RASSEGNA STAMPA

12 MARZO 2001
MARIO PIRANI
Medicine gratis contro l'Aids?
Premetto che sono disposto a scontare una certa dose d'impopolarità per le cose che sosterrò nella rubrica di oggi.
Nel senso che intendo parlare, senza allinearmi alla vulgata corrente, di quella che viene già chiamata "la sporca guerra tra profitti e salute" e che si riferisce al processo intentato in Sudafrica dalle multinazionali contro il governo di Pretoria per impedire a quest'ultimo d'importare da una ditta pirata indiana, o "copiare" in proprio, i farmaci antiAids, altrimenti costosissimi, perché coperti dai brevetti detenuti dalle industrie che li hanno scoperti.
Di primo acchito la questione si presenta con un impatto etico ed emotivo che sembra impossibile contestare. Da un lato l'Africa è il continente più povero del mondo e il più colpito dal flagello dell'Aids, con 17 milioni di morti e altri tre annunciati per quest'anno, ventidue milioni di sieropositivi, di cui quattro in Sudafrica.
Dall'altro la cosiddetta triterapia di mantenimento prolungato, messa a punto dai laboratori delle multinazionali ha dimezzato il numero di decessi negli Stati Uniti (da 19.000 a 10.000 nel 2000). Purtroppo il costo è elevatissimo: circa 9000 dollari l'anno. Un costo, quindi, sostenibile solo con un sistema sanitario, sia pubblico che privato, in grado di affrontarlo.
Non è certo il caso dell'Africa. Di qui il provvedimento voluto da Mandela per approvvigionarsi del farmaco senza rispettare i diritti di brevetto e i profitti che ne derivano, con un risparmio davvero cospicuo. La Merk, una delle multinazionali, afferma, infatti, che il suo prezzo di costo, per un trattamento annuo, si aggira sui 600 dollari, mentre una ditta indiana reputa di poterlo "copiare" addirittura per 400.
Di fronte alle dimensioni apocalittiche della pestilenza in Africa e all'impopolarità della difesa dei profitti delle multinazionali, molte organizzazioni e lo stesso segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, hanno deciso di appoggiare la posizione del governo di Pretoria e di lanciare una campagna mondiale per l'accesso a trattamenti antiAids senza osservare i diritti di brevetto. Della questione sarà investito il Vertice dei G8 a Genova nel prossimo luglio.
Eppure, la linea di delegittimazione del brevetto (che non si arresterebbero solo all'Aids) passasse, le conseguenze finirebbero per ritorcersi contro la salute dell'intera umanità e contro la ricerca scientifica. Il brevetto non è, infatti, un ingiusto pedaggio ma la condizione per affrontare le ingenti spese della ricerca scientifica (calcolato in media in mille miliardi per ogni nuova molecola), compreso il costo di tutte quelle ricerche destinate a non avere successo o non sboccare in risultati commercialmente sfruttabili.
Naturalmente è la molla del profitto che spinge ad investire in ricerca e tanto più alto è il rischio tanto più lievitano i profitti in caso di buon esito. Ad essi sono anche legati i corsi delle azioni delle società scientificamente avanzate. Si è anche visto che laddove la ricerca e la produzione farmaceutica erano di Stato, come nel caso dei paesi socialisti o in Italia dove ci si è limitati ad acquistare gli altrui brevetti i risultati sono stati pessimi.
Dire questo non significa disinteressarsi degli effetti devastanti dell'Aids. Come scrive il direttore del Centro per lo sviluppo internazionale di Harvard, l'economista Jeffrey Sachs, "più aspettiamo ad intervenire e più, quando saremo costretti a farlo, sarà costoso e complicato. Il peggiorare della situazione nel continente nero porterà a maggiore instabilità politica, guerre, migrazioni di massa, crescita della povertà ovunque".
Comunque l'intervento non può essere unilaterale: è giusto garantire i brevetti, anche perché occorrono nuovi farmaci e l'incremento delle ricerche per arrivare al vaccino, ma anche le multinazionali dovranno essere chiamate a collaborare, concedendo i farmaci a prezzo di costo nei paesi africani e del Terzo mondo. Inoltre occorre l'intervento finanziario dei paesi donatori occidentali e delle comunità medicoscientifiche per un sostanzioso supporto che consenta la non facile distribuzione e somministrazione delle terapie retrovirali che necessitano di continua monitorizzazione. Infine anche i movimenti non governativi dovrebbero mobilitarsi per campagne preventive che portino almeno all'uso massiccio del preservativo, oggi del tutto disatteso.
Da ultimo gli aiuti andrebbero accompagnati da richieste precise ai governi africani perché diminuiscano le spese in armamenti che ammontano a più di dieci volte quelle stanziate per la salute.
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