessi della globalizzazione, che hanno provocato gravi crisi finanziarie, compresa quella
che si attraversa adesso. La "società civile", a cui Newell rivendica una superiorità morale,
è divenuta l'interlocutore privilegiato del Potere sia politico sia economico. Lo studioso
considera l'ascesa dei verdi uno dei suoi trionfi, attribuendole parte del merito del Trattato
di Kyoto, a cui peraltro l'America non ha aderito. Pensa che il movimento di "coalizione
dei cittadini" si rafforzerà, soprattutto tra i giovani e le donne.
Le conclusioni di Berry, della Florini, della Keck, di Newell e di altri hanno sollevato
critiche. Gli scettici osservano che nel corso della storia moderna la democrazia di base ha
spesso trovato una sua voce autonoma. Citano il movimento contro la schiavitù in America
ai principi dell'Ottocento, propagatosi dalle Chiese ai gruppi abolizionisti; la diffusione della
Croce rossa in tutto il mondo nel primo Novecento; la contestazione studentesca degli Anni
Sessanta e quella femminista degli Anni Settanta. E sottolineano che le Ngos (Non
governamental organizations ossia le Organizzazioni non governative) svolgono da tempo un
ruolo importante presso la Banca mondiale, il Wto, il G7, le Sette potenze industriali. La
risposta di Berry e dei compagni è secca: "Se oggi in America si mette in dubbio la pena di
morte, cosa mai avvenuta in precedenza, "ribattono" è a causa della nuova coscienza
globale".
Come si manifesterà il "clima di cambiamenti" avvertito dai guru della Terza forza?
Nessuno di loro sa predirlo. Ma tutti sostengono che essa sarà un fattore altrettanto
determinante del nostro futuro quanto i governi e le "corporations". |