RASSEGNA STAMPA

18 MARZO 2001
SEBASTIANO MAFFETTONE
L'emergenza dei diritti umani
Entità pregiuridiche in via di definizione o salde ancore morali?
Si rinnova il vecchio dibattito tra positivismo e giusnaturalismo
Francesco Viola, «Etica e metaetica dei diritti umani», Giappichelli, Torino 2000, pagg. 226, L. 32.000
Lorena Cedroni, «Diritti umani, diritti dei popoli», Aracne, Roma 2000, pagg. 64, L. 15.000
AaVv, «Studi perugini», n. 8, luglio-dicembre 1999, «Realismo Politico»
Giuseppe Goisis, «Eirène (lo spirito europeo e le sorgenti della pace)», Gabriellì editori Verona 2000, pagg. 378, L. 48.000
C'è una visione ristretta dei diritti umani, che li confina nell'ambito puramente giuridico. Sostanzialmente, se diamo ascolto a questa visione, data la natura vaga della loro origine e le difficoltà connesse alla loro applicazione, i diritti umani sarebbero diritti imperfetti e incompiuti. Una specie di fase aurorale rispetto alla piena maturazione legale. Il corollario di questa tesi, definibile come positivistica, è che la soluzione delle questioni legate ai diritti umani dipende dall'affermarsi progressivo nel tempo di una loro piena giustificazione. Per quanto mi riguarda, ho sempre dubitato di una prova come questa, essendo convinto che al fondo della questione diritti umani ci siano imbarazzi pratici e concettuali più profondi. Non si tratta, a mio avviso, solo di difficoltà di fonte e di sanzionabilità, ma anche di dubbi sostanziali sulla natura e i limiti dei diritti umani stessi.
E' anche per questa mia convinzione che ho letto con viva soddisfazione intellettuale il libro di Francesco Viola, inequivocamente (rispetto al problema precedente) intitolato Etica e metaetica dei diritti umani. Viola, un filosofo del diritto che possiede una rara sensibilità giuridica congiunta con una notevole competenza filosofico-morale, si occupa da anni di diritti umani sulla scorta della tradizione giusnaturalistica. In questo libro, parte dagli aspetti giuridici dei diritti umani, per affrontare le questioni etiche e filosofiche più importanti, questioni connesse alla origine, alla fondazione, ai limiti e direi al senso stesso di questi peculiari diritti. I diritti umani sono in ultima analisi diritti morali, per Viola, e da questo punto di vantaggio egli affronta i nodi tipici, legati a un'ipotesi interpretativa così concepita. Sono, allora, diritti individuali oppure appartengono alla comunità? In che modo possono essere legati allo sviluppo delle nazioni più povere, e in che senso è possibile pensare che ci sia un obbligo nei loro confronti? Che tipo di fondazione filosofica appare più difendibile e coerente con il quadro generale? Come è possibile riconciliare una visione specifica dei diritti umani con le esigenze del pluralismo?
Sarebbe impossibile, in questa sede rendere giustizia pienamente alle tesi dell'autore. Mi limito, perciò, a sottolineare un aspetto tra i tanti, che mi sembra al tempo stesso interessante e controverso. E' mia impressione che Viola si sposti nel tempo sempre più da una visione neostoricistica e personalistica della fondazione dei diritti umani a una posizione più vicina a quella che io ho chiamato etica pubblica. Al tempo stesso, però, questo passaggio, ammesso che ci sia, non è del tutto avvenuto. Per cui, l'autore privilegia il quadro categoriale rawlsiano e dworkiniano, tipico dell'etica pubblica, e lo fa sostanzialmente suo allorché consente ampio spazio alla questione del pluralismo e in generale quando presenta una visione debole, rispetto alla tradizione cattolica, del giusnaturalismo. Ma al tempo stesso non coglie tutti i frutti ontologici e teoretico, che pure sono collegati strettamente a un simile mutamento prospettico, per esempio non pensa a una fondazione contrattualistica e costruttivistica dei diritti umani. Ma come il me il lettore avrà notato, queste sono preoccupazioni specialistiche, che non intaccano un giudizio ampiamente positivo nei confronti di una proposta teorica chiara e ben formulata.
Lo stesso problema dei diritti umani è trattato, in una prospettiva più tipicamente teorico-politica e meno filosofico-etica, da Lorella Cedroni nel suo breve ma pregevole Diritti umani, diritti dei popoli. E' anche cosa notevole che Cedroni, pur partendo, diversamente da Viola, dai diritti umani come mezzo per la realizzazione di quello che chiama un «pacifismo pratico», non si discosti poi troppo dalla prospettiva dell'etica pubblica. Anche qui, in altre parole, i diritti umani sono la mediazione tra esigenze di sovranità statuale e di cittadinanza planetaria, in un panorama internazionale sempre più influenzato dalla globalizzazione.
Quest'ultimo orizzonte consente di chiudere accennando a due volumi (entrambi meriterebbero più ampia discussione), che si muovono in maniera assai diversa tra loro in questo stesso ambito. L'ultimo numero della rivista «Studi perugini», numero ben curato come al solito per questa rivista, presenta un'utile rassegna di studi sul «realismo politico» (con saggi di Portinaro, Panebianco, Murray, Vitale, Incisa di Camerana, Cesa, Canfora, Lottieri, Festa, Campi, Molina Cano, Miglio). Il realismo politico è un paradigma classico con cui la scienza politica guarda alle relazioni intenzionali, ispirandosi tra l'altro ai classici lavori di Tucidide e Machiavelli. Come è noto, i realisti analizzano la politica internazionale in termini di puro potere, e quindi non riconoscono spazio ai diritti umani. Il problema del realismo politico consiste nel non riconoscere una dimensione nuova della politica, e quindi nel non poter distinguere tra differenti forme di esercizio della forza nell'arena internazionale.
All'opposto del realismo, si potrebbe collocare il «pacifismo tragico», proposto nel suo
Eirène (lo spirito europeo e le sorgenti della pace) da Giuseppe Goisis. La matrice del pacifismo, tragico è tipicamente utopica e teologica, e al suo interno si pone la questione di un'universalità dei diritti umani. Questi ultimi, e auspicabilmente il desiderio di una pace stabile, dovrebbero infatti essere accettati da tutti e non solo da quanti si riconoscono in una specifica tradizione culturale, metafisica/religiosa.
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vedi anche
Filosofia (e) politica