L'ATEISMO E' UNA QUESTIONE STRETTAMENTE RELIGIOSA| Libro-intervista
delfilosofo Remo Bodei con un lungo excursus storìco |
| Sono ateo per motivi " religiosi", diceva quell'eccellente comico, smarritosi poi nei meandri dell'autodisistíma, che è Francesco Salvi. Con questa battuta, Salvi sintetizza la contraddizione dell'ateismo - o di una buona metà di esso - che consìste nell'essere, in fondo, nient'altro che un episodio secondario della storia delle religioni. L'ateo che io cerco è, però, un altro: è l'ateo per motivi atei, che non sostituisce Dio con nessun superuomo, né col proprìo io, né con un'infiníta sequela di dubbi, ma semplicemente constata, come si constata l'esattezza di. un'equazione, l'insensatezza dell'Universo. Come mi disse lo scrittore Gaetano Tumiati: "Io sono ateo semplicemente perché Dio non esiste. E buon per lui". Cerco questi uomini feroci ma capaci di segrete dolcezze, determinati fino alla morte ma sìnceramente stupefatti - senza pensiero, senza teoria, senza categorie - dinanzi a una fuggevole bellezza. Esistono uominì così? O sono soltanto un sogno della letteratura?
A leggere il libro-intervista del filosofo Remo Bodei, I senza Dio (a cura di Gabriella Caramore, Morcelliana, pagg. 102, lire 16mila), verrebbe da dìre che è tutta letteratura. Sollecitato dalle gentili ma puntuali domande dell'intervistatrice, Bodei accompagna il lettore alla scoperta delle diverse sfaccettature dell'ateismo. Cì parla delle sue lontanissime origini, della sua permanenza in età antica e medievale, della sua esplosione nel Seicento, quando nella sola Francia si contavano dai 50mila ai 100míla atei. C'è l'ateismo teorico di chi (dai panteisti agli epicurei a Giordano Bruno) sostiene che non esiste alcun senso del mondo al dí là del mondo stesso e quello pratico di chì sostiene l'indifferenza degli dèi o l'incompatibilità di "Dio e Birkenau".
La campionatura corre lungo i secoli, ci ripresenta i libertini che custodìscono l'incredulità come un segreto contro una società bigotta; Nietzsche e la "morte di Dio"; Leopardi e il suo ateismo tragico e - infine - Bonhoeffer e la rinascita della fede sulle ceneri dell'incredulità, portando l'incredulità alle estreme conseguenze. L'impressíone che se ne ricava è che l'atei, costituisca uno stadio intermedio della coscienza, ma che lo svìluppo delle sue premesse dovrebbe comunque condurlo a dìssoluzìone. La curatrìce nota più volte, nel corso della conversazione, che l'eliminazione di Dio comporta la sua sostituzione con un altro dio (l'io stesso, la lotta di classe, ecc.)
Atei per motivi religiosi, dunque? Sembrerebbe di sì. Tre le debolezze di questo libro. 1) La riduzione della religione a mera riflessione, e quindi a religione dell'assenza. I "nodi" intorno ai quali sono sorti sia la religione sia l'ateisino sono, a detta della curatrìce, "la morte, la sofferenza, l'ingiustizia, il peccato e la rivendicazione della libertà umana". Un luogo comune, ormai, che meriterebbe un po' di ripensamento. 2) Una certa frettolosità nel liquidare quello che alla prime era l'argomento pìù interessante, ossia la forma assunta dall'ateismo odierno, che consiste nella continua creazione e abbattimento di idoli. Questo gioco di negazione fondato sulla velocìtà meriterebbe pìù profondità - magari a scapito delle molte pagine manualístiche. 3) L'ateismo, come la fede, lo sì incontra. Non è un argomento. Qualunque discorso su questi temi diventa interessante solo in presenza di un testimone. Bodei non è ateo, è soltanto un professore con interessi culturali, e si sente. Non dubito che si sia posto seriamente i problemi di cui parla, ma qui prevale il parlare, come da tradizione accademica.
Splendida, per fìníre, la citazione della curatrìce al termine della bella introduzione dal poeta Gottfried Benn: "Mi sono spesso domandato, e non ho trovato risposta, /da dove venga la dolcezza e.il bene,/nemmeno oggi lo so e ora devo andare". E' il lampo che illumina il libro. |