| Umberto Galeazzi "La teoria critica
della Scuola
di Francoforte", Esi
Pagine 387. Lire 48.000 | Agli inizi degli anni '20 con un lascito di Felix Klein veniva creato l'"Istituto per la
ricerca sociale", da cui trarrà origine la Scuola di Francoforte, quando nel 1931 ne
divenne direttore Max Horkheimer. Adorno, Marcuse, Fromm, Lowenthal, Benjamin,
Habermas ne sono stati i suoi maggiori esponenti. Con la sua "teoria critica" la
Scuola di Francoforte ha operato una critica profonda della società industriale
nell'ottica della emancipazione dal dominio. Molte delle analisi e delle critiche sono
ancora valide anche nella società postindustriale e ben ha fatto Umberto Galeazzi a
ripercorrerne i nessi filosofici nel libro, "La teoria critica della Scuola di Francoforte.
Diagnosi della società contemporanea e dialogo critico con il pensiero moderno",
(Edizioni Scientifiche Italiane). La rilettura dei testi soprattutto di Horkheimer e
Adorno accredita la "teoria critica" come una "teoria filosofica" ovvero come una
teoria con un'autonoma intenzionalità veritativa, al di là del semplice
rispecchiamento contingente della situazione o della funzionalità alla prassi. Risulta
ampiamente fondata la significativa apertura di Horkheimer e Adorno alla
trascendenza, perché non motivata da ragioni giustapposte o estrinseche alla loro
esperienza di ricerca. Come ha scritto Horkheimer nel 1971 nella sua Presentazione
dell'opera storiografica di Martin Jay, "L'immaginazione dialettica", "il richiamo al
"totalmente altro" (ein ganz Anderes) da questo mondo aveva un significato
filosofico-sociale. Esso portava a una valutazione più positiva di certe tendenze
metafisiche, poiché "la totalità empirica è falsa" (Adorno). La speranza che l'orrore
terreno non abbia l'ultima parola è certamente un desiderio non-scientifico". In
sostanza, come specifica Horkheimer in un altro scritto, "voler salvare un senso
incondizionato senza Dio, è presuntuoso", perciò "la teoria critica contiene almeno
un rimando al teologico, all'Altro". I francofortesi hanno denunciato con forza
l'accecamento e il potenziale distruttivo dell'impulso egoistico e del principio del cieco
dominio e hanno ribadito che "l'autoconservazione è possibile solo nel quadro di un
ordine sovraindividuale, cioè attraverso la solidarietà sociale". L'unica vera
alternativa al sistema di dominio, osserva Galeazzi, sta "nella logica dell'amore
donativo, illuminato dalla volontà di verità. Ma in questa nuova logica l'altro non è
in mio possesso, non è inquadrabile entro i miei schemi e quindi non è pienamente
prevedibile; resta pur sempre misterioso e può costituire una sorpresa per me ed
anche un rischio". |