RASSEGNA STAMPA

3 MARZO 2001
FRANCESCO BELLINO
Horkheimer, Adorno e la riscoperta del sacro
Umberto Galeazzi "La teoria critica della Scuola di Francoforte", Esi Pagine 387. Lire 48.000
Agli inizi degli anni '20 con un lascito di Felix Klein veniva creato l'"Istituto per la ricerca sociale", da cui trarrà origine la Scuola di Francoforte, quando nel 1931 ne divenne direttore Max Horkheimer. Adorno, Marcuse, Fromm, Lowenthal, Benjamin, Habermas ne sono stati i suoi maggiori esponenti. Con la sua "teoria critica" la Scuola di Francoforte ha operato una critica profonda della società industriale nell'ottica della emancipazione dal dominio. Molte delle analisi e delle critiche sono ancora valide anche nella società postindustriale e ben ha fatto Umberto Galeazzi a ripercorrerne i nessi filosofici nel libro, "La teoria critica della Scuola di Francoforte.
Diagnosi della società contemporanea e dialogo critico con il pensiero moderno", (Edizioni Scientifiche Italiane). La rilettura dei testi soprattutto di Horkheimer e Adorno accredita la "teoria critica" come una "teoria filosofica" ovvero come una teoria con un'autonoma intenzionalità veritativa, al di là del semplice rispecchiamento contingente della situazione o della funzionalità alla prassi. Risulta ampiamente fondata la significativa apertura di Horkheimer e Adorno alla trascendenza, perché non motivata da ragioni giustapposte o estrinseche alla loro esperienza di ricerca. Come ha scritto Horkheimer nel 1971 nella sua Presentazione dell'opera storiografica di Martin Jay, "L'immaginazione dialettica", "il richiamo al "totalmente altro" (ein ganz Anderes) da questo mondo aveva un significato filosofico-sociale. Esso portava a una valutazione più positiva di certe tendenze metafisiche, poiché "la totalità empirica è falsa" (Adorno). La speranza che l'orrore terreno non abbia l'ultima parola è certamente un desiderio non-scientifico". In sostanza, come specifica Horkheimer in un altro scritto, "voler salvare un senso incondizionato senza Dio, è presuntuoso", perciò "la teoria critica contiene almeno un rimando al teologico, all'Altro". I francofortesi hanno denunciato con forza l'accecamento e il potenziale distruttivo dell'impulso egoistico e del principio del cieco dominio e hanno ribadito che "l'autoconservazione è possibile solo nel quadro di un ordine sovraindividuale, cioè attraverso la solidarietà sociale". L'unica vera alternativa al sistema di dominio, osserva Galeazzi, sta "nella logica dell'amore donativo, illuminato dalla volontà di verità. Ma in questa nuova logica l'altro non è in mio possesso, non è inquadrabile entro i miei schemi e quindi non è pienamente prevedibile; resta pur sempre misterioso e può costituire una sorpresa per me ed anche un rischio".
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